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Ascoli Piceno

Ascoli, Cisl attacca Asur Marche: «Basta differenze salariali tra dipendenti del Piceno e delle altre Aree Vaste»

Dal 2003 gli stipendi dei 2600 dipendenti dell'Av5 di Ascoli restano di molto inferiori a quelli delle altre zone della regione. Il sindacato pronto alla protesta

Ascoli, operatori dell'ospedale

ASCOLI – «Ormai sono passati anni. Non possiamo più accettare che i dipendenti dell’Area Vasta 5 di Ascoli abbiamo un salario inferiore a quello delle altre aree sanitarie delle Marche, e che arriva fino a mille euro di differenza mensile per i dirigenti.»

Giorgio Cipollini della Cisl torna ad attaccare l’Asur regionale per la mancata perequazione dei compensi tra i 2600 tra medici, infermieri, operatori e impiegati della strutture sanitarie del Piceno e quelli delle altre province. E ciò nonostante due anni di solleciti da parte delle organizzazioni sindacali per adeguare i livelli salariali in tutti i territori, anche perchè tutti gli addetti della sanità pubblica sono dipendenti di un unico datore di lavoro, l’Asur Marche.

Giorgio Cipollini della Cisl Ascoli

Due anni di mancate risposte

«Due anni fa due dirigenti apicali si erano impegnati a procedere alla soluzione del problema – ricorda Cipollini – che data dal 2003, cioè da quando tutta la gestione amministrativa è passata in mano ad un unico organismo regionale, e non più provinciale. Ma fino ad ora non si è fatto nulla, e ciò nonostante i carichi di lavoro della pandemia e le successive nostre richieste ai vertici Asur e gli inviti scritti a stabilire un confronto proficuo sul tema».

La proposta del sindacato

Il rappresentante della Cisl, per risolvere la questione che riguarda tutti – dai 130 euro di differenza mensile delle posizioni più marginali, fino ai 700 euro ed oltre dei medici in servizio negli ospedali del Piceno – aveva avanzato anche una proposta precisa: creare un fondo destinato alla perequazione con i risparmi ottenuti dopo il pensionamento di dirigenti e medici delle altre Aree Vaste della regione, da Pesaro in giù. Ma non è arrivata nessuna risposta concreta.

«E’ evidente che si tratta anche di un problema politico – sostiene Cipollini – ma a noi interessa solo che i dipendenti della sanità picena vengano trattati come gli altri. Non è più possibile accettare queste disparità di trattamento, all’interno di una stessa azienda».

A settembre si annunciano proteste e ricorsi

La Cisl, che è la più rappresentativa organizzazione dei lavoratori nel settore e gli altri sindacati non restano comunque con le mani in mano. Intanto non hafirmato l’ultimo accordo per la ripartizione dei fondi per il salario accessorio – peraltro giudicati «miseri» così come avvenuto in precedenza. E ora si aspettano che da settembre il nodo venga finalmente affrontato, senza ulteriori indugi. Altrimenti si procederà a proteste clamorose ed anche ad eventuali ricorsi, nelle sedi opportune.