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Ancona

Rifiuti, percorso tortuoso per l’azienda unica. Bastianelli (Cgil): «Vigileremo»

La seduta dell'Ata ha portato alla costituzione di un tavolo ristretto di sindaci che verificherà se esistono ancora le condizioni per continuare sulla strada dell'affidamento in house

ANCONA – Tanto tuonò che (non) piovve. Manca ancora l’intesa tra i sindaci, il percorso verso l’azienda unica di gestione dei rifiuti a carattere provinciale si complica ulteriormente. È quanto emerso dal vertice Ata di giovedì che ha sfiorato le tre ore e mezzo di discussione: il Piano D’ambito, uno dei punti principali della convocazione dell’assemblea, non è stato ancora adottato, così come è rimasta congelata la questione delle proroghe per i Comuni con gli appalti prossimi alla conclusione. Il colpo di scena, tuttavia, è arrivato al fotofinish. Quando su proposta dei due amministratori Badiali e Ragni (Castelplanio e Staffolo) ha preso corpo l’idea di costituire un tavolo di alcuni sindaci (tra cui Ancona, con Mancinelli che ha colto favorevolmente tale ipotesi), al fine di sondare il terreno e verificare se effettivamente ci saranno le condizioni per proseguire nel percorso corale di affidamento in house providing del ciclo rifiuti ad un’azienda pubblica.

La data limite è quella del 31 maggio, oltre la quale si dovrà decidere se derogare ulteriormente o indire gare (ponte o definitive che siano). Una strada tortuosa, fatta di temi complessi e che dovranno essere approfonditi a stretto giro di posta dal nuovo Comitato.

«Tutto sommato è cambiato poco – commenta Marco Bastianelli, segretario generale Cgil Ancona -. La questione andrà comunque affrontata. Si parla di quindici giorni. Le alternative principali sono due, l’affidamento in house o la gara. Ma non si illudano, qualora gli amministratori dovessero scegliere la seconda opzione: chiederemo che sia una gara d’ambito, non temporanea o delocalizzata. La posizione dei sindacati è la stessa. Preferiamo si continui il percorso verso l’azienda di gestione dei rifiuti unica e pubblica, a carattere provinciale. Le formule, i modi e le competenze non sono nostri. Ma vigileremo affinché le divisioni emerse, in particolare la frammentazione fra Comuni, non porti a scelte negative a danno dei territori e dei lavoratori».