“W l’amore”, polemica infinita sul progetto che parla di sessualità ai ragazzi

Numerose le critiche ricevute per le modalità con cui vengono affrontati, con giovani di 13 e 14 anni, temi molto delicati. Alla Lega e al Popolo della Famiglia risponde il Pd e Possibile

La cover del progetto per parlare della sessualità a scuola
La cover del progetto per parlare della sessualità a scuola "W l’amore"

ANCONA – Non si placano le polemiche nella regione Marche su “W l’amore”, il progetto che mira a informare adolescenti e preadolescenti sui temi legati all’affettività e alla sessualità. Attivo in Emilia-Romagna dal 2013 in partnership con la Regione e il Servizio sanitario regionale, il progetto “W l’amore” si rivolge agli studenti delle terze classi delle scuole secondarie di primo grado e dei contesti educativi extrascolastici con lo scopo di promuovere benessere e competenze nella sfera affettiva e sessuale.

Inizialmente avviato come sperimentazione in tre scuole di Bologna, Forlì e Reggio Emilia, il progetto è stato successivamente esteso a tutta la Regione coinvolgendo circa 15 mila studenti, 500 insegnanti ed educatori (opportunamente formati) e 1000 genitori. La sperimentazione nelle Marche ha coinvolto l’area vasta 2 nell’ambito del programma ‘Scuola e salute’, ma le critiche non si sono fatte attendere.

Alcuni giorni fa era intervenuta il consigliere regionale Marzia Malaigia (Lega) contestando che progetti simili avessero il sostegno della Regione e affermando che veniva ribadita la «teoria gender a ragazzi di 13 e 14 anni», forzandoli in qualche modo quando dovevano essere liberi da condizionamenti esterni alla famiglia.

La presentazione dell'iniziativa, da sin: Maria Luisa Quaglieri, Loretta Bravi, Massimo Bacci
Al centro l’assessore regionale Loretta Bravi

Anche l’assessore regionale all’istruzione Loretta Bravi ha subito preso le distanze da tale progetto, specificando che l’iniziativa è tutta dell’Ufficio Scolastico Regionale. Ha affermato in modo molto netto: «Non è passato dalla mia scrivania». L’assessore ha soprattutto precisato che non condivide «questa modalità di affrontare l’affettività con progetti che hanno dimostrato di non incidere positivamente sulla lotta all’omofobia e sul tema del rispetto della dignità della persona».

Beatrice Brignone
Beatrice Brignone

L’ex deputata e ora segretario nazionale di Possibile Beatrice Brignone era intervenuta sul tema criticando proprio le parole dell’assessore Bravi: «Il baratro che sta raggiungendo larga parte della classe politica si palesa quando non c’è più alcun senso di vergogna di diffondere fake e informazioni distorte dall’interno delle istituzioni. Le Marche non fanno eccezione e non potevamo farci mancare le perle di consiglieri regionali e comunali che gridano allo scandalo per il temutissimo pericolo gender. Il gender non esiste, bisognerebbe ripeterlo ogni giorno. Nelle Marche – aggiunge Brignone – succede un progetto di educazione affettiva e alla sessualità che segue le direttive Oms in tema di salute sessuale, diventi un caso. Se il comportamento oscurantista dei leghisti non stupisce, lascia almeno perplessi il fatto che un’assessora regionale di ‘quel che fu il centrosinistra’ si dissoci da un progetto serio, portato avanti da professionisti, su basi mediche e scientifiche e che ribadisca di “non condividere questa modalità di affrontare l’affettività”. Sarebbe interessante sapere se le dichiarazioni dell’assessora all’istruzione Loretta Bravi corrispondano a verità, che cosa intenda per “queste modalità” e quali secondo lei sarebbero le modalità preferibili, rispetto a progetti portati avanti da medici e operatori del settore e già sostenuti dal SSN da altre regioni».

Anche Fabrizio Volpini, medico senigalliese e consigliere regionale Pd nonché presidente della IV Commissione consiliare permanente (sanità e politiche sociali) ha voluto dire la sua. Ha sostenuto che il progetto di educazione all’affettività e alla sessualità, rivolto agli studenti e che si svolge da diversi anni in Emilia Romagna «segue le indicazioni e le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità», avendo quindi «tutti i requisiti del rigore metodologico e scientifico», coinvolgendo inoltre vari attori (insegnanti, genitori, operatori socio-sanitari, associazioni) in progetti integrati sulle relazioni interpersonali.

Fabio Sebastianelli
Fabio Sebastianelli

Riguardo al progetto “W L’amore” e alla sessualità, «Evitiamo di confondere i ragazzini facendogli passare ideologie come verità» hanno dichiarato Giorgio Sartini, consigliere comunale di Senigallia Bene Comune e Fabio Sebastianelli, coordinatore del Popolo della Famiglia – Marche. «Ci rincuora che L’assessore Bravi si dissoci da tale iniziativa e chiarisca che la Regione Marche non c’entra nulla e sosteniamo l’iniziativa, presa dal consigliere Luca Marconi, di fare un’interrogazione urgente al presidente della Giunta. Abbiamo avuto modo di appurare dal sito di un Istituto di Senigallia, che “W l’amore” ha già iniziato a prendere forma nelle scuole. Inizierà ad ottobre un corso di tre pomeriggi per i docenti della secondaria di I° grado. Ora ci chiediamo: i genitori dei ragazzi sono stati avvisati di questa cosa? Gli è stato fornito il programma dettagliato del corso? E in caso affermativo lo sanno i genitori che quando si parla di stereotipi di genere o di orientamento sessuale spesso si nasconde dietro a questi argomenti un’ideologia secondo la quale non conta il sesso biologico ma un individuo può essere ciò che vuole? Noi siamo convinti che l’educazione affettiva e sessuale dei figli debba provenire principalmente dalla famiglia, così come garantito anche dalla Costituzione. La scuola ha il compito di istruirli, non confonderli o peggio ancora indottrinarli».