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Ancona

Treni a idrogeno per gli Appennini, Coltorti: «Vitale per il turismo»

La proposta a firma del senatore marchigiano Mauro Coltorti e dell'euro deputato Fabio Massimo Castaldo, punta a sostituire i vecchi treni inquinanti con treni elettrici ad idrogeno verde. Ci spiega il perché della spinta verso le fonti rinnovabili

Treno a idrogeno (Foto di Erich Westendarp da Pixabay)

ANCONA – Sostituire i vecchi e inquinanti treni diesel con treni elettrici bimodali alimentati a idrogeno verde in grado di viaggiare autonomamente su linee non elettrificate e di captare l’energia di trazione su quelle elettrificate. È l’obiettivo a cui mira la proposta a firma del senatore marchigiano Mauro Coltorti, presidente della commissione Lavori Pubblici, di Fabio Massimo Castaldo, eurodeputato del MoVimento 5 Stelle e vicepresidente del Parlamento europeo e del deputato Gabriele Lorenzoni anche lui pentastellato.

E proprio l’idrogeno verde, ottenuto da fonti rinnovabili come l’eolico, il solare e l’idroelettrico, e a zero emissioni di CO2 può essere una grande opportunità per le Marche dove è presente un gap da colmare in termini di investimenti infrastrutturali per svecchiare «alcune tratte ferroviarie delle aree interne appenniniche» percorse da vecchi treni diesel inquinanti e giunti a fine vita che possono essere sostituiti con treni elettrici bimodali alimentati a idrogeno. Mezzi silenziosi ed ecologici, la cui unica emissione è quella di vapore e acqua di condensa.

«Pensiamo ad esempio alle aree colpite dai terremoti del 2009 e del 2016  – osserva il senatore Coltorti -: le infrastrutture ferroviarie sostenibili nuove o riqualificate, come linee percorse da treni a idrogeno, darebbero linfa vitale al settore turistico-ricettivo di questi territori, martoriati da anni di crisi industriali e calamità naturali che hanno portato a uno spopolamento sempre più grave, ed un supporto al pendolarismo tramite collegamenti funzionali e moderni con la Capitale».
Insomma per le Marche è fondamentale puntare sulle fonti energetiche rinnovabili non solo per garantire un ambiente meno inquinato, ma anche per il rilancio delle aree interne che scontano un isolamento che pesa sull’economia di questi territori.

Per Coltorti la ricostruzione post-sisma può costituire l’occasione per affrontare la questione e «per ripensare i modelli tradizionali di sviluppo, utilizzando le più avanzate tecnologie ambientali, anche in relazione all’uso dell’idrogeno, per attuare il nuovo modello delle comunità energetiche introdotto dalla nuova direttiva sulle fonti rinnovabili» spiega riferendosi al programma Next Generation EU” inserito nel quadro degli aiuti europei legati al Recovery Fund.

Mauro Coltorti
Mauro Coltorti

Secondo il senatore è fondamentale trovare una fonte di energia rinnovabile che non immetta nell’atmosfera «quantità immani di CO2 che condurrà inesorabilmente all’aumento della temperatura media del pianeta». «Siamo noi responsabili degli immani cambiamenti climatici che rischiano di far collassare le calotte glaciali ed aumentare il livello medio dei mari» spiega, ponendo l’accento su fatto che l’idrogeno verde prodotto da elettrificazione, cioè da una semplice reazione chimica, potrebbe essere una soluzione.

«Lo è già dove c’è energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili come il solare, l’idroelettrico o anche l’eolico – osserva -. Quello che dobbiamo fare e stiamo facendo con questo governo è mettere maggiori investimenti sulla produzione di idrogeno. Dobbiamo farlo in fretta perché i cambiamenti eco sistemici indotti dall’uomo sono immani ed ancora non ci rendiamo conto sino in fondo della loro portata. Fanno bene le giovani generazioni a scendere in piazza. Purtroppo quando manifestano contro i cambiamenti climatici spesso non sono consapevoli che questo significa chiedere un cambiamento dei sistemi di produzione di energia come anche quello del modello di sviluppo che loro stessi talora alimentano».

Per il presidente della commissione Lavori Pubblici del Senato, fino a che non decideremo di dedicare l’energia per produrre beni di prima necessità e non beni di consumo «avremo sempre bisogno di quantità elevatissime di energia. L’idrogeno potrà comunque costituire una tessera sul cammino da percorrere».