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Ancona

Naso che cola e tosse, rischio aule vuote a scuola. Il pediatra: «Puntare sui test rapidi»

«In classe ogni 15 giorni c'è un bambino con l'influenza», sostiene Giuseppe Cicione: il tampone obbligatorio anche solo in caso di raffreddore provocherà il probabile ritiro dei bambini per più di una settimana dalle lezioni, in attesa degli esiti. L'allarme del Comitato

Immagine di repertorio

ANCONA – Il risiko scuola non smette di tenere in apprensione le famiglie e di tenere banco nel dibattito politico. Ad un soffio dal ritorno sui banchi che nelle Marche avverrà il 14 settembre, dopo quasi 7 mesi di stop, genitori e comitati temono che le nuove linee guida, divenute legge, andranno ad impattare pesantemente sulla frequenza scolastica riducendola al lumicino.

Se uno studente a scuola manifesta sintomi riconducibili al covid-19, come ad esempio un semplice raffreddore, una tosse o un mal di gola, dovrà essere allontanato e per rientrare a scuola, nel migliore degli scenari ovvero tampone negativo, se ne dovrà restare a casa almeno una settimana. L’iter per la riammissione scolastica prevede infatti che l’alunno abbia il certificato del pediatra, prima però occorre fare il tampone e qui si apre una sorta di abisso: il rischio infatti è che i test non siano sufficienti ad evadere la mole di richieste che potrebbe arrivare, visto che come sottolinea il pediatra Giuseppe Cicione prendendo ad esempio la scuola dell’infanzia «in ogni classe ogni 15 giorni c’è un bambino con raffreddore o tosse».

Insomma fra nasi che colano, mal di gola e tosse «le aule potrebbero restare vuote» lancia l’allarme Livia Accorroni, una delle fondatrici del comitato Priorità alla scuola di Ancona che raccoglie una sessantina fra genitori e docenti: «Temiamo che sarà un delirio – prosegue – e che la gestione sanitaria dei sospetti positivi, andrà ad ostacolare la normale e adeguata frequenza scolastica, necessaria specie dopo il lockdown quando la didattica a distanza ha mostrato tutti i suoi limiti». Una situazione che si ripercuoterà inevitabilmente sulle famiglie, sul mondo del lavoro, e in primis sulla formazione scolastica di bambini e ragazzi, che ancora una volta, per tutelare gli adulti dovranno farne le spese e pagare il prezzo più alto di questa pandemia che rischia di provocare un disastro sul processo di acquisizione delle competenze scolastiche.

Le linee guida per la gestione dei focolai varate dell’Iss Istituto Superiore di Sanità, dal ministero della Salute e dal ministero dell’Istruzione, «prevedono che in caso di febbre o di sintomi compatibili con il covid-19, i genitori non debbano mandare i bambini a scuola e se questi si assentano per più di tre giorni, per la riammissione scolastica servirà il certificato del pediatra che però potrà compilarlo solo dopo l’esito del responso del tampone» spiega il pediatra Cicione.

Quando un bambino viene allontanato da scuola, la famiglia «deve avvisare immediatamente il pediatra» che a sua volta allerta il Dipartimento di Prevenzione Asur chiedendo l’esecuzione del tampone. A questo punto la famiglia dovrà attendere la chiamata da parte del Dipartimento che «invierà il proprio personale a domicilio per l’esecuzione del tampone nasale e faringeo». In questa fase potrebbero già passare 2-3 giorni, spiega il pediatra, specie se il bambino viene allontanato da scuola nelle vicinanze del weekend quando gli uffici sono chiusi: «Se capita di sabato – spiega – bisogna attendere il lunedì prima che il Dipartimento si attivi per programmare il tampone».

Una volta eseguito il test bisogna aspettare la risposta, quindi «lo studente nell’attesa di avere il certificato potrebbe restare a casa almeno una settimana anche con tampone negativo», un periodo che si protrae ulteriormente se risulta positivo. Inoltre il pediatra prima di riammettere il bambino a scuola può anche decidere di far ripetere il tampone se ad esempio a casa uno dei genitori dovesse avere gli stessi sintomi. 

Insomma il rischio è quello che si venga a creare una sorta di collo di bottiglia e «anche se, nel frattempo, il raffreddore è passato, bisognerà comunque attendere il termine dell’iter» osserva il dottor Cicione, e intanto  i giorni di assenza si accumulano e i genitori a loro volta restano a casa  e mancano al lavoro. Ma va anche considerato l’aspetto di responsabilità sulla salute pubblica che investe la categoria dei pediatri che alla fine sono quelli a ritrovarsi di fatto con la bomba in mano.  

Qual’è la soluzione a questo rebus che rischia di svuotare le classi fin da subiti? «Per accorciare i tempi e lasciare i bambini che non hanno il covid il meno possibile lontani dalla scuola, occorre passare al test salivare rapido, che anche se ha una sensibilità pari all’85% permette comunque di evitare lunghe assenze scolastiche, molte Regioni si stanno già avviando a questo percorso».