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Ancona

«Farò il contadino o il badante». Parla il sindacalista Palladino, tra i sanitari sospesi all’ospedale di Torrette

In questi giorni 4 infermieri saranno sospesi senza retribuzione per non aver ottemperato all'obbligo vaccinale. Tra loro anche l'infermiere e segretario nazionale del sindacato LaiSa, che racconta la vicenda

Enzo Palladino, segretario generale Laisa in Piazza Roma

ANCONA – Scattano nuove sospensioni tra i sanitari di Torrette. Tra oggi e domani 4 infermieri saranno sospesi senza retribuzione per non aver ottemperato all’obbligo vaccinale. Si tratta di personale in servizio in 4 reparti diversi: Dialisi, Cardiochirurgia pediatrica, Endoscopia Digestiva e Malattie Infettive.

«Gestire questi numeri, seppur con notevoli difficoltà – afferma Antonello Maraldo, direttore amministrativo degli Ospedali Riuniti di Ancona – è ancora possibile ma non possiamo che applicare la legge. Un po’ aiuta la fine del periodo feriale e la buona copertura dei vaccini che non stanno determinando allontanamenti di operatori come prima della campagna vaccinale».

Tra gli ultimi sanitari sospesi senza retribuzione c’è anche Enzo Palladino, infermiere presso il reparto di Endoscopia Digestiva, e segretario nazionale del sindacato LaiSa. Il caso di Palladino, che non ha mai nascosto di non aver ottemperato all’obbligo vaccinale perché contrario alla vaccinazione contro il Covid-19, è finito anche a Pomeriggio 5 il programma Mediaset condotto da Barbara D’Urso.

Ospedale di Torrette

Sulla sospensione l’infermiere dice «va bene così, doveva succedere almeno 5 mesi fa, perché avevo dichiarato apertamente di non essermi vaccinato, scrivendo anche una lettera al presidente della Repubblica dove spiegavo di non voler sottoporre, contro la mia volontà, il mio corpo ad una sperimentazione di massa».

Ora che è sospeso dal lavoro e non ha più lo stipendio come farà a vivere? 

«Ho qualche risparmio da parte e posso sempre ricollocarmi lavorando come badante o contadino. Amo il lavoro di infermiere, mi piace, è una professione che ho scelto e sono sempre stato presente al lavoro, prima della pandemia, durante la pandemia e dopo: sono stato assente solo 14 giorni in quarantena per un contatto con una persona positiva al virus, ma grazie ai dpi (dispositivi di protezione individuale, ndr.) non sono stato contagiato».

Cosa si sente di dire alle persone che le rimproverano di non essersi vaccinato vista la sua professione?

«Io non sono una divisa, sono una persona. Certo ho scelto di fare l’infermiere, ma nel mio codice deontologico e nel mio contratto non c’è scritto che per 1.400 euro al mese debba mettere il mio corpo a disposizione dello Stato per questa sperimentazione collettiva. Soprattutto vorrei rispetto per la persona, non si può arrivare dall’oggi al domani ad obbligare alla vaccinazione con una legge-ricatto. Io non sono un no-vax, altri vaccini li ho fatti».

E l’attività sindacale? 

«Intendo proseguire con l’attività sindacale, al fianco di lavoratori. Con il mio avvocato stiamo studiando delle strategie da concretizzare per presentare ricorso sia di fronte al Tar che al giudice del lavoro, non solo per il mio caso ma anche per gli iscritti al sindacato».