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Ancona

Viva la mamma, da casalinga a donna in carriera: «Ma lavorare non significa rinunciare a gravidanza e accudimento»

Essere mamme non è un compito semplice e lo è in misura maggiore nel contesto attuale. Ma com'è cambiato, nel tempo, il ruolo delle donne? Parola alla presidente dell’Ordine degli psicologi delle Marche, Katia Marilungo

ANCONA –  «Viva la mamma, affezionata a quella gonna un po’ lunga. Indaffarata sempre e sempre convinta, a volte un po’ severa». Ma ve la ricordate la canzone di Edoardo Bennato, dal titolo – appunto – Viva la mamma? Non c’è occasione migliore per riascoltarla, oggi (8 maggio), giorno dedicato alla festa della mamma.

Continuava così, quella canzone: «Bang bang – la sveglia che suona, bang bang – devi andare a scuola, bang bang – soltanto un momento per sognare ancora!…».

E che porti «la gonna» o un paio di jeans, poco importa, la mamma – si dice – è sempre la mamma. Ma di quanto possa essere importante la figura della madre nel contesto familiare e – soprattutto – di com’è cambiato il ruolo della donna all’interno del primo nucleo sociale, qual è la famiglia, abbiamo parlato con Katia Marilungo, presidente dell’Ordine degli psicologi delle Marche.

La presidente dell’Opm Katia Marilungo

Com’è cambiato, nel tempo, il ruolo della mamma? E, in generale, il ruolo della donna in famiglia…
«Negli ultimi anni è cambiato notevolmente ed è stato accentuato soprattutto nel periodo pandemico. In passato, l’organizzazione familiare prevedeva un uomo perlopiù coinvolto nell’attività lavorativa e la donna, invece, principalmente dedita all’accudimento dei figli e della gestione domestica».

E poi cos’è successo?
«Che i cambiamenti socio-economici e culturali hanno permesso un enorme emancipazione della donna a partire dal contesto lavorativo. È qui, infatti, che le donne hanno raggiunto ruoli apicali, di grande responsabilità. Purtroppo, però, la pandemia ha gettato un’ombra su molte criticità relative alle difficoltà che le donne devono ancora affrontare».

Cioè?
«Se da una parte la donna ha continuato a lavorare, dall’altra è stata anche quella che ha seguito maggiormente la gestione dei figli e la didattica a distanza. E contemporaneamente su di lei sono ricaduti pure i carichi assistenziali di cura di anziani, soggetti fragili e malati. I dati Istat parlano chiaro: la quasi totalità dei licenziamenti avvenuti nel 2020 sono in capo alle donne».

Oggi, la maggior parte delle mamme non fa solo la mamma, ma è anche una donna in carriera…
«La grande capacità organizzativa, le grandi competenze professionali, la grande determinazione e la capacità di essere multitasking ha fatto sì che le donne abbiano intrapreso importanti carriere professionali. Ciò non comporta necessariamente una rinuncia a gravidanze o all’accudimento di figli, benché a volte li si porti avanti con elevati livelli carichi di stress, laddove non ci sia collaborazione del partner». 

Quanto è importante, per i figli, la figura materna? E perché?
«È essenziale per i figli soprattutto nelle primissime fasi di vita, ma va sottolineato che quello che fa sostanzialmente la differenza è vivere in un contesto familiare, di vita, di valori, di affetto sano. Privo, cioè, di gravi conflittualità e modalità relazionali, comunicative e affettive altamente disfunzionali».

Senta, in merito alle dinamiche relazionali madre-figlio ad una certa età del figlio il rapporto cambia fisiologicamente. È giusto dire che le madri (e i genitori, in generale) debbano fare un passo indietro? Come varia, negli anni, il ruolo del genitore?
«Non credo che sia giusto dire di fare un passo indietro. Nei contesti familiari è necessario saper essere in grado di adattarsi e modificarsi ad ogni passaggio del ciclo di vita familiare. E l’adolescenza è una di queste tappe. Il ruolo genitoriale non si esaurisce con la crescita di un figlio, ma si modifica nel tempo».

E allora, diciamola come Bennato: «Viva la mamma, viva le regole e le buone maniere, quelle che non ho mai saputo imparare, forse per colpa del rock!…».