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Ancona

Stroncato dalla Guardia di Finanza maxi traffico di abbigliamento di lusso contraffatto e venduto online

La merce era importata dalla Turchia e venduta a negozi e boutique anche ad Ancona, Porto Sant’Elpidio, Pesaro, Urbino, Fano. Le persone denunciate sono 35: i due coniugi osimani che vendevano i prodotti in rete e i 33 titolari di attività commerciali che li hanno acquistati

Un momento della conferenza stampa della Guardia di Finanza sulla maxi truffa di capi di lusso contraffatti

ANCONA – Capi di ottima qualità dei più noti brand come “Gucci”, “Luis Vuitton”, “Chanel”, “Prada” e “Armani” dotati anche di etichette con il Qr Code scansionabile. Prodotti talmente perfetti venduti in boutique da ingannare qualsiasi cliente. Peccato però che non fossero originali e che inquadrando il Qr Code con un dispositivo mobile, il codice non rimandava alla casa madre ma a un sito generico di vendite online. Stroncato dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Ancona un maxi traffico sul web di capi e accessori di lusso contraffatti. La merce falsa veniva importata dalla Turchia per poi essere venduta a negozi e boutique su tutto il territorio nazionale.

La merce sequestrata

Quindicimila prodotti sequestrati per un valore di oltre 4.500.000 euro; 35 persone denunciate– i due coniugi osimani che vendevano i prodotti contraffatti online e i 33 titolari di attività commerciali che li hanno acquistati-, per introduzione nel territorio nazionale e commercializzazione di merce contraffatta nonché ricettazione; 30 perquisizioni; 12 regioni interessate.

Sono i numeri dell’operazione “Spider Web” condotta dalle Fiamme Gialle con il coordinamento della Procura della Repubblica di Ancona. I dettagli della complessa attività investigativa, durata oltre sei mesi, sono stati illustrati in conferenza stampa (29 gennaio) dal Gen. B. Claudio Bolognese, comandante provinciale Guardia di Finanza di Ancona; dal Ten. Col. Giuseppe Romanelli; dal Col. t.ST Guglielmo Sanicola; dal Lgt Cs Lanfranco Di Lella.

I militari hanno presidiato siti web, profili e pagine sui social network di operatori specializzati nel mercato delle vendite di abbigliamento online. Le indagini sono partite dopo aver individuato un’impresa gestita da due coniugi residenti ad Osimo, S.A. di anni 43 e M.E. di anni 44 (lui osimano, lei rumena), che pubblicizzava la vendita di numerosi prodotti di lusso a prezzi concorrenziali, in particolare nella transazione tra il produttore ed il grossista. Le analisi dei flussi commerciali e finanziari hanno consentito di appurare che il “negozio virtuale” era riservato solo ad operatori del settore abbigliamento, ai quali veniva richiesta la registrazione presso il sito web.

I canali di vendita erano molto riservati e avvenivano su Whatsapp. I capi e gli accessori di lusso provenivano dall’estero, principalmente dalla Turchia, dalla Bulgaria e dalla Repubblica Ceca e arrivavano attraverso i corrieri internazionali in Italia per poi rivenduti e distribuiti ad esercenti, secondo le Fiamme Gialle consapevoli dell’acquisto di merce falsa, su tutto il territorio nazionale. Tra questi ci sarebbero anche negozi e boutique di Ancona, Porto Sant’Elpidio, Pesaro, Urbino, Fano.

I capi di abbigliamento contraffatti

L’approfondimento investigativo ha consentito d’individuare i numerosi punti vendita dislocati in ben dodici regioni del territorio nazionale che acquistavano dalla ditta marchigiana i prodotti contraffatti: Marche, Lazio, Emila Romagna, Sicilia, Toscana, Calabria, Sardegna, Campania, Piemonte, Lombardia, Veneto e Abruzzo. I prodotti apparentemente “griffati” venivano venduti nei negozi allo stesso prezzo dei prodotti originali quindi, ad esempio, jeans a 480 euro e magliette a 350 euro. Nel corso delle perquisizioni eseguite nei confronti di numerosi esercizi commerciali ubicati a Roma, Milano, Palermo, Torino, Bologna, Rimini, Napoli, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Nuoro, Pisa, sono stati rinvenuti documenti fiscali che falsamente attestavano la provenienza della merce direttamente dalle società titolari del marchio.  Quest’ultime hanno collaborato con l’ausilio degli esperti anticontraffazione delegati dalle case produttrici.

L’etichetta con il Qr Code

Emblematica, come è stato definita dai finanzieri in quanto in grado di trarre efficacemente in inganno i consumatori, è stata la scoperta sui falsi capi di abbigliamento delle etichette con il “Codice Qr” scansionabile, che una volta inquadrato attraverso un dispositivo mobile, rimandava ad un generico sito web di vendite online, mentre il vero quick response code contiene un codice univoco identificativo del prodotto ed il link porta l’utente al sito web del titolare del marchio. Le 35 persone denunciate rischiano fino a 12 anni di carcere.