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Ancona

Vecchio faro al Cardeto, Diomedi (M5S): «Più che recupero è un’operazione lavanderia di denaro»

Il sindaco Mancinelli ha spiegato che il finanziamento regionale di 100mila euro per utilizzare la struttura per il monitoraggio delle attività marine è stato utilizzato dalla precedente amministrazione regionale per altri scopi e così anche la possibilità di attingere al fondo europeo di 50mila euro è andata persa

ANCONA- «Più che un’operazione di recupero, quella del vecchio faro è un’operazione lavanderia di denaro». Ne è convinta la consigliera del Movimento 5 Stelle Daniela Diomedi che in Consiglio comunale ha presentato un’interrogazione urgente per avere chiarimenti. L’ipotesi che nel vecchio faro del Parco del Cardeto sorga un ristorante di lusso si fa sempre più probabile. La Commissione di gara dell’Agenzia del Demanio ha infatti giudicato positivamente il progetto presentato da Artingegneria Srl per la gestione, il recupero e il riuso della struttura.

«Le destinazioni d’uso per il vecchio Faro del parco Cardeto sono: la U4/4 (pubblico esercizio con intrattenimento), la U4/15 (spettacolo), la U4/17 (sport) e la U4/20 (culturale). Dato l’entusiasmo manifestato da questa Amministrazione per la prospettata realizzazione di un ristorante, che sembrerebbe essere l’ultima ancora di salvezza contro l’abbandono ed il degrado, chiedo di sapere perché e, ancor prima, dei 230 mila euro perché vi fosse realizzato un punto per il monitoraggio dell’inquinamento marino da idrocarburi- chiede la consigliera Diomedi-. Poiché sulla stampa si parla di un capitale necessario al restauro dell’importo di 1 milione e 800 mila euro chiedo se questa Amministrazione abbia verificato che non si tratti di “numeri in libertà”,  e, in considerazione del fatto che più che una operazione di recupero sembra di “lavanderia” di denaro date le dimensioni del manufatto, se abbia intenzione di adoperarsi per  preservare questo bene, ed il contesto che lo ospita, in favore della collettività in un’ottica di tutela della storia, della natura e del paesaggio di questo patrimonio di tutti».

«La parte di finanziamenti europei per circa 50mila euro era stata individuata con un atto della Giunta regionale del maggio 2013. L’atto prevedeva anche la messa a disposizione della Regione Marche di altri 100mila euro per gli interventi necessari per rendere la struttura agibile e per la predisposizione di impianti per utilizzarla ai fini del monitoraggio delle attività marine. Dunque il finanziamento non era finalizzato al recupero, restauro e riqualificazione del vecchio faro- spiega il sindaco Valeria Mancinelli-. Il finanziamento regionale di 100mila euro è sparito nel 2014, la precedente amministrazione regionale ha deciso di impiegare quella somma in maniera diversa e così anche la possibilità di attingere al fondo europeo è andata persa».

«L’area in questione è preziosa per la città, è un’area delicata. Le persone per andare al ristorante dovranno accedere con le auto. Il restauro del vecchio faro è un’operazione difficile da sostenere dal punto di vista economico. Si tratta di un’operazione lavanderia, come abbiamo rischiato fosse l’ex Centrale del Latte. Si manda in malora un contesto per aggrapparsi al benefattore di turno» conclude la Diomedi.