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Ancona

Vaccini e scuola, a Fossombrone un caso a lieto fine

Una bambina immunodepressa, e quindi non vaccinabile, ha rischiato di finire in classe con compagni non vaccinati. La testimonianza del padre

ANCONA – La battaglia politica sul tema dell’obbligo vaccinale, come era prevedibile, sta iniziando ad avere i suoi primi risvolti con l’inizio dell’anno scolastico. È esplosa fin da subito la questione della “convivenza” scolastica tra bambini non vaccinati e bambini non vaccinabili perché affetti da patologie incompatibili con le vaccinazioni e quindi a rischio di ammalarsi delle malattie trasmissibili prevenute proprio dai vaccini.
Emblematica in questo senso è la vicenda della bambina di Fossombrone, affetta da una patologia rara che la rende immunodepressa e quindi non compatibile con la vaccinazione, che ha rischiato di finire in classe con due bambini non vaccinati. Una storia fortunatamente a lieto fine dal momento che la preside ha deciso di scindere la classe in due, evitando in questo modo che la bambina che ha iniziato proprio oggi a frequentare la prima classe della scuola primaria, potesse condividere l’aula con i due bambini non vaccinati. Ma la questione rischia di ripresentarsi in molti altri istituti marchigiani.
«Appena siamo venuti a conoscenza che nostra figlia avrebbe condiviso la classe con due bambini non vaccinati abbiamo chiesto subito alla preside di spostarli in un altro plesso dello stesso istituto comprensivo, dato che gli altri bambini avevano già preso la varicella, che è la malattia più pericolosa per la bambina – spiega il papà della bambina immunodepressa –  – ma lei ha proposto che fossimo noi a spostare la bambina in un’altra scuola. Su questo però non abbiamo mollato, anche perché troviamo ingiusto che debba essere trasferita in un’altra scuola una bambina ammalata. Allora la preside ha deciso di dividere la prima in due classi, entrambe di sette bambini. Per fare questa operazione, dato che la scuola è molto piccola ha dovuto adattare il locale della palestra ad aula scolastica per la quinta classe. Questo ha fatto esplodere il dissenso dei genitori della V classe che vedono i loro figli in un ambiente non idoneo e di quelli della prima classe per l’esiguo numero dei bambini, che rischierebbe di ridursi ulteriormente in occasione di malattie».
Gianluca Busilacchi
Il consigliere regionale Gianluca Busilacchi

Sulla questione è intervenuto il consigliere regionale Gianluca Busilacchi promotore della legge regionale sull’obbligo vaccinale. «La famiglia di Chiara (come l’ha voluta chiamare lui stesso per tutelarne la privacy) mi contatta, avendo sentito della nostra legge regionale – scrive Busilacchi in un post affidato a facebook –  per capire cosa prevedono le norme. Ricordo loro che purtroppo la nostra legge e le competenze della Regione riguardano i servizi 0-3 anni, non la scuola primaria che è competenza nazionale. Mi impegno però con loro a lavorare sulla cosa contattando chi di dovere e portando il caso in consiglio regionale.

Ma fortunatamente non serve, perché, probabilmente anche grazie alle pressioni prodotte dalle prime telefonate, l’istituto scolastico decide ieri di scindere in due la già piccola classe in cui era stata iscritta Chiara, che quindi potrà da oggi imparare in un ambiente sicuro per la sua salute. Sono contento per Chiara e i suoi genitori di questa piccola vittoria ottenuta. Ma al contempo sono triste e preoccupato perché al risultato finale si è comunque arrivati dopo una piccola battaglia e non, come sarebbe dovuto invece avvenire in un paese normale, per una condotta rigorosa di chi avrebbe dovuto mandare in un altro plesso i bambini non vaccinati, che dunque non hanno rispettato un obbligo di legge mettendo in pericolo la salute di altri bambini. Segno di una subalternità culturale preoccupante e di una sostanziale incapacità di imporre il rispetto delle giuste norme a tutela di chi è più debole».

 Busilacchi ha infine rinnovato il suo impegno sul fronte vaccini per difendere la salute dei bambini nelle stesse condizioni di Chiara. Bambini più “fragili” dei loro coetanei che hanno necessità di essere protetti anche in ambito scolastico, dove l’ambiente comunitario li espone a rischi dal punto di vista della salute, alcuni dei quali però potrebbero essere ovviati con il raggiungimento del 95% di copertura vaccinale (immunità di gregge), come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
«Voglio rivolgere un appello ai genitori – conclude il papà della bambina immunodepressa -affinché tutti i bambini possano essere vaccinati, sia per il loro bene sia per quello di quelli che non possono vaccinarsi. Se avessimo potuto, avremmo vaccinato nostra figlia, ma purtroppo non è possibile. È ingiusto che nostra figlia debba correre dei rischi per la sua salute. Dovrebbe essere tutelata e chiediamo che venga tutelata».