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Ascoli Piceno

Rsa Offida, il legale dell’infermiere ricorre al riesame: «Chiediamo la revoca della misura cautelare»

L'avvocato di Leopoldo Wick, l'infermiere 57enne di Grottammare accusato di essere il presunto autore di 8 omicidi e di 4 tentati omicidi ai danni degli anziani ospiti della struttura, parla di «processo indiziario» e annuncia indagini difensive

Rsa Offida (Foto da www.turismoffida.com)

ASCOLI PICENO – «Questa mattina abbiamo depositato richiesta di riesame del provvedimento cautelare». Così ha detto l’avvocato Tommaso Pietropaolo, legale difensore di Leopoldo Wick, l’infermiere 57enne di Grottammare, accusato  di essere il presunto autore di 8 omicidi e di 4 tentati omicidi ai danni degli anziani ospiti della Rsa di Offida

L’uomo, arrestato il 15 giugno dai Carabinieri del Comando Provinciale di Ascoli Piceno, da allora è rinchiuso nel carcere di Marino del Tronto, ma il suo avvocato è convinto della sua innocenza e chiede «la revoca della misura cautelare» presentando istanza al Tribunale del Riesame. L’avvocato Pietropaolo parla di «processo indiziario».

«Wick sta bene – spiega il legale -, pensavo di trovarlo affranto invece è tranquillo e sereno perché sa il fatto suo, sa di essere innocente. Ora dobbiamo attendere che il Tribunale ci convochi in camera di consiglio per discutere sulla revoca della misura cautelare».

Secondo il legale «non ci sono i requisiti» per tenerlo in carcere perché non sussiste né il pericolo di fuga, né la possibilità di reiterazione, né di inquinate le prove dal momento che l’uomo, allontanato dalla struttura oltre un anno fa, prestava servizio presso la piastra ambulatoriale di Ascoli Piceno.

Se non venisse accordata la revoca della misura cautelare in carcere il legale annuncia già che chiederà «una misura meno afflittiva» come i domiciliari. «Faremo le nostre indagini difensive perché c’è necessità di fare anche questo – conclude -, per mettere in evidenza una gran quantità di indizi favorevoli che il Pubblico Ministero non ha considerato».

La complessa indagine, partita dalla segnalazione di una operatrice socio-sanitaria, coordinata dalla Procura, ha portato alla scoperta dei fatti: l’infermiere, secondo l’accusa, eseguiva ripetute e indebite somministrazioni di farmaci come promazina (un farmaco neurolettico), insulina (in soggetti non diabetici) e anticoagulanti, che in dosaggi non necessari o elevati, finivano per causare la morte dei poveri anziani.

Per questo l’uomo è accusato di omicidio aggravato e continuato, di tentato omicidio aggravato e continuato, oltre che di lesioni gravi.