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Ancona

Vaccinazioni fittizie ad Ancona, l’infermiere: «Solo un anello della catena»

L'infermiere arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulle vaccinazioni fittizie al Paolinelli di Ancona, non si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il 51enne è stato sentito in videoconferenza dal gip Masini

La Polizia al Paolinelli di Ancona (Foto, Polizia di Stato)

ANCONA – Non si è avvalso della facoltà di non rispondere Emanuele Luchetti. L’infermiere 51enne, arrestato dagli uomini della Squadra Mobile di Ancona è stato sentito in videoconferenza da una stanza del carcere di Montacuto, da Carlo Masini, lo stesso gip dorico che lunedì 10 gennaio aveva firmato l’ordinanza per disporre le misure cautelari nei confronti di 50 persone, fra le quali figura anche Luchetti, per il coinvolgimento nell’inchiesta sulle vaccinazioni fittizie che sarebbero state eseguite all’hub Paolinelli allestito ad Ancona per ottenere il Green pass.

La decisione di tenere l’interrogatorio di garanzia in videoconferenza sarebbe stata assunta in seguito ai casi di positività al Covid emersi nei giorni scorsi all’interno del penitenziario. «Ha deciso di rispondere» spiega l’avvocato Marta Balestra, che ha assunto la difesa di Luchetti, la quale ha aggiunto «è sicuramente pentito, si è reso conto dei suoi errori».

Stando a quanto riferisce il legale, che ha assistito all’interrogatorio in videocollegamento, Luchetti ha sostenuto di essere «solo un anello della catena e non certamente l’organizzatore». Nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip, durato circa un’ora e un quarto, Luchetti ha spiegato di aver «ceduto alle pressioni ricevute da coloro i quali hanno messo in piedi questo meccanismo», asserendo di esservi stato spinto da «perduranti problemi economici». L’uomo è accusato di aver simulato la vaccinazione anti-Covid a soggetti richiedenti, in cambio di denaro.

Il difensore dell’infermiere parla di «un meccanismo nel quale Lucchetti si è trovato così coinvolto da stravolgere quella che è in realtà la sua personalità», tanto che «persino i suoi colleghi di lavoro, presso il quale era impiegato, hanno affermato alla stampa come fosse un professionista nel suo campo particolarmente bravo, coraggioso, presente, attento, stimato e amato fortemente dai colleghi, e che nei casi più difficili si è sempre rivelato una figura chiave, una risorsa per tutti. Poi il blackout» sostiene l’avvocato Balestra che non ha chiesto la revoca della misura cautelare, «in attesa dell’evolversi dell’inchiesta».

Per dimostrare la tesi difensiva di essere «solo un anello» di una catena più ampia, l’avvocato Balestra ha spiegato ai giornalisti che «è dimostrato che quando poi un medico» «si è reso fintamente disponibile, gli episodi hanno subito un incremento, in quanto Lucchetti si è sentito appoggiato».

L’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Ancona, condotta della Squadra Mobile dorica, non è ancora  conclusa e ci sarebbe una ventina almeno di nuovi indagati a piede libero.