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Ancona

Stop a piscine e palestre, Sportivamente: «Così la disabilità viene dimenticata»

A seguito del Dpcm del 25 ottobre, la società sportiva dilettantistica anconetana pone l'attenzione sulle conseguenze del provvedimento per gli utenti più fragili. Ecco le testimonianze dei genitori

L'attività in piscina con un bambino

ANCONA- Il Dpcm del 25 ottobre non penalizza solamente ristoranti e bar, consentendone l’aperura dalle 5 alle 18, ma anche palestre e piscine che di punto in bianco hanno dovuto interrompere la loro attività. Centri spesso frequentati anche da persone fragili e con disabilità, per le quali fare movimento in acqua o riabilitazione è fondamentale per il loro benessere fisico e mentale.

Sportivamente, società sportiva dilettantistica di Ancona, lavora molto con anziani e con bambini, ragazzi e adulti disabili. Ad ottobre ha avviato i corsi nella piscina delle Domenico Savio e solo dopo un paio di settimane è arrivato lo stop. Uno stop drammatico che per gli utenti più fragili significa un nuovo lockdown in quanto fare sport rappresenta una delle poche occasioni per uscire di casa.

«L’ultimo Dpcm è una nuova caduta nel buio. A marzo per noi dello staff e per i nostri associati era tutto “nuovo” e, anche se con non poche difficoltà, abbiamo stretto i denti e cercato di guardare al futuro con speranza – afferma Marco Trillini di Sportivamente -. Con l’estate pensavamo che il peggio fosse passato o almeno ce lo auguravamo. Abbiamo iniziato tutte le attività rispettando alla lettera i regolamenti, anzi abbiamo fatto uno sforzo aggiuntivo per garantire una sicurezza maggiore alla nostra utenza. Siamo rattristati nel dover interrompere l’attività che proprio per la tipologia di utenza veniva svolta in rapporto 1:1 o in mini gruppi di 2 o 3 persone, in totale sicurezza».

Per bambini, ragazzi e adulti con disabilità l’acqua rappresenta un veicolo emozionale, riabilitativo e di socializzazione, con una valenza anche terapica.

Marco Trillini

«La chiusura della piscina significa interrompere un percorso teso al raggiungimento di obiettivi legati allo sviluppo ed al potenziamento delle sfere della comunicazione, della relazione e dell’autonomia di base, indispensabili per una corretta integrazione sociale– commenta Trillini-. Non vogliamo fare polemica ma puntare l’attenzione su un tema che spesso non ne ha. La disabilità è risorsa e potenzialità di espressione e con questo provvedimento viene completamente dimenticata ed oscurata».

La società sportiva dilettantistica anconetana ha voluto raccogliere in forma anonima le testimonianze di alcuni genitori dei bambini con disabilità che frequentano la piscina. Un modo per far riflettere sull’importanza dell’attività che svolgono: oltre all’apprendimento del nuoto, i ragazzi lavorano sul piano fisico, relazionale ed è occasione di autonomia.

Ecco le parole dei genitori:

«Non hanno capito niente! Per i nostri bimbi con bisogni “speciali’ la piscina è terapia, è riabilitazione, è cura. Non è un semplice passatempo... Grazie per il vostro prezioso lavoro e per l’aiuto che date a noi genitori, ma soprattutto ai nostri bimbi che con voi imparano anche che “niente è impossibile”».

«Per R. l’attività motoria in piscina è importantissima in quanto come disabile con limitazioni motorie, il movimento e gli esercizi che gli fate fare, per lui sono terapeutici».  

«Per L. la piscina è molto importante, è un momento di svago e di socializzazione di cui ha bisogno».

«Per S. fare piscina, nuotare, imparare a stare alle regole è riabilitazione a 360 gradi, è terapia curativa».

«Mi dispiace molto per la chiusura… Non so come dirlo a M. Lei ha una lassità legamentosa e problemi di coordinazione quindi il nuoto le fa bene per rafforzare la muscolatura e per la coordinazione».

«Per mia figlia M., tetraplegica in seggiola a rotelle, 21 anni, già uscita dalla scuola, andare in piscina è l’unico modo per trovare amici, stare con altri ragazzi, parlare e ascoltare… L’unico sport che può fare in tutta la sua vita… Una delle poche occasioni per uscire di casa e fare una cosa senza mamma e papà bensì con un’amica. La piscina è un contesto dove può avere relazioni con adulti come lei, imparare a regolare le sue emozioni e a crescere».

«Per O. la piscina è fondamentale perché lui non fa nessun’altra attività e ne vale la sua salute fisica e mentale».

«Mi dispiace molto che L. non potrà più fare piscina. Mio figlio è un ragazzino di 13 anni con un’emiparesi, il nuoto è fondamentale per migliorare la sua situazione fisica».