Scossa 2.4 al largo del Conero. Il geologo Piccinini: «In linea con la pericolosità sismica della zona»

Il sisma alle 9,31 di questa mattina (4 maggio) con epicentro in mare a 13 km da Sirolo e Numana, e ad una profondità di 4 km. E' stato avvertito dalla popolazione, ma alla centrale operativa della Protezione Civile non sono arrivate segnalazioni di danni a cose o persone

Area interessata dal sisma immagine tratta da Ingv)
Area interessata dal sisma (immagine tratta da Ingv)

ANCONA – La terra non smette di tremare nelle Marche. Questa volta una scossa di magnitudo 2.4 ha interessato alle 9,31 di questa mattina (4 maggio) l’area di fronte al Monte Conero con epicentro in mare a 13 km da Sirolo e Numana, e ad una profondità di 4 km in linea d’aria a circa 5 km dalla costa. «Una scossa molto superficiale che dal punto di vista geologico è in linea con la pericolosità sismica dell’area», spiega il dirigente della Protezione Civile delle Marche, David Piccinini.
La scossa è stata avvertita dalla popolazione più vicina all’area del sisma, ma la centrale operativa della Protezione Civile non ha ricevuto segnalazioni di danni a cose o persone. «Il Conero è bordato da faglie trascorrenti che si attivano spesso, ogni due anni circa», precisa Piccinini. Il sisma, registrato dai sismografi dell’Ingv di Roma, è stato seguito da un boato.

Intanto sta continuando a tremare l’area interessata dalla sequenza sismica del 2016, con scosse che oggi (4 maggio) hanno interessato Camerino (magnitudo 2.1 alle 2,48), mentre ieri (3 maggio) Poggio San Vicino (magnitudo 2.2 alle 23,25) e Monte Cavallo (2.1 alle 17,04). Altri terremoti nei giorni scorsi tra Caldarola, Ussita, la più intensa delle quali a Castelsantangelo sul Nera, di magnitudo 2.5, verificatasi il 27 aprile scorso a  alle 14,09. «Un’area ricca di faglie distensive – spiega il dirigente della Protezione Civile delle Marche -, dove nel 1997, 2009 e 2016 si sono verificate sequenze in faglie diverse, accomunate da un unica dinamica geologica distensiva». «Il rischio sismico è una costante nel nostro territorio, con la quale dobbiamo convivere – conclude -, occorre avere questa consapevolezza e infornarsi sui piani di protezione civile presso il proprio comune».