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Ancona

Spese facili in Regione, condannati Spacca e Bugaro

Un anno e otto mesi per l’ex governatore delle Marche e un anno e sei mesi per l’ex vicepresidente del Consiglio regionale. Erano accusati di peculato

La sede della Regione Marche

ANCONA – Avevano superato due gradi di giudizio con una doppia assoluzione ma ieri la Corte di Appello di Perugia ha condannato Gian Mario Spacca e Giacomo Bugaro per peculato. La vicenda è quella delle “spese facili” in Consiglio regionale. Spacca ha preso un anno e otto mesi mentre Bugaro un anno e sei mesi, pena sospesa per entrambi. Riconosciute solo alcune imputazioni di peculato, tra quelle contestate (a Spacca solo 5 su 60) nel corso delle legislature passate. Assolti l’ex segretario del Pd Francesco Comi (perché il fatto non sussiste) e l’ex addetto al gruppo Pd Oscar Roberto Ricci (perché il fatto non costituisce reato).

Per Massimo Binci, ex consigliere regionale, è stato pronunciato il non doversi procedere perché i reati a lui ascritti si sono estinti con la morte sopraggiunta a luglio scorso. La sentenza è arrivata nel primo pomeriggio di ieri (mercoledì 27 ottobre), alla Corte di Appello di Perugia, dopo che la sesta sezione della Cassazione aveva annullato (a febbraio 2020), con rinvio appunto a Perugia, le assoluzioni pronunciate dalla Corte di Appello di Ancona (i 5 erano stati assolti anche in primo grado).

A ricorrere alla suprema corte era stata la Procura generale (con l’allora procuratore Sergio Sottani, oggi procuratore generale proprio a Perugia). I fatti contestati abbracciano due legislature, a partire dal 2008 e si riferivano a spese per cene, alberghi, spostamenti, acquisti che gli imputati avrebbero fatto con i soldi dei gruppi consiliari, spese ritenute private e non legali all’attività politica. Bugaro è stato ritenuto colpevole di peculato limitatamente alle spese postali e convegnistiche, per un importo di quasi 4mila euro. Spacca limitatamente alle spese per due periodici, per una messaggistica con Aruba (un importo di circa 20mila euro) e per quelle per la ristorazione che la corte menzionerà nelle motivazioni della sentenza tra 90 giorni, quando usciranno. Le difese, lette le motivazioni, ricorreranno in Cassazione.