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Ancona

Violenza contro le donne, firmato in Regione il protocollo d’intesa inter-istituzionale

L'accordo sottoscritto da 65 enti. «Si può e si deve fare di più, ma il dibattito di questi anni ha prodotto risultati importanti», dice Meri Marziali, presidente della Commissione pari opportunità

Firma del protocollo d’intesa inter-istituzionale “Rete regionale antiviolenza delle Marche: azioni integrate per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere

ANCONA- Nelle Marche sono 417 le donne che nel 2016 si sono rivolte ai cinque Cav (centro antiviolenza) ubicati sul territorio regionale, uno per ogni ambito provinciale e con il collegamento ad almeno una Casa rifugio. Rispetto al 2015 l’incremento è del 6%. Ciò sta ad indicare che cresce la consapevolezza delle vittime di poter reagire e accedere ai servizi anche se resta una parte molto consistente di sommerso dato che la violenza spesso avviene tra le mura domestiche. I dati emergono dal “Rapporto annuale sul fenomeno della violenza di genere nella regione Marche”, presentato oggi (5 dicembre) durante la seduta aperta del Consiglio regionale. In concomitanza, a Palazzo Raffello, è stato firmato il protocollo d’intesa inter-istituzionale “Rete regionale antiviolenza delle Marche: azioni integrate per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere”.

A sottoscrivere l’importante accordo, l’assessora regionale alle Pari opportunità Manuela Bora, presidente del Forum permanente contro le molestie e le violenza di genere, insieme a rappresentanti dei 65 enti istituzionali aderenti: Anci, Uncem, Comuni capofila degli Ambiti territoriali sociali, Prefetture, Corte di appello delle Marche e Magistrature, Carabinieri, Polizia di Stato, Asur Marche, Ufficio scolastico regionale, organizzazioni sindacali e datoriali, Commissione regionale pari opportunità, Ombudsman Marche, Corecom Marche, Ordine dei medici, Collegio degli infermieri, Ordine degli psicologi, Ordine degli assistenti sociali, Ordine degli avvocati, Ordine dei giornalisti. Con la firma del protocollo i soggetti istituzionali si impegnano a cooperare per contrastare la violenza di genere, aiutare le vittime, promuovere la prevenzione, monitorare il fenomeno, realizzare campagne di informazione e sensibilizzazione attraverso i media e i social media. L’intesa rafforza le attività della Rete antiviolenza delle Marche che opera attraverso articolazioni regionali e territoriali. Al momento, ha aderito l’86% (65 enti su 75) delle istituzioni inviate a sottoscriverla.

L’assessore Manuela Bora firma il protocollo d’intesa

«Questo protocollo non riguarda solo l’aspetto sanitario ma anche la tutela legale e la formazione del personale che assiste le donne vittime di violenza. Sono più di 400 le donne che hanno chiesto aiuto nel 2016 e di queste colpisce il profilo: 300 sono italiane, 150 sono diplomate e molte hanno figli minorenni. Solo il 10% delle donne subiscono violenze hanno chiesto aiuto – riferisce l’assessore Manuela Bora-. La Giunta regionale in tre anni ha decuplicato le risorse passando da 100mila euro di risorse stanziate nel 2015 a oltre un milione e trecento mila euro. Parte di queste risorse derivano da fondi ministeriali ma questo ci ha consentito di fare una programmazione triennale. Mai prima d’ora era stato fatto nella nostra regione. Una settimana fa abbiamo introdotto, e siamo tra le prime regioni a farlo, l’esenzione ticket per le donne che subiscono violenza. Un codice rosa che garantisce l’anonimato e la presa in carico immediata da parte di una equipe multidisciplinare. C’è anche un impegno che stiamo portando avanti per aiutare gli uomini che sono maltrattanti, per aiutarli a guarire e a fare in modo che quello che hanno perpetrato non accada mai più. Ce n’è uno solo uno in tutta la regione ad Ancona ma se riusciamo a trovare le risorse, l’obiettivo sarebbe quello di realizzarne uno per ogni provincia».

La firma del protocollo da parte dell’assessore Emma Capogrossi

«È una grande conquista aver creato una rete inter-istituzionale che riunisce e rafforza le varie reti antiviolenza presenti nel territorio. Si dà un supporto concreto alle donne vittime di violenza o che escono da questo circuito drammatico. Inoltre, c’è impegno nell’ambito della prevenzione, informazione e divulgazione della cultura del rispetto- spiega Emma Capogrossi, assessore al Comune di Ancona e rappresentante Anci Marche. Oggi abbiamo una rete ben articolata, si sta mettendo a sistema la presenza di tutti i centri antiviolenza e delle case rifugio, che sono aumentate. Addirittura, nella nostra regione abbiamo alloggi per la semi autonomia. Una di queste case è ad Ancona, la Casa di Demetra inaugurata nel 2015. Si tratta di strutture in cui, dopo il percorso in casa rifugio, si aiuta la donna a ricostruire una nuova vita, a trovare lavoro, un’abitazione».

