Tre anni dopo il terremoto del centro Italia: il punto sulla ricostruzione

Il Commissario straordinario Farabollini tira le somme nel terzo anniversario del sisma: mancano ancora da rimuovere ben 464mila tonnellate di macerie solo dai comuni marchigiani e poi ci sono vari ostacoli, tra cui la mancanza di una legge ad hoc per superare l'emergenza

I danni inferti dal terremoto nel centro Italia
I danni inferti dal sisma nel centro Italia

ANCONA – Tre anni, tre governi, tre commissari son passati dalla prima scossa di terremoto che nell’agosto 2016 distrusse il centro Italia. Ma di ricostruzione ancora, nonostante se ne parli abbondantemente, si è visto poco. Colpa di leggi e burocrazia che ostacolano gli interventi, sostiene Piero Farabollini, commissario straordinario per la ricostruzione. E’ a lui, geologo ed ex presidente dell’ordine nonché professore universitario al comune terremotato di Camerino, che tocca tirare le somme della ricostruzione in occasione del terzo anniversario del grande sisma.

La superficie progressivamente definita dalle scosse del 2016 (24 agosto, 26 e 30 ottobre) e del 2017 (18 gennaio) è di 7.929 km2 e comprende 351 comuni delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Il cosiddetto “cratere” è costituito da 138 comuni. Sono 213 i comuni da cui è pervenuta almeno una segnalazione di danno. Oltre 500mila sono gli abitanti interessati dal sisma, oltre 300mila le abitazioni (sia prime case che seconde case).

Secondo quanto reso noto dal Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione del centro Italia devastato dal sisma 2016, al 31 marzo 2019 sono state rimosse 615mila tonnellate di macerie nelle Marche, 950mila tonnellate nel Lazio, 100mila in Umbria e 45mila tonnellate in Abruzzo. Numeri ben lontani da quanto previsto dai piani di smaltimento redatti dalle regioni: ben 464mila tonnellate devono ancora essere rimosse dai comuni marchigiani, in Abruzzo mancano da rimuovere ancora 60mila tonnellate, nel Lazio 220mila, 130mila in Umbria.

Piero Farabollini, commissario straordinario per la ricostruzione, visita un cantiere a Foligno
Piero Farabollini, commissario straordinario per la ricostruzione, visita un cantiere a Foligno

«Il DL 189/2016 è il primo ostacolo ad una visione organica della ricostruzione in senso strategico ed operativo – spiega Farabollini – Sarebbe stata necessaria una legge speciale ed invece abbiamo un insieme di norme ordinarie che, dal sisma 2012 dell’Emilia Romagna, è stato applicato in un contesto urbanistico e paesaggistico completamente diverso. A questo si aggiunga la frammentazione della governance ed il fatto che non si è tenuto conto che la ricostruzione non prescinde dalla ri-costituzione delle comunità e non c’è comunità senza lavoro. Il sisma ha interessato un’area il cui spopolamento era già in atto per il progressivo cambiamento degli stili di vita. Vanno ripensate le basi stesse dell’economia di queste zone che non sono appetibili in termini prima di tutto di logistica. Il DL 189 ha strutturato un percorso di ricostruzione che parte dalle scuole cui seguono le case e solo successivamente le aziende. Sarebbe stato opportuno invece avviare in primo luogo azioni e misure per la ripresa e il potenziamento dell’economia locale. Le scuole sono un servizio importante che può anche favorire nuovo insediamento, ma quando il lavoro scarseggia, i servizi non sono una discriminante sufficiente per scegliere di restare. Ora le scuole moderne ed efficienti che abbiamo ricostruito si ritrovano in troppi casi con un pugno di alunni». 

Farabollini, che si occupa di dissesti e terremoti dal 1997, è stato nominato dal governo Conte il 5 ottobre 2018 per dare un approccio tecnico alla ricostruzione dopo che quello politico, teorizzando un modello di ricostruzione “com’era/dov’era”, non stava dando i frutti sperati. «C’è un solo modo di ricostruire ed è dove la sicurezza dei cittadini è garantita il più possibile e con un rapporto virtuoso costi-benefici, quelli immateriali compresi che non sono secondari per i singoli e le comunità – spiega Farabollini – Abbiamo investito in approfondimenti  di indagini le economie della microzonazione sismica ed emanato un’ordinanza per i dissesti ed una per lo studio delle faglie attive e capaci. Se è necessario sacrificare qualcosa a favore della sicurezza in chiave di salvaguardia della vita umana da eventi catastrofici come il terremoto, bisogna avere il coraggio di assumersi la responsabilità anche di scelte impopolari». 

Ma gli ostacoli sono tanti: dal nodo del Durc di Congruità alle varie competenze che intrecciano (nella “partita del sisma sono coinvolti Dipartimento Protezione Civile, Regioni, Comuni, Professionisti, Uffici Speciali Ricostruzione), dalle difficili interpretazioni delle norme (alcune ancora oggetto di contenziosi al Tar) alla questione economica, dalla sanatoria sulle piccole difformità allo sblocca-cantieri. 

Nonostante i 22 miliardi di investimenti per ricostruire – è la stima governativa – sono arrivate meno del 10% delle pratiche attese nella ricostruzione privata. Tra le modifiche normative c’è stata anche quella che ha ammesso al finanziamento anche le seconde case, un modo per dare un impulso ai lavori, per ri-avviare il percorso di ritorno nelle zone terremotate e al turismo.

Piero Farabollini, commissario straordinario per la ricostruzione, ad Arquata del Tronto
Piero Farabollini, commissario straordinario per la ricostruzione, ad Arquata del Tronto

Sono previsti circa 2.300 interventi (escluse stalle ed aree camper) per quanto riguarda la ricostruzione pubblica finanziati con circa 2,160 miliardi di euro dal MEF a mezzo legge di bilancio. Ad oggi sono stati erogati 41 milioni di euro a quei beneficiari che hanno avviato la fase di progettazione.
Per quella privata si procede con il credito d’imposta: man mano che vengono accolte le RCR (Richieste di Contributo Ricostruzione) presentate agli Uffici Speciali Ricostruzione regionali, si attinge dal plafond di liquidità che Cassa Depositi e Prestiti mette a disposizione delle banche che hanno aderito alla convenzione tra Commissario ed ABI. Lo stato garantisce il rimborso delle rate attraverso il credito d’imposta ceduto alle banche: queste, a fronte di pagamenti tempestivi, recuperano gli importi di conguaglio IRPEF. Dal 10 agosto 2017 al 25 giugno 2019 il tiraggio (cioè i fondi messi in circolo dalla CdP sulla privata complessivamente per le 4 regioni) è di circa 200 milioni di euro.

Le Richieste Contributo Ricostruzione Attese sono state stimate in circa 80mila (tra edifici compresi nei comuni del cratere e quelli all’esterno), ma le domande presentate sono invece ferme a meno di 10mila (di cui accolte 3mila mentre altre 6mila sono in fase di lavorazione).

«Da qui in avanti sarà ancora più importante fare squadra con il ruolo fondamentale dei sindaci che potrebbero smetterla con le critiche strumentali che sono funzionali alla visibilità mediatica ma non nascondono a lungo i problemi di fondo – conclude Farabollini – Nonostante ogni sforzo attuato dallo Stato attraverso la struttura Commissariale nell’ultimo anno, compresi la concessione del contributo per la ricostruzione anche alle seconde case e lo snellimento progressivo delle procedure, non c’è norma che possa sostituirsi alla volontà».