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Ancona

Dal soccorso ai lavoratori del porto a punto di riferimento per Ancona: i 120 anni della Croce Gialla

Il presidente Alberto Caporalini ci racconta questa importantissima realtà per la città. «Oggi conta 40 dipendenti che garantiscono la continuità del servizio e circa 600 volontari»

ANCONA – Punto di riferimento per Ancona e per gli anconetani, la Croce Gialla compie 120 anni. Nata nel 1900 per assistere i lavoratori del porto dorico, oggi svolge il servizio di assistenza sanitaria collaborando con la centrale operativa del 118, effettua soccorsi in casa, in strada e nei casi più gravi è affiancata dall’automedica dell’ospedale. Conta 40 dipendenti e circa 600 volontari, ha 20 ambulanze e 20 mezzi per il trasporto disabili e taxi sanitari.
Il presidente della Croce Gialla Ancona, Alberto Caporalini, ci racconta questa importantissima realtà.

Presidente Caporalini, in 120 anni ci sono stati moltissimi cambiamenti per la Croce Gialla. Quali i più significativi?
«La Croce Gialla è nata nel 1900 nel porto di Ancona per soccorre i lavoratori dei cantieri navali che si infortunavano. Poi, piano piano, ci siamo allargati a tutta la città. Nel 1900 non c’erano ancora le barelle, si utilizzavano le porte che venivano smontate dai vari uffici del porto. L’infermo veniva sistemato sopra la porta e in quattro lo trasportavano a piedi al pronto soccorso. Con il passare degli anni si è poi passati alla barella a spinta e a cavallo. Oggi per trasportare il paziente abbiamo barelle spinali tecnologicamente avanzate ma il concetto di base rigida è rimasto uguale a 120 anni fa. La Croce Gialla ha cambiato diverse sedi: prima era dentro al porto, poi si è trasferita in via della Loggia, nel 1957 in via Montebello e infine dal 2006 siamo in via Ragusa».

Come è cresciuta negli anni la Croce Gialla?
«Abbiamo volontari storici e chi invece dedica del tempo alla Croce Gialla solo per un periodo della propria vita. C’è sempre stato un ricambio generazionale. Oggi conta 40 dipendenti che garantiscono la continuità del servizio e circa 600 volontari: alcuni vengono tutti i giorni, altri una volta alla settimana, altri una volta al mese ecc..».

Con l’emergenza Coronavirus come è cambiato il vostro lavoro?
«Abbiamo dovuto trasformare l’emergenza del soccorso con qualcosa che all’interno dei nostri mezzi venisse subito sanificato. Quindi è cambiato l’allestimento dell’ambulanza che è un po’ più “crudo” rispetto a prima: i sedili e le barelle sono coperti con teli di plastica perché tutti gli strumenti devono essere immediatamente disinfettati non appena lasciato il paziente. Occorre la massima attenzione e proprio per questo, fortunatamente nessuno dei nostri si è ammalato».

Alberto Caporalini, presidente della Croce Gialla di Ancona

La Croce Gialla è un punto di riferimento per Ancona e per gli anconetani e grazie alle donazioni riuscite ad acquistare attrezzature e ambulanze indispensabili per il vostro lavoro…
«Siamo una onlus e viviamo grazie al 5×1000 e alle offerte delle persone. Senza le donazioni non riusciremo a far fronte a tutte le adempienze per essere sempre all’altezza della situazione e ad avere mezzi efficienti. Il nostro volontariato costa perché non è fatto solo di persone ma anche di attrezzature che vanno cambiate spesso. Ad esempio l’ambulanza del 118, quella di emergenza, costa 90 mila euro e va sostituita ogni 7 anni o dopo aver raggiunto un certo chilometraggio».

Avete delle necessità particolari in questo momento?
«Dobbiamo pagare un’ambulanza di soccorso avanzato che arriverà a breve e in cantiere ne abbiamo altre da compare. Dobbiamo affrontare delle grosse spese per questo abbiamo sempre bisogno della solidarietà di tutti».

Riuscite a percepire l’affetto degli anconetani nei vostri confronti? «Certamente, l’affetto degli anconetani lo abbiamo sempre sentito e continuiamo a sentirlo. Anche durante il lockdown ci sono stati molto vicini. Ringrazio tutti coloro che nei primi mesi di emergenza hanno fatto molte donazioni, indispensabili per acquistare i presidi anti Covid e quindi per continuare a garantire il servizio di assistenza sanitaria e di soccorso alla cittadinanza».

Centoventi anni sono un traguardo molto importante che però, a causa del Coronavirus, non potete celebrare come invece avreste voluto…
«Sono un po’ amareggiato, avevamo programmato già nel settembre dello scorso anno una serie di iniziative per festeggiare ma purtroppo, con l’emergenza sanitaria non è possibile organizzare nulla. Sopravvivenza e vita sono le basi della nostra mission e in questa situazione siamo stati ancora più vicini alle persone».