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Ancona

Vaccini e casi di morbillo, il monito del Preside della Facoltà di Medicina D’Errico: «Non abbassare la guardia»

L'appello del presidente dei camici bianchi dorici Borromei: «Non faremo crociate ma dobbiamo ricordare che il vaccino è uno strumento di garanzia soprattutto per chi è più fragile». I numeri

ANCONA – Nel 2017 sono stati 5.401 i casi di Morbillo in Italia, mentre nei primi sei mesi del 2018 se ne sono già contati 2029. Una malattia che sembrava quasi scomparsa e che invece è tornata a colpire.

«Quando si parla di tutela della salute pubblica abbiamo il dovere di fornire informazioni basandoci sugli studi epidemiologici e sulle evidenze scientifiche ovvero sui fatti e non sulle opinioni. Le evidenze scientifiche dimostrano che i vaccini sono ad oggi il più efficace degli interventi di sanità pubblica che hanno contribuito alla riduzione delle mortalità per quanto riguarda le malattie infettive evitando oltre 2,5 milioni di morti ogni anno nel mondo.  In Italia è in atto una importante epidemia da morbillo, malattia prevenibile con un efficace vaccino – spiega Marcello D’Errico, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche – che ha coinvolto più di 7000 persone, delle quali più del 95% non era vaccinata o incompletamente vaccinata. Otto i decessi per complicanze. Nella nostra regione ne sono stati notificati 71 dall’inizio dell’epidemia. Il 94.2% dei casi si è verificato in soggetti non vaccinati o incompletamente vaccinati. La maggior parte dei casi ha interessato soggetti di età maggiore o uguale a 15 anni».

Tra le complicanze sviluppate, «polmonite e insufficienza respiratoria –precisa Marcello D’Errico –  con il 47% dei contagiati ricoverati in Ospedale. Il morbillo è una malattia estremamente contagiosa che può causare complicanze importanti come l’encefalite e la panencefalite sclerosante subacuta».

Marcello D’Errico

«Un altro dato sconfortante – sottolinea il preside – è che in Italia nei primi sei mesi del 2018, 87 casi hanno riguardato gli operatori sanitari, con un’età mediana di 35 anni. In Italia circa 3milioni di italiani tra i 15 e i 39 anni sono suscettibili al Morbillo. È vero che vacciniamo le coorti dei nuovi nati, ma il 5% della popolazione è suscettibile alla malattia, rappresentando un serbatoio importante per la diffusione del virus».

Nel 2017 nelle Marche sono stati notificati 53 casi di Morbillo, con età mediana di 29 anni. Il 47% dei contagiati sono stati ricoverati in Ospedale, e tra le complicanze più importanti si sono registrate 5 polmoniti e 2 insufficienze respiratorie.
«Riguardo alla copertura per il vaccino esavalente (Difterite, Tetano, Poliomelite, Epatite b, Pertosse ed emofilo tipo b) – spiega D’Errico –  nelle Marche nel 2010 la copertura era pari al 97,9%, percentuale sopra la soglia del 95% indicata dall’Organizzazione mondiale della Sanità; nel 2015 è scesa al 92% per risalire al 94% nel primo semestre 2018. Per quanto riguarda Morbillo, Parotite e Rosolia, abbiamo avuto un minimo storico di copertura del 79% nel 2015, per risalita grazie all’obbligatorietà al 92,4%, comunque sotto la soglia del 95% . Confrontando 2017 e primo semestre del 2018, le coperture vaccinali a 24 mesi per 100 abitanti, relative al vaccino esavalente, si è registrato un incremento dell’1,5% per poliomielite, difterite, tetano e pertosse, dell’1,2% per epatite b e dello 0,9% per emofilo tipo b. Più consistenti gli incrementi percentuali per Morbillo, Parotite e Rosolia (+4,3%), mentre per la Varicella la percentuale di copertura è passata, dal 58%  al 61,8%, con un incremento (+ 3,8%)».

Da sottolineare che la vaccinazione per l’HPV è drammaticamente scesa in Italia, passando dal 56,2% del 2015 al 49,9% del 2017, mentre nelle Marche si attesta al 52%.

«Lo slittamento dell’obbligo vaccinale – sottolinea il preside –  con la sola necessità di produrre al momento un’autocertificazione potrebbe generare un nuovo calo nelle coperture vaccinali, che metterebbe a rischio adolescenti e adulti non vaccinati, con il pericolo di eventi epidemici».

