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Ancona

«Portò il rugby ad Ancona», la città ricorda Stefano Lucarini: la commemorazione al campo Nelson Mandela

«Il presidente e fondatore dell’Unione Rugbistica Anconitana aveva scelto lo sport come lavoro, perché vi vedeva lo strumento per educare i ragazzi all’aiuto reciproco, alla cooperazione, ad affrontare la vita con impegno e onestà»

Nella foto, il capitano Luigi Ricci con il murales di Stefano Lucarini sullo sfondo

ANCONA – Sono già passati tre anni dalla scomparsa di Stefano Lucarini, fondatore e presidente del rugby dorico. Il club e la città lo hanno voluto ricordare con una commemorazione al campo da rugby della Montagnola.

Lucarini, stimato professore di educazione fisica nelle scuole del capoluogo, morì il 28 luglio 2019. Il presidente e fondatore dell’Unione Rugbistica Anconitana «aveva scelto lo sport come lavoro, perché vedeva nell’attività fisica lo strumento per educare i ragazzi all’aiuto reciproco, al senso di cooperazione, ad affrontare la vita con impegno e con onestà» – ricorda Ernesto Cimino, attuale presidente del rugby dorico.

«Fu proprio Stefano a portare il rugby nella nostra città. Ha creduto in un progetto nel quale in pochissimi credevano. Oggi, il rugby dorico è un attore fondamentale della vita cittadina, nonché un modello gestionale studiato da altre realtà, sportive e non». Vicepresidente del Circolo Ranieri di Tavernelle, suo quartiere di origine, non ha mai voluto ricoprire cariche politiche di rilievo per dedicarsi anima e corpo allo sport e ai ragazzi. «Fu una perdita per tutto il mondo cittadino – dice Franco Stazio, presidente della Dorica Rugby, la compagine femminile – e ha lasciato un vuoto incolmabile. Però i suoi insegnamenti perdurano ancora. Nei momenti di difficoltà ci muoviamo con la stessa calma e determinazione che ha saputo trasmetterci. Non è stato un educatore solo per i ragazzi, ma anche per noi adulti. Ci ha cresciuti e guidati».

Nella foto, un primo piano di Stefano Lucarini, scomparso nel 2019

Oggi, 28 luglio, al Campo della Palla Ovale ‘Nelson Mandela’, si è dunque tenuta la commemorazione alla quale è stata invitata (e ha partecipato) tutta la città. «Quando il rugby ad Ancona non esisteva nemmeno – conclude Cimino – e i ragazzi più anziani della prima squadra non erano altro che giovani adolescenti, Stefano passava a prenderli in macchina uno ad uno per portarli a giocare, prima in un pratone terra di nessuno al Q3, poi al vecchio campo da baseball e successivamente a Varano. Gli dobbiamo tutto e ci manca. Crediamo sia importante che i ragazzi delle categorie giovanili (oltre 200 iscritti, dai 4 ai 18 anni) partecipino a questo momento, è un modo per scoprire e continuare a tramandare le nostre radici».

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