Sciame sismico, Meletti (Ingv): «Informarsi se le abitazioni sono antisismiche»

La terra è tornata a tremare nelle Marche, risvegliando la paura nella popolazione. Il sismologo spiega cosa sta succedendo, come comportarsi e quali sono stati i terremoti più forti nella storia della regione

Carlo Meletti, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv)
Carlo Meletti, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv)

ANCONA – A poco più di due anni dal terremoto che ha colpito l’Appennino, la terra è tornata a tremare nelle Marche, risvegliando la paura nella popolazione. Uno sciame sismico sta infatti interessando la costa al confine tra Fermo e Ascoli Piceno, da mercoledì (27 marzo). La scossa più forte, 3.6 di magnitudo, giovedì, 28 marzo, alle 10.55 con epicentro in mare a 15 chilometri dalla costa di Pedaso.

«Una paura comprensibile e giustificata dal sentire la terra mancare sotto i piedi – spiega Carlo Meletti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) – legata anche al fatto che spesso non si conosce cosa sia esattamente un terremoto e, il timore che possa arrivare una scossa più forte con danni maggiori, non fa altro che amplificare questo timore».

Una scienza giovane, la sismologia, spiega Meletti: «Come sismologi possiamo affermare, sulla base di quello che conosciamo, che il territorio italiano è interamente sismico, anche se ci sono regioni dove i terremoti sono più frequenti e altre dove lo sono meno e altre ancora dove possono verificarsi magnitudo più alte. Nelle Marche distinguiamo due fasce: quella interna dell’Appennino, dove la storia geologica mostra faglie che si muovono in direzione della costa, provocando abbassamenti e formazioni di valli e bacini. Qui il limite più orientale dell’Appennino si sta muovendo verso la placca adriatica. Poi c’è la fascia costiera dove si verifica invece un accavallamento, che vede una porzione di costa andare sopra l’altra, come se si stessero accartocciando».

La storia sismica delle Marche mostra diversi terremoti che si  sono succeduti nel tempo: «Due forti terremoti nel riminese nel 1916 con un piccolo tzunami. Nel 1930 si verificò un sisma a largo di Senigallia e nel 1972 il terremoto di Ancona. A sud del Conero ci furono quello di Offida e Porto San Giorgio nel 1943, mentre nel 1987 fu la volta della costa interessata dallo sciame sismico di questi giorni».

Nonostante non sia possibile fare previsioni, come spiega Meletti, «sappiamo che di sequenze come quella di questi giorni ne avvengono qualche decina all’anno: terremoti che magari durano alcuni giorni e poi finiscono come sono iniziati, anche se non è la regola, perché a volte accade che a questi ne possono seguire altri più forti, oppure come nel caso del sisma del 2016 quando il terremoto si manifestò subito con una forte scossa senza alcun preavviso».

Per quanto riguarda la situazione di questi giorni nelle Marche Meletti precisa che, nonostante non sia possibile prevedere come evolverà la situazione, «le persone che vivono in zona possono informarsi se le abitazioni sono antisismiche o se è necessario un intervento per renderle più sicure. Inoltre è sempre bene in  raccogliere informazioni su come comportarsi in caso di terremoto, come ad esempio non uscire di casa usando le scale, che sono il punto più fragile della casa, e ripararsi sotto un tavolo o un letto durante la scossa. Comportamenti che possono salvare delle vite. Infatti – conclude – non è il terremoto che uccide le persone ma le case costruite male».