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Ancona

Piano Socio Sanitario: via libera dalla Giunta, ma per Cgil, Cisl e Uil mancano misure sul personale

È stata approvata dalla Regione Marche la proposta di documento per il triennio 2019-2021. Ora il testo passa alla fase delle audizioni ma i sindacati avvertono: «Niente sulla formazione, solo una mera rilevazione di dati»

ANCONA – È stata approvata nella mattinata del 28 gennaio dalla Giunta regionale la proposta di Piano Socio Sanitario regionale per il triennio 2019-2021. Il documento, al vaglio della Commissione consiliare competente, è il risultato di una prima fase di concertazione con le parti sociali e le categorie interessate, nell’ambito della quale sono state raccolte alcune esigenze e indicazioni. Ora la proposta passa nella fase delle audizioni dove ne verranno illustrati gli obiettivi e saranno avviati confronti approfonditi.

Il presidente regionale Luca Ceriscioli ha posto l’accento sugli aspetti partecipativi del Piano che non si sono limitati «all’approvazione» ma che continueranno nel tempo.
«I soggetti, cioè, saranno chiamati nelle varie fasi a verificare che le proposte con cui hanno contribuito alla costruzione del Piano, si realizzino effettivamente» ha detto Ceriscioli. Altro aspetto fondamentale messo in luce dal governatore è la concretezza con la quale il Piano affronta «l’appropriatezza, l’accessibilità ai servizi, le liste d’attesa, le fragilità e le cronicità» attraverso una «declinazione in schede estremamente efficace e concreta».

Luca Ceriscioli

«In passato i Piani sanitari sono stati astratti, un quadro di linee generali e proposta d’ispirazione, oggi – ha precisato – chi legge il Piano comprende davvero molto bene quello che abbiamo intenzione di fare con l’intento di garantire alla Sanità marchigiana gli strumenti per lavorare al meglio a servizio dei cittadini».

Di parere opposto Cgil, Cisl e Uil che lamentano la carenza nel Piano Socio Sanitario regionale di indicazioni e misure relative al personale. «Niente sulla formazione e sui percorsi professionalizzanti, ma solo una mera rilevazione di dati – spiega il segretario regionale di Fp Cgil Matteo Pintucci – mentre collateralmente la Regione sta lavorando ad una serie di atti che vanno in direzione opposta, specie per quanto riguarda i tetti di spesa che condizionano assunzioni e servizi».

Una questione tutt’altro che secondaria secondo Cgil dato che «è proprio il personale ad attuare il Piano Socio Sanitario Regionale». Sul piatto della bilancia anche la questione dei precari, per la quale secondo il segretario Fp Cgil «occorre un attento monitoraggio su quanti abbiano già maturato il diritto alla stabilizzazione sulla base del decreto Madia».
Chiarezza necessaria anche per quanto riguarda quantificazione e utilizzo dei fondi contrattuali e del salario accessorio.
«Ancora nessun dato sui fondi contrattuali nel confronto aperto con il servizio salute – spiega Pintucci – nonostante l’incontro del 18 gennaio scorso dal quale attendiamo ancora un riscontro sulle criticità sollevate».

Matteo Pintucci, segretario regionale Fp Cgil
Matteo Pintucci, segretario regionale Fp Cgil

Sulla questione dei nuovi tetti di spesa per il personale, sui quali è al lavoro la Regione, va giù duro la Cgil: «la Regione, per rispetto di obblighi di legge nazionali, deve fissare come limite di spesa quello che si spendeva nell’anno 2004, ovvero 931.115 milioni di euro meno l’1,4%, fissando il nuovo tetto di spesa complessivo a 918.079 milioni» precisa Pintucci. «Un tetto insostenibile perché non consente di dare gamba ai servizi e non considera che dal 2004 sono mutati servizi ed esigenze».
Inoltre secondo il segretario della Cgil la rimodulazione dei tetti di spesa per singola azienda del Servizio Sanitario Regionale, composta da Asur, Azienda Ospedaliera Marche Nord, Azienda Ospedali Riuniti di Ancona e Inrca, andrebbe a vantaggio delle strutture ospedaliere e a svantaggio invece dell’Asur, «all’interno della quale vengono svolti in larga parte i servizi territoriali».

«Il contenimento delle assunzioni, che negli anni 2011- 2015 ha prodotto per le casse della Regione un risparmio di 64 milioni di euro – scrivono le tre sigle sindacali in una nota congiunta –  continua anche oggi a determinare la riduzione dei servizi ai cittadini, l’abbassamento della qualità assistenziale e la precarizzazione dei contratti di lavoro, oltre che l’impossibilità per le lavoratrici ed i lavoratori della sanità di poter godere del diritto alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e al giusto riposo».