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Ancona

Zona gialla, i pub anconetani preparano la riapertura domenicale

Colella (Donegal), Pacetti (Pacios) e De Sanctis (Gasoline) parlano della riapertura di domenica 6 dicembre dei pub a fronte del nuovo Dpcm e della ritrovata zona gialla delle Marche

Donegal Irish Pub
Una foto aerea del Donegal Irish Pub ad Ancona

ANCONA – Con il nuovo avvento della zona gialla nelle Marche, a seguito del Dpcm e dell’ordinanza del ministro della salute Roberto Speranza, da domenica 6 dicembre i pub anconetani riapriranno i battenti. Potranno farlo fino alle 18.00 rispettando tutti i protocolli sanitari in materia di distanziamento e prevenzione dal Coronavirus. Resta valido l’asporto fino alle 22.00 mentre per la consegna a domicilio non ci sono limiti di tempo. Come hanno preso la notizia gli addetti ai lavori? Ne abbiamo sentiti tre, nella fattispecie Corrado De Sanctis del Gasoline, Silvano Pacetti del Pacios e Roberto Colella del Donegal.

«Ormai ci siamo abituati agli slittamenti, pensavamo scattasse da venerdì la zona gialla secondo quanto avevano detto nei giorni scorsi – spiega De Sanctis – Avevamo fatto tutto quello che serviva per riaprire al pubblico, pulito l’impianto e tutto il resto. Di domenica andiamo un po’ in difficoltà ma non possiamo far altro che prendere atto». Non mancano le criticità con cui, quotidianamente, i gestori dei pub devono combattere: «Ci vuole più rispetto per la categoria, più dialogo per permetterci di arrivare pronti ai vari appuntamenti. Spesso ci si dimentica che dietro le attività ci sono delle persone e delle famiglie. Anche la comunicazione è deficitaria talvolta, addirittura da qualche parte c’è scritto che la consegna a domicilio dura fino alle 22 quando invece non ha limiti di tempo».

Colella fotografa a trecentosessanta gradi tutta la situazione: «Ormai non mi aspetto più nulla, non mi faccio illusioni e aspetto solo il ritorno alla normalità. Dal mio punto di vista continuo ad essere aperto solo la sera, durante il giorno mi risolve poco, c’è poca gente che gira». Secondo il suo punto di vista le incomprensioni comunicative nascono da altre problematiche: «Chi fa delivery può girare fino a tardi, lo specifico anche io. Ci vuole chiarezza ma la chiarezza spesso non basta. I problemi sono altri e riguardano le disparità che ci sono tra varie realtà commerciali diverse da quelli che sono ristoranti e pub. Gli assembramenti continuano ad esserci e sono tangibili».

Pacetti mette l’accento sulla grande incertezza che ha caratterizzato il settore in queste dure settimane della cosiddetta seconda ondata della pandemia: «È difficile combattere con questa incertezza, qui le cose cambiano ogni settimana e noi non riusciamo a star dietro tutti i cambiamenti. Fino a venerdì pomeriggio non si sapeva quando avremmo riaperto i battenti. Cosa chiediamo? Risposte. Molti non erano pronti alla riapertura, le macchine e i fusti sono fermi. Le associazioni di categoria non c’entrano, sono le istituzioni che devono venirci incontro. Non si può far scadere un decreto il 4 dicembre e conoscere il nuovo lo stesso giorno».