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Ascoli Piceno

Ascoli, appello del Comitato dei Disoccupati Piceni : «Subito un piano del lavoro per affrontare l’emergenza»

Nell'Ascolano disoccupazione crescente e scarse alternative di lavoro, soprattutto per gli over 50. Parla uno dei fondatori della realtà nata nel 2015, Luigi Pignoloni

ASCOLI PICENO- «L’Amministrazione comunale di Ascoli ha il dovere di predisporre un piano occupazionale che affronti la situazione drammatica di tantissimi cittadini senza lavoro». E’ l’appello che arriva da Luigi Pignoloni, uno dei responsabili del Comitato dei «Disoccupati Piceni».

Il Comitato dal 2015 lotta sul piano sociale per trovare un’alternativa di vita alle migliaia di persone che negli ultimi anni sono stati espulsi dalle fabbriche e dalle aziende dell’Ascolano. In particolare l’attenzione è rivolta ai sempre più numerosi disoccupati in età avanzata, 50 anni ed oltre che hanno ancora maggiori difficoltà degli altri a ricollocarsi nel mercato del lavoro.

E questo sia perchè le opportunità sono scarse, specie nel mondo delle attività private, sia perchè la legge incentiva l’occupazione giovanile e non quella dei lavoratori che un’esperienza l’hanno già maturata.

«Nelle poche offerte che si trovano andando al Centro per l’Impiego – ricorda Pignoloni, da noi intervistato – quasi tutte sono rivolte a cittadini che hanno al massimo 29 anni : degli altri non importa nulla a nessuno». Proprio per cercare di affrontare questa situazione incancrenita, che a causa del covid è anche peggiorata nel territorio piceno, i Disoccupati Piceni hanno portato avanti una battaglia costante sul piano sia della denuncia pubblica dell’emergenza lavoro che della sollecitazione delle istituzioni per intervenire con urgenza.

Avanzando anche proposte concrete come il «Salvagente civico», uno strumento che aiutasse gli ex lavoratori over 50 e oltre ad uscire dalla crisi ed avere qualche chance di occupazione. Riconvertendosi dal privato al settore pubblico, in impieghi che non comportassero una specializzazione professionale. «Chi ha lavorato 30 anni in un’azienda privata – spiega Pignoloni- perchè non può far valere questa sua esperienza come punteggio per partecipare all’assegnazione di posti di lavoro pubblici come quello del bidello o simili ? Di questo ne abbiamo più volte parlato con i parlamentari locali, dalla Latini ad Acquaroli, oltre che con gli esponenti dei Cinque Stelle e altri. Ma nonostante il testo della proposta sia arrivato alla Camera dei Deputati, non ha avuto seguito».

Come scarso risultato, secondo il Comitato, ha avuto l’arrivo delle risorse per la “Area di crisi industriale complessa” dichiarata a suo tempo per la provincia di Ascoli: 225 assunzioni in un territorio che conta 30 mila senza lavoro. Praticamente nulla, considerando l’emergenza locale e l’assenza di progetti alternativi per ricollocare la massa dei senza lavoro. «Chi può si arrangia da solo- commenta sconsolato il coordinatore dei Disoccupati Piceni – e gli altri precipitano in povertà, con poche possibilità di uscirne. E non può certo bastare l’Aspi per vivere con dignità . Le risorse – aggiunge – devono essere condizionate alla creazione di posti di lavoro : per questo noi chiediamo la cogestione dei fondi».

Secondo Pignoloni, l’unico che ha fatto qualcosa nel passato è stato l’ex sindaco Guido Castelli, almeno sul piano comunale. E ciò attraverso un contributo alle imprese fornitrici del Comune ascolano , affinchè utilizzassero la manodopera senza lavoro presente in città. Ma si è trattato di un intervento con esito limitato. Per questo gli esponenti del Comitato- che vuole far mettere all’ordine del giorno di tutti i consigli comunali del Piceno e del Fermano la questione occupazionale – chiedono alla politica di intervenire in maniera più ampia e di sistema.

Cominciando dallo studiare e redigere piani di sviluppo locali che affrontino di petto la situazione, senza elemosine, o buoni pasto per le famiglie indigenti o misure simili. Sperando anche che gli enti locali abbiano un sussulto di dignità di fronte alla povertà crescente sul territorio : «Non è più accettabile – denuncia con forza Pignoloni – che in piena crisi covid, e mentre molta gente non ha da mangiare, vengano assegnati da certi Comuni o Regioni premi da 36 mila euro a dirigenti che già ne guadagnano oltre 100 mila» . Come non dargli ragione?