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Ascoli Piceno

Il carabiniere ucciso in Congo aveva aiutato i terremotati del Piceno: «Una persona mite e gentile»

Vittorio Iacovacci, membro del 13° Reggimento Carabinieri, fino ad un anno fa era ospitato a Roccafluvione, presso l'hotel ristorante Donnarosa. Il ricordo del titolare Tonino Scipioni

Vittorio Iacovacci con la signora Rosa, cuoca e titolare del ristorante di Roccafluvione, morta nei mesi scorsi

Ascoli.- Vittorio Iacovacci, il carabiniere morto ieri in Congo nell’agguato in cui è rimasto ucciso anche l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, prima di andare in Africa aveva prestato servizio nelle aree terremotate dell’Ascolano, negli anni successivi al sisma. Membro del 13° Reggimento Carabinieri «Friuli Venezia Giulia» di Gorizia, era ospitato insieme ai colleghi a Roccafluvione, paesino 15 km a nord di Ascoli Piceno.

Faceva base presso l’Hotel ristorante Donnarosa, dove lo ricordano con simpatia ed affetto. Ed anche molta stima per il lavoro che con gli altri militari svolgeva nel territorio di Arquata e dintorni, sia in funzione di controllo che di aiuto ai terremotati del comprensorio montano.

Così lo ricorda Tonino Scipioni, figlio di Rosa – storica cuoca e titolare del ristorante di Roccafluvione, morta nei mesi scorsi : «Abbiamo avuto il piacere di ospitare per diverso tempo nel nostro hotel il 13° Reggimento Friuli Venezia Giulia. Tra loro abbiamo avuto l’onore e la fortuna di conoscere Vittorio Iacovacci, deceduto nell’attentato in Congo. Di lui – aggiunge Scipioni – vogliamo ricordare la serietà e professionalità ma anche la squisita gentilezza nei modi e la mitezza: era un ragazzo sempre sorridente che sapeva stare sia con le persone anziane che con i bambini, di profonda sensibilità e ricco di doti umane. Ci stringiamo al dolore dei familiari e dell’Arma dei Carabinieri».

Un anno fa Iacovacci, 30 anni appena, era ancora a Roccafluvione. Poi la scelta difficile di trasferirsi in Congo, per svolgere il servizio di scorta all’ambasciata italiana di Kinshasa. Una decisione coraggiosa, considerando i rischi sempre presenti in un grande paese africano ricchissimo di materie prime e forse per questo, da molti anni dilaniato da guerre intestine e molto cruente. Ma il giovane carabiniere di Sonnino (Latina), la sua scelta l’aveva fatta ed anche bene, guardando al suo futuro e al matrimonio con la sua fidanzata, programmato per questa estate.

Tra dieci giorni sarebbe tornato in Italia, e probabilmente avrebbe svolto i preparativi per la cerimonia. Ma il destino ha voluto che questo non potesse accadere. Lo piange la città di Gorizia, dove è di stanza il 13° Reggimento Carabinieri, ma soprattutto il suo paese di origine, Sonnino, dove il sindaco Luciano De Angelis ha proclamato il lutto cittadino: «La nostra comunità è sgomenta per questa giovane e tragica perdita- ha detto all’Ansa. Era andato a portare la pace ed è stato ucciso: ci stringiamo attorno alla famiglia».