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Ascoli Piceno

Covid-19 ed edilizia, ecco come ripartire in sicurezza nei cantieri

Come comportarsi nei cantieri? A chi spetta l'onere di dimostrare che il virus è stato contratto sul luogo di lavoro? Se ne è discusso durante un meeting online di Confartigianato Macerata-Fermo-Ascoli Piceno

MACERATA – Sicurezza all’intero dei cantieri edili. Come comportarsi? Quali sono le misure da adottare per mantenere la sicurezza dei lavoratori? A chi spetta l’onere di dimostrare che si è contratto il virus sul luogo del lavoro? Può essere considerato un infortunio? Se ne è parlato ieri, 4 maggio, durante l’incontro online con Confartigianato Macerata-Fermo-Ascoli Piceno.

Renzo Leonori
Renzo Leonori, presidente Confartigianato Macerata, Ascoli e Fermo

«La mia raccomandazione, come ho segnalato più volte al presidente Luca Ceriscioli, nelle tre province dove ci sono ancora le ferite del sisma, è sempre stata quella di ripartire urgentemente nel settore edilizia dato che intorno ruotano circa 30 voci di imprese: dobbiamo fare tutto ciò che è necessario – ha detto il presidente di Confartigianato Macerata-Fermo-Ascoli Piceno Renzo Leonori -. Il nuovo Commissario Straordinario ha illustrato, nei giorni scorsi, delle ordinanze molto importanti per la ripartenza che, nei cantieri, va di pari passo con la questione sicurezza. Io continuo a insistere sul fatto che servono subito fondi per affrontare queste situazioni e che le imprese hanno bisogno di liquidità».

Pacifico Berrè, responsabile dell’Edilizia

«Chiediamo tempi certi nell’attivazione dei progetti grazie anche alle nuove ordinande del Commissario perché le imprese hanno bisogno di tempi ragionevoli per poter riscuotere e non attendere, come dimostra la media al momento, 337 giorni – ha aggiunto Pacifico Berrè, responsabile dell’Edilizia -. Il segnale dato dal Commissario è stato accolto in maniera favorevolissima e al momento stiamo informando tutti gli imprenditori sull’argomento e sulle varie situazioni che si possono presentare nel cantiere. Speriamo che gli imprenditori formino, a loro volta, i propri dipendenti dotandoli anche dei dispositivi di protezione individuale; in molti purtroppo hanno segnalato i ritardi nelle forniture e i problemi di reperimento dei termometri».

Alessandra Giuli di Confartigianato ha poi spiegato nel dettaglio quali sono le misure necessarie da adottare. «Il rilevamento della temperatura va effettuato a ogni accesso in cantiere ed è importante la costante pulizia, sanificazione e il mantenere il metro di distanza di sicurezza – ha spiegato -. Se personale esterno accede all’interno del cantiere ricordiamo che deve essere guidato e il datore di lavoro deve individuare tutte le procedure di ingresso e di uscita minimizzando i contatti tra personale del cantiere – che deve rimanere un luogo incontaminato – e quello esterno appunto. Saranno poi i datori di lavoro a dover provvedere alla sanificazione periodica del luogo di lavoro, dei mezzi utilizzati, delle auto di servizio e della strumentazione anche se individuale. È obbligatorio lavare frequentemente le mani e i datori devono mettere a disposizione, se non ci sono acqua e sapone, tutti i detergenti adatti. E poi ancora i dpi che devono sempre essere indossati e la gestione delle aree comuni che devono sempre avere degli accessi contingentati e una sanificazione costante. Nel caso in cui infine ci sia una persona sintomatica bisogna agire subito per limitare, il più possibile, i contatti ed è fondamentale garantire sempre la sorveglianza sanitaria con la presenza del medico aziendale».

Marco Falcioni, direttore del Cedam Marche, ha sottolineato invece il lavoro indirizzato, in questo periodo, a sostegno della Cassa Edile, con un importante protocollo di sicurezza sottoscritto dalle parti sociali. «Sulla mancanza di mascherine credo che non si sia tenuto conto di questa grande difficoltà a livello nazionale – ha sottolineato Falcioni -. Spero di poter mettere a disposizione i dispositivi per tutti gli iscritti il prima possibile».

«Il Governo ha voluto dare una veste ufficiale ai protocolli siglati con le parti sociali tanto da inserirli come allegato nel DPCM del 26 aprile e questo a voler significare che bisogna adottare quelle misure e quei protocolli perché l’impresa che non lo fa viene considerata inadempiente – ha spiegato l’avvocato Enea Olimpi -. Il virus o l’infezione da Covid può essere considerato un infortunio sul lavoro? Il virus può essere considerato tale quando viene contratto nello svolgimento dell’attività lavorativa e l’onere della prova spetta al dipendente».

«Il contagio da Covid-19 è quindi considerato come un infortunio sul lavoro e la responsabilità è in capo allo stesso datore di lavoro che, nei casi gravi, può incorrete nel reato di omicidio colposo. Sono quindi fondamentali le attività di formazione e di informazione ed è obbligatorio fornire i dispositivi di protezione individuale ai propri lavoratori» ha concluso il legale.