Centro Pagina - cronaca e attualità

Ancona

Vaiolo delle scimmie: cos’è, come si trasmette e come si cura. Sei i casi in Italia. Falso allarme nell’Anconetano

Il punto su questa malattia con l'infettivologo Andrea Giacometti e il virologo Stefano Menzo. Ecco cosa dicono

ANCONA – Dopo la pandemia di Sars-Cov-2, una nuova malattia torna a suscitare attenzione e per certi versi anche apprensione: è il cosiddetto vaiolo delle scimmie, il cui primo caso era stato individuato in Gran Bretagna il 7 maggio. Secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) nel mondo si registrano già un centinaio di casi, mentre in Italia ne sono stati individuati 6. Nelle Marche «al momento non sono stati segnalati casi» spiega il virologo Stefano Menzo, secondo il quale si tratta di una patologia che «non preoccupa».

Stefano Menzo
Il direttore della Virologia degli Ospedali Riuniti di Ancona, Stefano Menzo

A confermare che non c’è da temere è anche l’infettivologo Andrea Giacometti. Dobbiamo temere una nuova pandemia dopo quella di covid-19? «La trasmissibilità è talmente inferiore al covid che non c’è da temere una pandemia: può diffondersi anche in tutti i continenti, ma non ha la diffusività del covid. Il tasso di trasmissibilità del vaiolo delle scimmie è pari ad 1, ovvero un paziente infetta un solo individuo, mentre il tasso di trasmissibilità del covid-19 è pari a 15, ovvero un malato può infettare 15 persone non vaccinate, quindi è molto meno diffusivo e non sarà una nuova pandemia».

La carta d’identità del vaiolo delle scimmie

Il vaiolo delle scimmie, o monkeypox virus in inglese, è una malattia virale, dunque infettiva, che è stata individuata per la prima volta nel 1958 in alcuni primati da laboratorio. La patologia mostra dei segni molto evidenti sul corpo, con pustole che possono comparire pochi giorni dopo l’infezione prima sul viso per poi estendersi a tutto il corpo.

I sintomi somigliano a quelli influenzali: febbre, dolori articolari, malessere, debolezza, mal di testa. L’incubazione può durare due-tre settimane poi compaiono i sintomi, in seguito ai quali possono fare la loro comparsa le pustole. Nella mattinata di oggi (25 maggio) al nosocomio Torrette è giunta la chiamata di un medico che vendendo delle pustole si è interfacciato con gli esperti dell’ospedale regionale per un sospetto caso nella provincia di Ancona, caso che poi si è rivelato un falso allarme, spiegano fonti ospedaliere, perché il medico ha concluso che si trattava di un altro virus, la varicella. Insomma l’attenzione, sulla questione, è alta.

«Si tratta di casi trasmessi dall’animale, scimmia, all’uomo – spiega – adesso però abbiamo visto una trasmissione da uomo a uomo, quindi c’è stato il cosiddetto salto di specie: il virus è mutato. Secondo i ricercatori pare che ci sia stato un doppio salto: dalle scimmie ai roditori, e poi dal roditore all’uomo. Il salto di specie è sempre da temere – aggiunge – perché una volta che il virus infetta una nuova specie, se non lo fermiamo e lo lasciamo diffondersi liberamente, si adatterà sempre di più diffondendosi maggiormente, con nuove varianti che si adattino sempre di più per questo dobbiamo fermare la diffusione».

Andrea Giacometti

Perché in questa fase storica si registrano più epidemie rispetto al passato dalle epatiti di eziologia ignota alla peste suina? C’è una causa ambientale o altro che sta rendendo i virus più trasmissivi e aggressivi? Oppure è solo una maggiore attenzione che si è venuta a creare dopo la pandemia di covid-19?c
«Scuramente c’è una causa ambientale: quella del Covid-19 sarà stata dovuta al fatto che abbiamo “danneggiato” l’ambiente in cui vivevano i pipistrelli che di conseguenza si sono dovuti spostare ed hanno contagiato altre specie animali e poi l’uomo. Per il virus della scimmia potrebbe esserci una spiegazione simile, ma potrebbe dipendere anche dal fatto che con i viaggi c’è maggiore contatto fra uomini e ambienti equatoriali e selvaggi per cui può succedere».

Secondo l’infettivologo anche la statistica ha il suo peso, e per spiegare la questione ricorda l’influenza aviaria e quella suina, quando in seguito al contatto tra animale e uomo per ragioni di lavoro «prima o poi il virus si trasmette anche all’uomo» e alla stessa maniera sarebbe avvenuto anche per il vaiolo delle scimmie.

Come si contrae il vaiolo delle scimmie?
«Si trasmette soprattutto per contatto diretto, chiaro che fra questi c’è anche il contatto sessuale, ma non solo in questo modo: basa anche solo toccare la mano di una persona che presenta delle pustole. È un virus, il vaiolo, che resiste molto all’ambiente esterno». Oltre alla trasmissione da contatto, «nel 99%» Giacometti evidenzia che c’è possibilità di diffusione anche attraverso le goccioline di saliva, «ma più che per via aerea, tramite contatto con la saliva, come ad esempio anche attraverso un bacio».

Quali sono le terapie?
«Non c’è nessuna terapia specifica, ci sono degli antivirali generici, ma nessuno specifico per il poxvirus, il virus del vaiolo, umano e delle scimmie. Per fermare la trasmissione occorre informare la popolazione: in caso di contatto a rischio e comparsa di sintomi come febbre e malessere è bene rivolgersi al medico ed auto-isolarsi per rispetto degli».

E il vaccino?
«In Italia è stato utilizzato fino al 1981, ma nel 1979 l’Oms aveva già dichiarato il virus del vaiolo (umano) eradicato. In Italia non mi risulta che ci siano scorte di questo vaccino, ma in altri paesi europei sono presenti. In ogni caso non è una malattia mortale, al momento è una brutta influenza».