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Ancona

Visite lampo e distanziamento nelle Rsa delle Marche. Il Gruppo Solidarietà: «Troppe limitazioni»

L'associazione lamenta che in molte strutture marchigiane le visite durano meno di 45 minuti. L'appello a Regione, Asur e Garante dei diritti per il rispetto delle indicazioni nazionali di accesso

Immagine di repertorio (AdobeStock)

ANCONA- Lettera appello del Gruppo Solidarietà alla Regione e all’Asur sulle regole di accesso dei familiari degli ospiti alle residenze per anziani. Con l’avvento della pandemia di Covid-19 le visite alle strutture per anziani (case di riposo, Rsa) dopo una prima fase di blocco adottata per proteggere gli ospiti dal rischio di un eventuale contagio, erano state riaperte, ma in maniera contingentata.

In seguito all’allentamento delle misure restrittive, scattato a livello nazionale dal 1 maggio, ai visitatori per accadere alle strutture è chiesto il Super Green pass e resta obbligatorio indossare la mascherina. Ma il timore del contagio spinge molte strutture ad una prudenza che l’associazione trova evidentemente eccessiva.

«Nelle ultime settimane, da tutto il territorio regionale, abbiamo ricevuto, numerose segnalazioni riguardo la permanenza di forti limitazioni nelle visite» denuncia il gruppo, puntualizzando che «alcune strutture consentono le visite attraverso un vetro», mentre «molte prevedono accessi settimanali con tempi molto limitati (circa 30 minuti)».

Per questo l’associazione, oltre che a Regione ed Asur, si appella anche al difensore civico regionale, Giulianelli, al quale chiede di «di attivarsi ai fini del rispetto delle disposizioni vigenti. In gioco, c’è il rispetto di elementari diritti umani. Nella gran parte delle strutture della regione Marche – osserva il gruppo – non si rispettano le indicazioni nazionali» e chiede «alle istituzioni regionali di non continuare a guardare da un’altra parte rispetto alla situazione di isolamento che vivono circa 10.000 persone non autosufficienti ricoverate nelle residenze della regione Marche».

Una situazione che spinge i familiari a protestare. «Le persone si rivolgono alla nostra associazione con la richiesta di supporto dopo aver inutilmente sollecitato la struttura ed essersi rivolti alle diverse articolazioni territoriali di Asur. Alcune – spiega il gruppo – riferiscono di aver scritto anche alla Regione Marche. In genere non ricevono riscontro».

Da qui l’appello al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, all’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini e al direttore generale di Asur Nadia Storti: «Qualcuno sta, effettivamente, monitorando quanto avviene? Per quale motivo non viene rispettata l’indicazione di accessi anche giornalieri fino a 45 minuti contenuti nelle pur inadeguate disposizioni ministeriali?». L’associazione definisce «inaccettabile» il «disinteresse di Regione e Asur Marche» e evidenzia che gli ospiti di queste strutture «da oltre 26 mesi vivono in una situazione di pesantissimo isolamento».

«Perché le istituzioni regionali ad oggi sono state incapaci di intervenire in maniera formale affinché sia almeno rispettato l’accesso minimo previsto dalle disposizioni nazionali?», si chiede il gruppo che aggiunge «evidentemente ritenete che l’isolamento non incida sulla qualità di vita delle persone. Fermi, evidentemente, ad un obsoleto modello biomedico. Oppure, non lo vorremmo pensare, ritenete anche voi che le strutturali difficoltà di personale di molte strutture renda inopportuno che i cari possano recarvisi con continuità e rendersi così conto delle difficoltà di assicurare adeguati livelli di assistenza».