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Ancona

Rubini: «La chiusura del Mamare è surreale, si trovi una soluzione condivisa»

Il capogruppo di SEL - Ancona Bene Comune, interviene sulla sospensione dell'attività del locale di Ancona: «Il Comune la smetta di lavorare con un approccio burocratico repressivo»

(Foto: Mamare)

ANCONA – «Che Ancona non fosse Ibiza ce ne eravamo accorti un po’ tutti – dichiara Francesco Rubini, capogruppo SEL – Ancona Bene Comune – ma la decisione del Comune di sospendere le attività del Mamare, unico locale estivo notturno della città, fino alla fine di agosto, ci pare davvero un epilogo oltremodo assurdo». Il consigliere interviene sulla sospensione dell’attività del locale Mamare, sulla spiaggia del Passetto. Al legale rappresentante della società “Enjoy Srl”, che gestisce il frequentato locale, è stata infatti notificata un’ordinanza comunale che ordina la sospensione dell’attività per 25 giorni, dal 5 al 30 agosto. L’ordinanza parla di violazione delle norme tecniche di sicurezza e vieta le feste: il terrazzo non è idoneo a sopportare il carico di party ed eventi serali.

Francesco Rubini, capogruppo Sel – Ancona Bene Comune

«È impensabile immaginare una così profonda assenza di dialogo tra amministratori locali e imprenditoria privata – dichiara Rubini –  in cui i primi, piuttosto che lavorare in sinergia con i secondi per la promozione e lo sviluppo del territorio, anche nell’ambito del divertimento notturno, procedono a suon di diffide e ordinanze, e i secondi che, fin troppo spesso, sembrano non avere le carte in regola per esercitare a regola d’arte e di legge le loro attività. A monte però non ci resta che rilevare un problema atavico per questa città: è in grado questa classe dirigente di programmare e proporre una visione di lungo raggio per il nostro territorio? È mai possibile immaginare una città a vocazione turistica senza una progettazione partecipata tra il Comune e gli esercenti privati?».

«Il “caso Mamare” è emblematico di una gestione del capoluogo approssimata – denuncia Rubini – dove interi settori strategici per il turismo e lo sviluppo del capoluogo vengono abbandonati al loro destino: un capoluogo di regione senza un locale notturno per il divertimento rappresenterebbe semplicemente l’ennesimo fallimento per una città da troppi anni ai margini dell’intrattenimento regionale. Il Comune, dunque, si assuma la responsabilità di trovare una soluzione alla questione e la smetta di lavorare con un approccio burocratico repressivo che non fa altro che traslare le eventuali inefficienze private sulla collettività».