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Ancona

Strage di Corinaldo due anni dopo, i fatti della notte maledetta in attesa del processo bis

La Procura ha firmato nei giorni scorsi la richiesta di rinvio a giudizio per l'indagine sulla sicurezza del locale: attesa l’udienza preliminare per il sindaco Matteo Principi e altre 17 persone

Lanterna Azzurra di Corinaldo
Sopralluogo alla Lanterna Azzurra (foto d'archivio)

ANCONA – Un dj set scambiato per un concerto di Sfera Ebbasta e un numero spropositato di pubblico dentro una discoteca classificata come magazzino. Sono passati due anni dalla strage di Corinaldo, da quando i sorrisi di cinque minorenni e l’amore di una mamma che ha lasciato quattro figli si sono spenti per sempre.

A pochi giorni da questo doloroso anniversario la Procura dorica ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per il filone bis delle vittime della Lanterna Azzurra. Si va verso un secondo processo, dopo quello già concluso per la banda dello spray, con sei giovani della Bassa Modenese condannati in abbreviato lo scorso 30 luglio. La richiesta di un processo bis è stata depositata venerdì mattina, 4 dicembre, dal procuratore capo Monica Garulli alla sua segreteria e ora si attende che vada al gup per fissare l’udienza preliminare ed inviare così alle parti l’atto formale. Questione di giorni. Riguarda la parte amministrativa, quella sulla sicurezza del locale che coinvolge proprietari e gestori della discoteca e componenti della commissione di vigilanza tra cui il sindaco di Corinaldo Matteo Principi che la commissione la presiedeva.

La notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 persero la vita cinque minorenni, Mattia Orlandi, 15 anni, Emma Fabini, 14 anni, Benedetta Vitali, 15 anni, Daniele Pongetti, 16 anni e Asia Nasoni, 14 anni. Con loro, schiacciata dalla folla che cercava di uscire dalla discoteca del paese, anche una mamma di 39 anni, Eleonora Girolimini, che aveva accompagnato (insieme al marito) la figlia più grande nel locale per il concerto del trapper Sfera Ebbasta (in realtà un dj set che prevedeva una comparsa del cantante mal pubblicizzata).

A scatenare il panico, poco dopo mezzanotte, fu uno spray a base di peperoncino spruzzato in aria per agevolare una banda di rapinatori di collanine formata da sei 20enni poi identificati e già processati. La fuga generò un imbuto nell’unica uscita trovata aperta, la numero 3, dove le balaustre cedettero facendo cadere in un fosso sottostante una massa di persone. Nel filone bis per il quale la Procura ha chiesto il processo per 18 persone fisiche e una società, la Magic Srl, che gestiva il locale, vengono contestate le responsabilità relative alle autorizzazioni della licenza che ha permesso al locale di riaprire nel 2017.

Tragedia di Corinaldo, processo
Il procuratore capo Monica Garulli

Un locale non sicuro per come si presentava, stando alle accuse che sono rimaste le stesse e per le stesse persone per le quali i pubblici ministeri Valentina Bavai e Paolo Gubininelli hanno chiuso le indagini il 31 luglio scorso.

È il fascicolo sui proprietari dell’immobile, sui gestori della discoteca, un dj, addetti alla sicurezza, la commissione comunale di vigilanza di Corinaldo presieduta dal sindaco Principi e due ingegneri e un buttafuori. Tutti rischiano di finire a processo, a vario titolo, per cooperazione in omicidio colposo plurimo, lesioni e disastro colposo oltre che per falso. Il filone ritenuto più importante dai familiari delle vittime perché basato sulle responsabilità della sicurezza del locale, una discoteca aperta, che faceva attività di pubblico spettacolo sul rilascio di autorizzazioni che, secondo la Procura, non dovevano essere rilasciate perché c’erano gravi carenze strutturali. La licenza per fare pubblico spettacolo, contesta la Procura, non andava rilasciata con un locale in quello stato. Poi c’è la parte della capienza: oltre mille persone per una discoteca autorizzata per poche centinaia. I familiari delle vittime hanno accolto con favore la richiesta del processo.

Paolo Curi, marito di Eleonora Girolimini

«Mi sarei sorpreso del contrario – il commento di Paolo Curi, marito di Eleonora Girolimini – le prove raccolte sono tante e forti. Adesso manca la parte più importante, che a processo ci vadano». Duro Giuseppe Orlandi, il papà di Mattia che dice: «Finalmente si sta capendo che quel locale era una trappola mortale che non sarebbe mai dovuto aprire. Anche chi voleva cantarci, il trapper Sfera, doveva accertarsi dove andava perché il mio Mattia non me lo ridarà più nessuno. Adesso è tardi». 

I fatti tragici di Corinaldo hanno portato ad una maggiore consapevolezza sul divertimento in sicurezza. È nato un docufilm tra gestori di locali e ragazzi che frequentano discoteche per superare la strage di quella notte maledetta: “Parlare nel silenzio, nascita di un manifesto”. Voluto da Cogeu, comitato di genitori costituito a Senigallia dopo la tragedia e poi evoluto in Associazione aperta ai ragazzi, punta a far sì che non ci sia un’altra Corinaldo. Sarà diffuso l’8 dicembre prossimo (domani).