Ricostruzione post sisma: il comitato dei sindaci chiede un incontro al premier Conte

Si è costituito ufficialmente lo scorso 27 febbraio a Roma. Raccoglie i primi cittadini di 70 comuni del cratere. Il sindaco di Camerino Pasqui: «Vogliamo tutelare tutte le comunità colpite dal terremoto»

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ANCONA – Snellire le norme burocratiche, incrementare il personale nei comuni e promuovere interventi economici per far partire la ricostruzione. Sono queste alcune delle richieste e allo stesso tempo le linee programmatiche contenute nel documento che i sindaci del cratere del sisma del 2016 e 2017 intendono sottoporre al presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, al quale chiederanno un incontro. Si è infatti costituito ufficialmente lo scorso 27 febbraio a Roma, il comitato di 70 sindaci del cratere, al quale hanno aderito tra i primi Amatrice, Norcia, Castelsantangelo sul Nera, Camerino, Accumoli, Pievetorina, Muccia e Ussita. Obiettivo: aprire un grande dibattito sul tema della ricostruzione post sisma.

«Vogliamo tutelare tutte le comunità colpite dal sisma» ha detto il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui. «Per questo vorremmo che il presidente Conte convocasse anche gli altri sindaci dei comuni che non hanno ancora aderito, così da poter avere tutte le comunità rappresentate. Contrariamente a quanto qualcuno ha voluto far passare, non lavoriamo per dividere, ma per unire tutti i territori colpiti dal sisma».

«Ho letto in queste ore il commento del presidente di Anci Marche, Maurizio Mangialardi, da sempre latitante sul tema terremoto, forse perché sindaco di Senigallia e quindi lontano dalle zone veramente colpite», ha evidenziato il primo cittadino di Camerino, da poco dimessosi da coordinatore dei sindaci del cratere sismico per l’Anci, in forte polemica con Mangialardi.

«Ecco, Mangialardi deve stare tranquillo che nessuno vuol dividere nulla, vogliamo invece realizzare quello che all’interno dell’Anci non si è riusciti a portare avanti. Dire a chi si è dimesso da coordinatore nazionale dei sindaci, che non è riuscito per sua incapacità, è quanto di più meschino possa esser detto dal capo dell’istituzione Anci regionale: Mangialardi sa benissimo che io dal primo momento dovevo interfacciarmi con la struttura nazionale e quindi non ero libero per l’incarico dato. Inoltre, non è stato mai risposto a nessun mio appello e invito a lavorare in una certa direzione, e anzi non mi sono neanche stati forniti i nominativi dei sindaci: proprio Mangialardi mi disse a Roma che non dovevo parlare con i sindaci ma solo con i presidenti dell’Anci regionale. Chiedo pertanto a Mangialardi che cosa pensa e cosa ha fatto per evitare che i 248milioni, stanziati anche per le zone terremotate, andassero a essere occupati per situazioni fuori cratere e assolutamente irrilevanti per la ricostruzione.
Un presidente di così basso livello politico è la prima volta che l’Anci lo esprime nelle Marche. Lo attendo il prima possibile nelle zone del vero terremoto».