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Ancona

Il viaggio di Bogdan, da Falconara al confine ucraino per recuperare la sorella: «Mio cognato sta combattendo»

Nel cuore preoccupazione e paura. Bogdan, infermiere di 48 anni, racconta il suo viaggio da Falconara al confine ucraino per portare in salvo la sorella e i suoi figli

ANCONA – È partito di mattina presto. Direzione Przemysl, una cittadina nel sud-est della Polonia vicino al valico di Medyka con l’Ucraina. Bogdan è un infermiere di 48 anni. Vive a Falconara ed è in Italia da 20 anni. Guida la sua auto con il cuore pieno di apprensione per gli amici e i parenti ancora in Ucraina. Al confine l’aspettano sua sorella e i due figli. 

Il viaggio della speranza

Bogdan

Il lungo viaggio verso Przemysl ha tutto il sapore di quei viaggi della speranza. «La preoccupazione è alle stelle» dice Bogdan quando l’abbiamo raggiunto telefonicamente. La comunicazione è piuttosto difficoltosa. «Sono bloccato in una lunga coda in galleria» dice, mentre ha appena varcato il confine della Polonia. Lo attendono almeno altre 3 ore di guida prima giungere all’arrivo. «Mia sorella arriva da Leopoli – racconta -, per fortuna la città non è stata ancora bombardata. Ma la situazione non è per niente sicura». Ed è per questo, infatti, che la donna ha deciso di andarsene e portare in salvo i bambini. Ma non tutti i familiari di Bogdan sono riusciti ad abbandonare l’Ucraina. «Mio fratello è ancora lì – dice -, il governo ucraino non permette agli uomini tra i 18 e i 60 anni di abbandonare la nazione perché in caso di necessità sono tutti abili e arruolabili». Poi c’è anche chi proprio non vuole lasciare la patria. «Mia cognata non vuole andarsene senza il marito – spiega -, mentre mio cognato, il fratello di mia mogie, sta combattendo». 

La rete umanitaria

Bogdan è anche il referente per il territorio di Falconara della Comunità Ucraina delle Marche. In questi giorni si sta occupando della raccolta di beni di prima necessità da inviare ai punti di smistamento al confine tra Polonia e Ucraina. «Al momento la nostra rete di aiuti non si sta occupando di portare i profughi della guerra in Italia – specifica Bogdan – per questo ci sono le autorità competenti. Il nostro compito è soltanto quello di far arrivare cibo, medicinali e vestiario dove ce n’è bisogno».

E la macchina della solidarietà sta funzionando molto bene. I furgoni carichi di ogni bene di prima necessità stanno facendo spola tra punti di raccolta locali e confine ucraino. La risposta della cittadinanza è stata oltre ogni aspettativa. «Siamo veramente grati a tutti coloro che ci stanno dimostrando tutto questo affetto – dice Bogdan – ma il nostro pensiero è sempre rivolto ai nostri connazionali ancora nelle città assediate». Bogdan ha anche una sorella maggiore che ha deciso di rimanere in Ucraina. «Ha un figlio maggiorenne – spiega – e non se la sente di lasciarlo da solo». E alla domanda “se ci fosse bisogno di un tuo aiuto in Ucraina, partiresti?”, risponde: «Sono un infermiere, se ci dovessero essere delle missioni sanitarie dall’Italia partirei sicuramente».