Ancona, traffico e inquinamento: «La banchina crociere stravolge il porto antico»

Contrari al terminal al molo Clementino, associazioni, comitati e forze politiche e sociali hanno presentato un documento unitario con le motivazioni del loro disappunto. E ora si preparano alla mobilitazione. La prima iniziativa: una conferenza al Teatrino San Cosma in programma il 23 maggio

Nella foto da sin.: Giacomini, Rubini, Sebastiani, Tombolini

ANCONA – «La nuova banchina crociere al molo Clementino stravolge il progetto del porto antico»: è la protesta del gruppo nutrito dei contrari. L’opera prevede l’allungamento della banchina a 350 metri sul fronte esterno del molo, lato Fincantieri, dove sorgerà il nuovo terminal di 2.400 mq per far attraccare grandi navi da crociera di ultima generazione. Contrari associazioni, comitati, movimenti, forze politiche e sociali che hanno presentato un documento unitario con le motivazioni del loro disappunto e si preparano alla mobilitazione.
Tra i sottoscrittori Italia Nostra, Altra Idea di Città, Legambiente Pungitopo Ancona, APS Portonovo per Tutti, Forum Paesaggio Marche, Cittadini in Comune / Falconara Bene Comune, Siamo Falconara – Sinistra in Comune, Ondaverde Onlus Falconara, Potere al Popolo, Falktraz laboratorio dell’autogestione, Spazio Comune Heval, Partito Comunista Italiano e i consiglieri comunali Francesco Rubini (Altra Idea di Città) e Stefano Tombolini (60100).

«C’è una totale assenza di dialogo e di confronto. È un progetto calato dall’alto e anche con una certa fretta, quando invece avrebbe meritato ulteriori approfondimenti» commenta Francesco Rubini. «Il progetto stravolge l’idea di porto antico restituito alla città. C’è da chiedersi che fine abbia fatto il motto “liberiamo il porto antico”, tanto caro ad amministrazione e Autorità portuale. Inoltre, con 130 approdi di navi l’anno – che significa più di due ore di moto tra entrata e uscita dal porto-, si aggraverà il problema delle emissioni inquinanti. Ulteriore inquinamento sarà dato dal traffico, pubblico e privato, che si riverserà nell’area portuale per raggiungere e rifornire le grandi navi. Si stima, nelle ore di punta, un raddoppio dei veicoli presenti, da 1.600 a quasi 3.000».

Un momento della conferenza stampa

La lista del perché l’opera non dovrebbe essere realizzata al molo Clementino, ma in altro luogo, è ancora lunga. Tra le motivazioni dei contrari (esternate in una conferenza stampa), la realizzazione di una strada carrabile parallela alle mura antiche all’interno della Fincantieri, per collegare il terminal crociere alla viabilità esistente, due parcheggi a raso alle estremità del molo e un parcheggio multipiano dentro l’area Fincantieri destinato ai croceristi.

«Aumenterà il traffico sia di navi che di auto e la passeggiata al porto antico non ci sarà più. Servono soluzioni alternative», dichiara Maurizio Sebastiani, presidente Italia Nostra Ancona.
«I parcheggi per l’imbarco vanno realizzati fuori dall’area portuale, collegandoli all’imbarco e al centro città con la metropolitana di superficie», propone Ruggero Giacomini, segretario comunale del Partito Comunista Italiano, sezione di Ancona.

«La città da anni aspetta una soluzione al problema dell’uscita del traffico dal porto; il progetto della nuova banchina crociere andrà inevitabilmente ad intasare ancora di più il già martoriato quartiere di Torrette, dove si prevedono code fino a 300 metri nelle ore di punta» spiega Rubini. «Le grandi navi sono altamente energivore, aumenteranno i consumi complessivi del porto. Notevoli poi sono le preoccupazioni per il patrimonio archeologico, non solo quello visibile ma anche quello che potrebbe emergere dai carotaggi e che oggi è sommerso da sedimenti sabbiosi».

I sottoscrittori del documento si domandano anche come sarà possibile coniugare l’attività del cantiere navale con quella delle grandi navi dentro un’area dalle dimensioni ridotte e che fine farà il progetto di allargamento della banchina di Fincantieri. Altra questione affrontata è il turismo dei crocieristi, di tipo consumistico e quindi «poco funzionale allo sviluppo della città. Il porto storico cessa così praticamente di essere meta di visite turistiche, per diventare zona di traffico e di sosta», sostiene il segretario comunale del PCI. «Tanto più che, per garantire la tempestività del servizio di soccorso in caso di incidenti, il Comando dei Vigili del Fuoco di Ancona ritiene necessaria “una corsia carrabile riservata ai mezzi di soccorso per l’intero tratto dal varco di piazza della Repubblica alla estremità del molo Nord”».

Associazioni, comitati, forze politiche sono d’accordo sul fatto che il terminal per far attraccare le grandi navi da crociera debba essere realizzato lontano dal centro e dal porto storico. Giacomini parla di «bomba ecologica sotto al Duomo» mentre Italia Nostra rispolvera il progetto della “penisola” tra la diga foranea e il Molo sud, risalente a diversi anni fa, per far attraccare traghetti e navi da crociera.

Valutazione fattibilità tecnica della “penisola”

«Questa localizzazione alternativa del terminal, più lontana dalla città e più vicina all’uscita stradale dal porto, ridurrebbe anche la lunghezza del percorso dei veicoli in entrata e uscita e il relativo inquinamento aggiunto. Che fine ha fatto la “penisola”? Era stata fatta una convenzione tra Regione-Comune-AP-Università per verificare la fattibilità tecnica di questo progetto», afferma Maurizio Sebastiani. «Riguardo l’opera al Molo Clementino, non c’è stato dibattito in città, i cittadini non sono a conoscenza di questo progetto che tradisce le pianificazioni urbanistiche. Tradisce anche quanto previsto per lo sviluppo del porto in Strategicancona. Dallo studio del progetto del terminal al molo Clementino risulta che ci saranno introiti per circa 70 milioni di euro l’anno, ma non andranno solo ad Ancona. E tra le ricadute negative vengono stimati 15,5 milioni l’anno di danni causati dall’inquinamento. Questo non è accettabile».

«Gli alti costi previsti dell’opera di circa 22,2 milioni di euro, per altro sottostimati, dovrebbero essere garantiti da fondi pubblici, con prospettive di rientro piuttosto aleatorie, affidate ai canoni di concessione cinquantennali di una compagnia privata di navigazione e del gestore del Terminal affidatario» afferma il segretario comunale del PCI Ancona.

«Sono provvedimenti presi tra l’Autorità di Sistema portuale e l’amministrazione comunale. La città è in vendita a chi offre di più» tuona il consigliere Stefano Tombolini. «Ci sentiamo presi in giro dal sindaco Mancinelli, dall’assessore Simonella e dal presidente dell’AP Giampieri. Il progetto doveva essere discusso con i cittadini, non ci possono far deglutire cose decise da altri e vendere pezzi di città per costruire qualcosa di cui godranno altri».

Come primo atto della mobilitazione, il 23 maggio al Teatrino San Cosma è prevista una conferenza sull’argomento. Seguiranno altre alternative. «Con questa opera si mette fine a 30 anni di politiche per liberare il porto di Ancona» conclude il consigliere Rubini.