Emblematici secondo il preside i casi dei due neonati morti di Pertosse in provincia di Brescia in quanto le madri non erano vaccinate contro la malattia. Un fatto che testimonia l’importanza della responsabilità sociale ed etica di vaccinarsi per proteggere gli immunodepressi e i bambini più piccoli.

Fulvio Borromei, presidente dell'Ordine dei Medici della Provincia di Ancona
Fulvio Borromei, presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Ancona

«I risultati raggiunti in campo vaccinale – spiega il Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della provincia di Ancona Fulvio Borromei – sono il frutto di un lungo percorso di carattere scientifico che investe il settore della ricerca multidisciplinare e che possono essere quindi ritenuti del tutto veritieri ed attendibili e che pertanto non possono essere bistrattati, magari per scopi che non siano quelli di tipo meramente scientifico. Proprio la scienza – dice ancora Borromei – non ha colore, è di per sé neutra e non si può pensare che i suoi traguardi possano essere misconosciuti per fini e scopi diversi dalla propria natura, appunto, esclusivamente scientifica. L’Ordine dei medici di Ancona e il suo consiglio non vogliono fare crociate e non ne faranno, ma ribadiscono che la vaccinazione è un presidio decisivo per la tutela della salute soprattutto di chi si trova più esposto perché non può essere, causa la propria fragilità, sottoposto a questa pratica”. Per tale motivo, secondo Borromei, la vaccinazione assume una duplice valenza, “scientifica ma anche etica, in quanto indirizzata in soccorso di chi è meno protetto. Purtroppo sono davvero tanti, troppi, i casi dolorosi che vedono protagonisti i bambini vittime, anche mortali, di patologie come il morbillo, solo per fare un esempio tra i più riconoscibili e comuni, laddove proprio una vaccinazione avrebbe potuto salvarli».

«Confido nella serietà e nel buon senso di chi ci rappresenta – precisa il presidente dei camici bianchi dorici Borromei – nel rimanere fedeli ad un percorso che è e deve essere puramente scientifico e che non deve avere bandiere, che deve poter fare riferimento a quei risultati che hanno consentito il progresso dell’umanità in tante parti del mondo, basti pensare a come molte malattie fossero un autentico flagello per le popolazioni, prima che fosse entrata definitivamente in uso la pratica vaccinale. Restare nel solco di quanto la scienza medica ha per nostra fortuna prodotto, significa innanzitutto tutelare la salute degli uomini e delle donne, degli anziani e dei più piccoli, ma anche offrire un segno di grande riconoscenza di quel complesso e difficile cammino intrapreso nel corso degli anni da medici e ricercatori per garantire la vita delle generazioni a venire».

Un ambito, quello dei vaccini, nel quale le fake news negli ultimi anni si sono inserite prepotentemente: «occorre creare nella popolazione una cultura basata sui fatti, non basta l’obbligatorietà – chiarisce D’Errico –  è fondamentale far capire alle persone l’importanza strategica delle vaccinazioni per la tutela della salute pubblica. E quando le strategie vaccinali non vengono messe in atto si verificano importanti e devastanti epidemie come quella recente di difterite In Venezuela che ha coinvolto più di 1600 persone con 142 decessi per la grave crisi economica in atto, che non ha consentito di vaccinare la popolazione.
Le vaccinazioni sono uno degli strumenti più efficaci per ridurre la mortalità da malattie trasmissibili, per l’eliminazione della difterite in Europa e nei paesi industrializzati, e per la possibilità di eradicare la poliomielite (soltanto 2 nazioni riportano casi: Afghanistan e Pakistan). L’eliminazione del Morbillo in America testimonia scientificamente l’importanza delle strategie vaccinali. Noi siamo vittime del successo delle vaccinazioni – conclude il preside – perché è estremamente raro, nelle nazioni ad elevato tenore igienico-sanitario, morire per malattie che possono essere facilmente controllate con la somministrazione di vaccini efficaci. Ogni strategia sanitaria che impatta sulla salute pubblica deve essere valutata in termini di costo-benefici.  E i benefici derivanti dalle vaccinazioni superano nettamente i costi in termini di eventi avversi che possono comunque verificarsi a seguito della vaccinazione. Obbligo o non obbligo è fondamentale che la popolazione sia consapevole dell’importanza delle vaccinazioni a tutela del singolo e della collettività».