Centro Pagina - cronaca e attualità

Ancona

Torrette: recuperi e arretrati, scoppia la polemica tra Azienda e sindacati

Cgil e Uil accusano la direzione ospedaliera da un lato di ripianare i costi aziendali dei servizi ospedalieri con i fondi del personale dipendente e dall'altro di premiare i vertici. La replica del direttore amministrativo dell'Azienda Ospedali Riuniti di Ancona Antonello Maraldo. Ecco cosa dice

L'ospedale regionale di Torrette, ad Ancona

ANCONA – Torna a riaccendersi lo scontro tra Cgil-Uil da un lato e Azienda Ospedaliera dall’altro. Questa volta sul tavolo, oltre ai recuperi sugli stipendi dei dipendenti del comparto di Torrette (leggi l’articolo), c’è anche la questione degli arretrati che l’Azienda intende pagare ai dipendenti.

La notizia (leggi l’articolo) è arrivata giusto ieri, 20 febbraio, quando la direzione degli Ospedali Riuniti di Ancona ha annunciato che già negli stipendi di febbraio oltre 600 persone percepiranno gli arretrati relativi al biennio 2015-2016,
In pratica, ai dirigenti spetteranno complessivamente oltre 1milione e 800mila euro, al netto di contributi previdenziali e Irap.

La posizione dei sindacati
Una disposizione che ha fatto infuriare i sindacati che in una nota congiunta scrivono: «mentre continua il confronto sul tavolo regionale per l’applicazione del nuovo CCNL (contratto collettivo nazionale) – evidenziano – le Segreterie Regionali Fp Cgil e Uil Fpl vorrebbero un riscontro concreto dalla Giunta Regionale su come vuole intervenire sulla questione dello splafonamento dei fondi  contrattuali avvenuto agli Ospedali Riuniti di Ancona e rimpinguati con i fondi del personale del comparto, a carico del personale dipendente e con evidente danno nei confronti di quest’ultimo».

I recuperi sugli stipendi legati ai cosiddetti splafonamenti riguardano le quote in eccesso pagate dall’Azienda tra il 2006 e il 2014, in seguito a un errore di calcolo risalente al 1995 e proseguito negli anni successivi (leggi l’articolo).

«Dopo l’audizione avuta con la IV commissione il 10 di gennaio, su questa questione, a tutt’oggi non ci sono state date né risposte né soluzioni da parte della Regione», si legge nella nota. «La Legge Regionale 13/2003 (che regola il Servizio Sanitario Regionale) è chiara – incalzano Cgil e Uil – la giunta deve emanare direttive vincolanti alle Aziende del Servizio Sanitario Regionale per l’applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro: non vogliamo pensare che il presidente della giunta e tutta la giunta regionale abbiano di fatto voluto e permesso all’Azienda di Torrette di ripianare i costi aziendali dei servizi ospedalieri con i Fondi del personale dipendente previsti dal CCNL».

Una questione sulla quale i sindacati lamentano di non avere ancora ricevuto risposta dall’Azienda Ospedaliera sull’ammontare del «residuo dei fondi contrattuali concernenti gli anni dal 2013 al 2018».
Ma a far infuriare Cgil e Uil c’è anche la questione degli arretrati per i 600 dipendenti. «Al personale del comparto si tolgono i soldi della produttività per ripianare lo splafonamento dello straordinario», scrivono «e ai vertici aziendali gli si dà il premio».

«Vogliamo dire a questa Regione – concludono nella nota – di finirla di far cassa su chi tutti i giorni garantisce la sanità ai cittadini delle Marche, il personale è una risorsa ed un valore aggiunto, non può esserci una buona sanità  e di conseguenza un buon Piano Sanitario Regionale, senza il personale sanitario adeguato per garantire i servizi ed una buona assistenza alla popolazione della Regione Marche».

La replica dell’azienda ospedaliera
Sulla polemica sindacale interviene a gamba tesa il direttore amministrativo dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona, Antonello Maraldo, che annuncia, «è l’ultima volta che replico ai sindacati perché quella di Cgil e Uil sta diventando un’azione di grave ostacolo all’esercizio dell’attività amministrativa dell’azienda, al solo scopo di avere risonanza e maggiori consensi sindacali».

Antonello Maraldo

Una critica, quella dei sindacati, che si muove in due direzioni, quella regionale e quella aziendale. «La Regione – evidenzia il direttore amministrativo di Torrette – ha cercato in tutti i modi di trovare un’applicazione del contratto che fosse rispettosa del contratto stesso, sottoscritto anche da Cgil e Uil che ora invece ne chiedono un’applicazione per così dire flessibile. Quindi – commenta Maraldo – pensare che la Regione abbia ingannato i lavoratori è assolutamente impreciso perché la volontà dell’ente va in direzione opposta visto che ha sistematicamente convocato le aziende nel merito. La Regione ha ormai da settimane convocato più tavoli sull’applicazione di un contratto firmato da Cgil, Cisl e Uil per applicare un contratto che loro hanno voluto così».

Per quanto riguarda le contestazioni mosse all’Azienda ospedaliera il direttore amministrativo precisa che «l’azione dei sindacati è volta ad enfatizzare e amplificare il malumore dentro l’azienda. Nel tempo – spiega – hanno formulato tre istanze di accesso sempre sugli stessi argomenti ai quali abbiamo sempre risposto, hanno provocato, anche se legittimamente, un’audizione in quarta commissione regionale a cui abbiamo risposto producendo documentazione per centinaia di pagine che poi si è conclusa con un’attestazione di legittimità dell’azione amministrativa della nostra azienda, hanno inoltrato una richiesta al Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza per ottenere dei documenti che noi avevamo già prodotto tanto che il Garante ha archiviato la pratica. L’azione dell’amministrazione è stata sempre improntata a un carattere di legittimità, tanto che abbiamo notiziato del nostro operato anche la procura della corte dei conti, la sezione giurisdizionale della corte dei conti e la sezione di controllo della corte dei conti.
Una nota, quella dei sindacati, che Maraldo definisce «zeppa di imprecisioni». «Non è vero – conclude – per esempio che non abbiamo mai fornito i dati relativi ai residui 2013-2018 che sono stati richiesti reiteratamente in tre diversi incontri sindacali nei quali ogni volta abbiamo ribadito di averli scritti nelle determine, specie per quanto riguarda la determina nella quale è avvenuto il recupero dei fondi».