«Questo protocollo non è il punto di arrivo ma il punto di partenza. Negli anni gli accessi nei centri anti violenza sono cresciuti. Sicuramente questo è dovuto alla sensibilizzazione e dalla disponibilità delle informazioni che ormai possiamo trovare sui social network, su internet e in televisione. Le donne iniziano a prendere maggiore consapevolezza, fanno richieste espresse al centro antiviolenza: ad esempio chiedono uno psicologo o di avere un colloquio con un avvocatessa- spiega Laura Gaspari, coordinatrice Cav Fermo-. La violenza contro le donne viene considerata come emergenza in realtà è un fattore culturale trasversale che esiste da sempre. Al giorno d’oggi emerge con maggiore tragicità perché c’è più attenzione al fenomeno».

«Spesso al problema delle donne vittime di violenza si lega quello dei figli minori. La violenza assistita crea forme di disagio. Nelle Marche circa un centinaio di minori sono coinvolti nei casi di violenza delle madri» commenta Vincenzo Capezza, presidente Tribunale dei Minori delle Marche.

«Va scongiurato il rischio che il processo diventi una vittimizzazione secondaria per la donna, promuovendo un atteggiamento culturale che renda consapevoli sull’uso delle parole, nei loro confronti, durante i dibattimenti» sottolinea Sergio Sottani, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Ancona.

«Come Cgil, Cisl e Uil riteniamo importante essere nella rete. Abbiano firmato anche un protocollo d’intesa con le associazioni datoriali per combattere la violenza nei luoghi di lavoro» riferisce Cristiana Ilari, segretaria generale Cisl Marche.

I 65 enti istituzionali che hanno sottoscritto il protocollo

IL Consiglio Regionale, la seduta si è aperta con il cortometraggio ‘Giulia ha picchiato Filippo’ di Francesca Archibugi. Inoltre, è stato osservato un minuto di silenzio per le donne vittime di violenza. A chiederlo è stata Elena Leonardi (Fdi-An).

«Si può e si deve fare di più, ma il dibattito di questi anni ha prodotto risultati importanti attraverso le reti territoriali, nuove politiche che coniugano gli interventi di contrasto con gli ambiti sociali, la ricerca di un cambiamento culturale, che deve partire in primo luogo dalla scuola- dichiara Meri Marziali, Presidente della Commissione pari opportunità –. È necessaria una maggiore partecipazione delle donne nella vita politica, che è anche al centro di una specifica proposta di legge regionale che auspico venga calendarizzata presto».

DATI. Il profilo della vittima di violenza è quello di una donna di età compresa tra i 36 e i 45 anni (31,5%), coniugata (46,5%), italiana (78%), con figli (67%), con diploma di scuola media superiore (54%) e, a seguire, laureata (27%), con un’occupazione stabile (38,4% – in cerca di prima occupazione il 18,5%). Un profilo che conferma quello del biennio precedente, con un’età media lievemente innalzata rispetto al 2015 (incremento della classe 1951-1960, decremento della 1971-1990). Lo stato civile, quando dichiarato dalla donna maltrattata, è coniugata per il 46,5% e nubile per il 23,7%. Quelle separate sono 62 (59 nel 2015), mentre divorziate risultano 28 (15 nel 2015). Dati importanti che ribadiscono la rilevanza della violenza in famiglia. La maggior parte sono donne che vivono in un contesto familiare (coniugate o conviventi), vittime spesso del marito o del partner: su 173 donne coniugate, 136 segnalano il marito come maltrattante.

Gli autori della violenza sono uomini di età compresa tra i 46 e i 55 anni (31,9%), di nazionalità italiana (83,5%), con diploma di scuola media superiore (54%) e occupazione stabile (49,5%). Il profilo tratteggiato è quello di uomini “assolutamente normali”, avulsi da “caratteristiche devianti” che corrisponde a quello delle vittime, contraddicendo lo stereotipo della differenza socioculturale come causa di dissidi. Il 37,8% sono coniugi, autori principalmente di violenza psicologica (73% dei casi) e fisica (54% a testimonianza della copresenza di diversi tipi di maltrattamenti). Il 55,7% dei figli minorenni e il 20,3% di quelli maggiorenni hanno assistito o subito la violenza familiare, introiettando modelli relazionali basati sulla sopraffazione e la mancanza di rispetto. Il 39,6% delle donne che hanno indicato “azioni successive alla violenza” ha segnalato il ricorso al Pronto soccorso.