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Ancona

Ancona, la tutela della biodiversità passa dal digitale: ecco la nuova frontiera dell’agricoltura

Tutelare la biodiversità grazie alle tecnologie digitali è possibile. Ne abbiamo parlato con Davide Neri, direttore dipartimento Univpm, e con Simona Casavecchia, direttrice dell'orto botanico di Gallignano

ANCONA – Digital Nature, un’agricoltura di precisione sempre più all’avanguardia. Di questo (e di tanto altro) si è parlato nei giorni scorsi, all’incontro pomeridiano tenutosi in Contrada Selva Gallignano. Una selva a cui, tra l’altro, è andato il ghiotto riconoscimento di essere uno «tra i parchi più belli d’Italia».

Non solo orto botanico di Gallignano, però, perché la nostra regione, le Marche, sono una delle regioni più all’avanguardia al livello nazionale ed europeo per quanto concerne la tutela della biodiversità. Tema attualissimo, questo e di cui si discute molto, insieme a quello di sostenibilità ambientale, complici pure il Green Deal e la transizione verde del Piano nazionale di ricerca e resilienza (Pnrr).

La locandina dell’ultimo evento

C’è persino la transizione digitale, oltreché la transizione verde, in un futuro che, a dire il vero, nella nostra regione è già presente: «Digitale e natura si coniugano su tanti fronti», spiega Davide Neri, direttore del Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università politecnica delle Marche.

«La nostra facoltà si occupa di diversi aspetti – continua -. Penso, ad esempio, all’applicazione digitale sull’agricoltura, alla possibilità di coltivare con maggiore precisione e quindi con minore impatto sulle nostre tecniche di coltivazione. Con le nuove tecnologie, possiamo mappare ambienti diversi, magari attraverso dei satelliti. O, ancora, le macchine possono essere dotate di sensori in grado di vedere le piante, così da poter usare al meglio le proprie strumentazioni o regolare le concimazioni».

Grazie al digitale, sì ai «censimenti delle specie presenti e delle loro fasi fenologiche per poterle rappresentare nel tempo e per raccontare le varietà di specie nella loro bellezza a chi, magari, neppure vive in quei territori» – sottolinea Neri.

Intanto, l’orto botanico “Selva di Gallignano” è uno tra i parchi più belli d’Italia. L’incontro di mercoledì scorso, sostenuto dalla Regione, è stato organizzato dal Cea Selva di Gallignano, il Centro di Educazione Ambientale.

La Roccaglia mediterranea dell’orto botanico “Selva di Gallignano”

«Ci collochiamo all’interno della strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, che si rifà agli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu» evidenzia Simona Casavecchia, direttrice dell’orto botanico di Gallignano.

Tra i vari obiettivi (i goals) dell’Agenda 2030, il Cea ha scelto di approfondire, tra l’altro, la salvaguardia della biodiversità: «D’altronde, l’orto botanico ne è centro di conservazione. La biodiversità – prosegue la direttrice – va conosciuta (e riconosciuta) anche per mezzo delle tecnologie informatiche». Nell’incontro di mercoledì si è trattato pure degli insetti e del loro ruolo di impollinatori, ma anche delle erbe spontanee.