Tasse: gli artigiani delle Marche pagano fino al 61% del reddito

Tra imposte statali, regionali e comunali se ne va in media più della metà del reddito per gli imprenditori della regione: una quota che diviene un disincentivo all'imprenditoria secondo la Cna ma che varia da Comune a Comune

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ANCONA – Sfiora – e in alcuni casi supera – il 60% del reddito la quota che gli artigiani delle Marche dovranno versare in tasse allo Stato, alla Regione e al Comune. Lo rivela un’indagine della Cna che ha calcolato anche il “tax free day”, ovvero il giorno in cui un imprenditore smette di lavorare per lo Stato e comincia a mettere da parte soldi per sé e la sua famiglia. E i risultati non sono omogenei all’interno della stessa regione dove ci sono parecchi distinguo tra le varie province da nord a sud.

“Comune che vai, fisco che trovi” è l’indagine del Centro Studi della Cna, che ha preso come riferimento un’impresa artigiana con un reddito di 50 mila euro e cinque dipendenti. Oltre a ricavi e spese, l’analisi ha riguardato soprattutto le tasse pagate a Stato, Regione ed enti locali, l’irpef, i contributi previdenziali, l’irap, tari e tasi. Sottratte tutte queste voci, all’imprenditore onesto rimangono circa 20mila euro, per un reddito mensile di poco sopra i 1.600 euro.

Il peso delle imposte statali sulle imprese marchigiane oscilla tra il 41,5% di Jesi e il 39,6% di Pesaro. Le imposte regionali sono in tutti i Comuni tra il 6,9 e il 6,8%. A fare la differenza sono le imposte comunali che oscillano tra il 9% di Jesi e il 14,8% di Pesaro. Se la media dei piccoli imprenditori marchigiani pagherà il 59,6% di tasse – praticamente 217 giorni per l’erario e 148 giorni per la famiglia – la situazione varia però da comune a comune. Si parte dal 57,3% di Jesi a salire: a Fabriano si paga il 57,4%; ad Osimo rimarrà nelle mani del fisco il 58,6% del reddito d’impresa. A Fermo il 58,4%, ad Ancona il 58,5%, ad Ascoli Piceno il 58,7% e a Senigallia si tocca il 60%. Si supera il 60% a Macerata (60.2), a Urbino (60,3) e a Falconara (61,1). In cima alla classifica c’è Pesaro con il 61,2% di tasse.

Analogamente, si allunga il conto dei giorni utili a pagare la tasse: Per gli imprenditori jesini e fabrianesi il “tax free day” è stato il 27 luglio. A Osimo il 28 luglio e a Fermo il 31 luglio. Gli artigiani di Ancona e Ascoli Piceno per festeggiare la liberazione dalle tasse hanno dovuto aspettare il 1 agosto, quelli di Senigallia il 6 agosto e quelli di quelli di Macerata e Urbino il 7 agosto; a Pesaro e Falconara invece si è dovuto attendere il 10 agosto.

Otello Gregorini
Otello Gregorini

«Un prelievo fiscale così elevato – afferma il segretario Cna Marche Otello Gregorini – diventa un forte disincentivo per chi vuole avviare un’attività imprenditoriale e rappresenta un fattore di difficoltà e di incertezza per tutti gli artigiani e i piccoli imprenditori che si trovano di fronte un fisco iniquo, complesso e che cambia ogni anno. Quelli che chiediamo è invece un fisco improntato alla trasparenza, alla semplicità, alla stabilità delle regole e soprattutto alla ragionevolezza del prelievo. Un lieve calo della pressione fiscale nell’ultimo anno c’è stata, grazie alla deducibilità al 50% dell’Imu sui capannoni, che va portata al 100%. Inoltre vanno ridotte le tasse sul reddito d’impresa e l’Irpef delle imprese personali e di lavoratori autonomi, oltre ad agevolare il passaggio generazionale delle imprese individuali».