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Ascoli Piceno

Coltellate all’ex dirigente dell’Ascoli Calcio: un condannato e due rinviati a giudizio

L'aggressione avvenne il 12 dicembre 2016. Alessandro Cesaroni fu aggredito da un gruppo di persone marocchine e si salvò per il soccorso di un'infermiera

ASCOLI – Rischiò di perdere la vita per l’aggressione a colpi di coltello, ma si salvò. E questo grazie all’intervento rapido di un infermiera e a quello di un automobilista che vedendo la scena del crimine, suonò forte il clacson e fece fuggire i malviventi (poi individuati).

Protagonista della brutta vicenda, Alessandro Cesaroni, 45 anni, ex dirigente dell’Ascoli Calcio durante la presidenza di Roberto Benigni. Il 12 dicembre del 2016 venne assalito da un gruppo di marocchini sotto l’abitazione della madre, nel quartiere di San Filippo ad Ascoli. Gli aggressori, coperti in volto da un cappuccio lo attesero e gli sferrarono contro cinque coltellate, di cui alcune all’addome che gli sfiorarono i polmoni.

alessandro cesaroni

Poi allarmati dal frastuono prodotto dal clacson di un auto scapparono, lasciando riverso a terra Cesaroni, gravemente ferito. La prima persona a soccorrere la vittima fu un’infermiera che avvertì subito i soccorsi, consentendo il rapido ricovero all’ospedale Mazzoni e un intervento chirurgico che salvò l’ex dirigente del club, compagno della figlia del Presidente Benigni.

Dopo l’episodio, un vero e proprio tentato omicidio, Cesaroni denunciò in questura che c’era un marocchino che lo perseguitava da tempo. Da lì scattarono le indagini che portarono alla denuncia di tre marocchini, coinvolti nella vicenda. Si tratta dei fratelli A. e H. Boutouil, e del loro connazionale A. Belkhaoua. I due fratelli- dichiaratisi sempre innocenti – di cui uno è ritenuto dagli inquirenti l’esecutore materiale dell’aggressione, sono stati rinviati a giudizio dal Gup del Tribunale di Ascoli. L’altro nordafricano è stato invece condannato a 8 anni, al termine del processo con rito abbreviato.

All’origine del tentato omicidio dell’ex consulente di mercato dell’Ascoli calcio, ci sarebbero stati vecchi rancori personali. Ma non è chiaro cosa abbia spinto i magrebini a compiere quell’efferata azione punitiva, che poteva essere fatale per l’allora 41enne.