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Ancona

Tragedia della Lanterna Azzurra, in tribunale ad Ancona il secondo filone processuale. Le famiglie: «Tempi di giustizia rapidi»

Secondo capitolo del processo per la strage di Corinaldo. Le famiglie delle vittime chiedono un'accelerazione. «Il tempo trascorso pesa, ci sta facendo pensare che ci sia un rimpallo di responsabilità»

Tribunale Ancona
Tribunale di Ancona

ANCONA – «Ho fiducia nella giustizia e so che verrà applicata nel migliore dei modi, ma come avviene spesso nel nostro Paese, le vittime finiscono nel tempo per perdere attenzione e interesse, mentre ne acquistano molto di più gli imputati». Sono le parole amareggiate di Fazio Fabini, papà di Emma, la 14enne di Senigallia morta nella notte tra il 7 e l’8 dicembre del 2018 nella tragedia della Lanterna Azzurra di Corinaldo, dove a perdere la vita oltre a lei, travolte dalla calca nel fuggi fuggi dalla discoteca, dove era stata spruzzata della sostanza urticante, sono stati anche altri 4 adolescenti e una mamma 39enne.

Una ferita ancora viva, nella comunità marchigiana. Quella terribile notte con Emma Fabini persero la vita anche Benedetta Vitali, 15enne di Fano; Asia Nasoni, 14 anni, di Senigallia; Mattia Orlandi, 15 anni, di Frontone; Daniele Pongetti, 16 anni, di Senigallia; Eleonora Girolimini, mamma di 39 anni, di Senigallia che aveva accompagnato la figlia in discoteca.

La vicenda processuale, tra primo e secondo filone

I sopralluoghi dei Carabinieri nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo

Questa mattina al Tribunale di Ancona si tiene la prima udienza nell’ambito del secondo filone processuale, dopo l’udienza del 24 maggio scorso nel corso della quale si costituirono una cinquantina circa di parti civili. Si tratta di un nuovo capitolo processuale della strage della Lanterna Azzurra, legato al rilascio dei permessi, alla proprietà e alla gestione della struttura dove morirono 6 persone e rimasero ferite oltre 200 persone.

19 gli imputati accusati di omicidio colposo plurimo, lesioni anche gravissime, falso e disastro colposo: tra questi figurano i proprietari del locale, i gestori della discoteca, tra i quali la società Magic srl, alcuni addetti alla sicurezza, e chi rilasciò i permessi al locale, tra questi i sei componenti della Commissione di Vigilanza che diede il nullaosta nel 2017 all’esecuzione di pubblici spettacoli all’interno della struttura che un tempo era un magazzino agricolo.

Nella commissione oltre al sindaco di Corinaldo, Matteo Principi, ci sono tecnici e consulenti. Secondo i pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai, il locale non garantiva le condizioni di sicurezza necessarie allo svolgimento di pubblici spettacoli.

Le vittime della strage alla Lanterna Azzurra di Corinaldo

Nel primo capitolo del processo vennero accertate le responsabilità della “banda dello spray” costituita da un gruppo di giovani della Bassa Modenese: la sentenza emessa a fine luglio 2020 dal gup del tribunale di Ancona, Paola Moscaroli, al termine del processo con rito abbreviato, aveva riconosciuto tutti i capi di imputazione tranne l’associazione a delinquere.

I sei componenti del gruppetto (Ugo Di Puorto, Raffele Mormone, Badr Amouiyah, Andrea Cavallari, Moez Akari e Souhaib Haddada), dedito ai furti con strappo all’interno delle discoteche, dove spruzzava sostanze urticanti per approfittare della confusione così da mettere a segno i colpi, erano stati condannati a pene tra i 10 e i 12 anni, con uno sconto significativo rispetto alle richieste dei pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai. Una sentenza che aveva lasciato l’amaro in bocca alle famiglie delle vittime e dei feriti.

L’attesa delle famiglie

Fazio Fabini, papà di Emma

Per le famiglie non c’è ancora pace ed è impossibile colmare il vuoto lasciato dalla perdita dei propri cari. Il papà di Emma, Fazio Fabini, punta il dito contro la mancanza di controlli sul fronte della sicurezza dei locali. «Lo Stato purtroppo non fa niente per prevenire queste tragedie – afferma -: non c’è educazione sociale e a nessuno sembra interessare il fatto che i rappresentanti ed i funzionari statali svolgano bene il loro lavoro dal punto di vista dei controlli».

«Non è la prima volta che in Italia crollano viadotti, o addirittura tetti delle scuole – prosegue -, questo dimostra che di sicuro non c’è niente. I processi sono più mediatici che pratici e dopo lungaggini infinite si arriva a sentenze che sembrano più rivolte a tacitare la coscienza che a fare veramente giustizia».

Fabini fa notare che «a tre anni dalla tragedia» si è ancora «ben lontani» da chiudere il cerchio sulle responsabilità legate alla morte di 5 adolescenti e di una mamma.  Inoltre rimarca che se da un lato arrivare alla condanna della cosiddetta banda dello spray «è stato piuttosto semplice», ora «con il secondo livello processuale, che riguarda i cosiddetti “colletti bianchi”» potrebbero nascere «grosse difficoltà».

Fabini evidenzia che «l’attività inquisitoria si è prolungata nel tempo», sottolineando che «i Carabinieri che hanno svolto le indagini hanno fatto un ottimo lavoro, raccogliendo una “massa” di prove elevatissima. Ora però dopo quasi tre anni siamo solo alla seconda udienza del Gup e prima di poter iniziare il processo vero e proprio potrebbero trascorrere mesi, se non anni, con il rischio di arrivare alla prescrizione per alcuni reati».

Francesco Vitali, fratello di Benedetta

A chiedere tempi rapidi è anche Francesco Vitali, fratello di Benedetta: «Si faccia più veloce possibile – spiega – siamo molto stanchi. Il tempo trascorso pesa e ci sta facendo pensare che nonostante siano morte 6 persone, alla fine ci sia un rimpallo di responsabilità che rischi di non portare all’individuazione di alcun colpevole. Chi doveva vigilare non lo ha fatto in maniera corretta, altrimenti tutto questo non sarebbe accaduto».

Il fratello di Benedetta chiede «tempi di giustizia più umani: da questa parte ci sono persone che soffrono, è ora di darci un taglio. Certo purtroppo non riavremo indietro i nostri familiari, ma almeno potremo toglierci, anche se solo in parte, il peso che ci opprime da quella notte».

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