Tonnellate di rifiuti pericolosi in una azienda di Agugliano, sequestro e arresti

L’operazione dei carabinieri forestali ha portato a 14 misure cautelari, due sono a carico di soggetti residenti nell’anconetano. Trovato capannone dove confluivano tubi catodici di televisioni e schermi di pc mai smaltiti. Rischio inquinamento per l’area

Il colonnello Roberto Nardi e il generale Fabrizio Mari
Il colonnello Roberto Nardi e il generale Fabrizio Mari

ANCONA – Due anni di indagini per smantellare un traffico illecito di rifiuti pericolosi che vede coinvolto un capannone aziendale ad Agugliano. Lí, dal 2010 ad oggi, sono confluite 11 tonnellate di materiale vetroso derivato dai tubi catodici di vecchie televisioni e monitor di computer. Tre società si sono alternate nel tempo, una è poi fallita. Venti indagati, per 12 sono state eseguite misure cautelari. Tra i coinvolti anche due soggetti residenti nell’anconetano. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione a delinquere e attività organizzata per i traffici di rifiuti e falso in atto pubblico.

Disposto il sequestro di oltre 3 milioni di euro a carico di sei persone e due aziende. Sequestrato il materiale nel capannone e 12 camion utilizzati per i trasporti. Nell’azienda di Agugliano erano stoccati rifiuti Raee, da apparecchiature elettriche ed elettroniche, che dovevano essere destinati al recupero ma mai attuato.

«Quella appena conclusa – ha commentato il colonnello Fabrizio Mari, comandante regionale dei carabinieri forestali – è una delle più importanti attività investigative registrate nell’ambito dei rifiuti pericolosi. L’azienda di Agugliano faceva da raccoglitore e ha accumulato 11mila tonnellate di materiale pericoloso, giacente. Materiale che adesso dovrà essere smaltito». C’è un rischio inquinamento ambientale per l’area dove si trova il capannone e dove passa anche un torrente.

Sono stati 50 i carabinieri forestali impegnati nella attività di indagine dei gruppi di Ancona, Arezzo, Rimini e Lucca, che hanno eseguito 14 misure cautelari personali e reali a carico di 12 persone e due società. A firmarle, i primi giorni di aprile, il gip Francesca De Palma nell’ambito di una indagine iniziata nel 2017 e diretta dalla procura distrettuale antimafia di Ancona e portata avanti dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale di Ancona diretta dal maggiore Simone Cecchini e della stazione carabinieri forestali di Ancona guidata dal colonnello Roberto Nardi.

I rifiuti trovati nell’azienda di Agugliano
I rifiuti trovati nell’azienda di Agugliano

Un residente nella provincia di Arezzo, 34enne, amministratore di fatto dell’ultima società che gestiva il sito ad Agugliano, è finito ai domiciliari mentre gli altri tre aretini hanno obbligo di dimora (2) e misura interdittiva (1). A sei indagati e due società con sede legali in provincia di Ancona e Rimini, accusati di aver costituito una organizzazione criminale finalizzata all’accumulo di 11mila tonnellate di rifiuti prodotti dalla frantumazione di monitor e tv a tubo catodico abbandonati nella ditta di Agugliano e in parte in una di Falconara, è stato disposto il sequestro tra beni e denaro di 3 milioni e 190 mila euro.

Sequestrati a quattro soggetti di una società riminese 12 camion usati per trasportare illegalmente i rifiuti. L’indagine è partita dopo un controllo nella azienda di Agugliano che è vincolata anche paesaggisticamente. Qui erano stoccate la maggior parte delle tonnellate di rifiuti Raee. «I vetri – ha sottolineato il colonnello Nardi – hanno sostanze pericolose perché ricchi di bario e polveri. La vernice dei tubi catodici ha anche ossido di piombo». Dalle indagini è emerso un quadro allarmante in merito alla gestione dei rifiuti ed in particolare degli elettrodomestici per la cui gestione gli indagati sono accusati di aver attuato un disegno criminoso iniziato nel 2010 e perfezionato nel 2015 quando a Camerata Picena venne presentato, con lo sponsor di Legambiente (ignara di tutto), un progetto per ritirare e ricondizionare elettrodomestici usati, da parte di una azienda con sede ad Agugliano e legata ad una altra azienda del Riminese.

Il mancato smaltimento avrebbe fruttato agli amministratori della azienda ad Agugliano oltre un milione di euro pari alle spese di smaltimento non fatte. Ad Agugliano è rimasto il terreno ricco di piombo, materiali pesanti, frammenti e polveri pericolose tutti inquinanti. Le analisi dell’Arpam hanno evidenziato già alte concentrazioni. Individuato anche un traffico illecito di schede elettroniche ricavate da rifiuti Raee che venivano ritirate con mezzi non autorizzati e poi rivendute. Contestati 37 viaggi.