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Ancona

Riaperture, l’esasperazione di un ristoratore su Facebook: «Cambiare queste restrizioni o facciamo saltare in aria la Regione»

Giuseppe Cingolani, titolare della macelleria e ristorante Qualità e Amore Carni & Food di Ancona e Villamusone, è arrabbiato e chiede ad Acquaroli di farsi sentire con il governo. «Riaprire solo all'aperto, quando ancora fa freddo, è una presa in giro»

ANCONA – «Cambiare queste restrizioni per la ristorazione o facciamo saltare in aria la Regione». È il commento scritto da Giuseppe Cingolani, titolare della macelleria e ristorante Qualità e Amore Carni & Food di Ancona e Villa Musone, sulla pagina Facebook del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli nel quale il governatore augurava buona domenica ai marchigiani e dove il ristoratore ha voluto palesare la sua disperazione e quella di una intera categoria, afflitta dalle chiusure.

Il commento di Cingolani al post di Acquaroli

«Uno sfogo» come spiega, affidato ad una dichiarazione “forte” che si aggiunge a un post scritto tre giorni prima, nel quale il ristoratore aveva provocatoriamente affermato: «Dal 26 aprile sarà offerta gratis la cena all’aperto a tutti i politici della Regione e del comune di Ancona – aveva scritto -, portarsi la giacca a vento perché il gazebo deve essere per forza aperto, saranno offerti Fagioli con le Cotiche e Vino a volontà! Entro le 22 a dormire».

Una dichiarazione forte la sua, cosa chiede alla Regione? «La politica regionale deve farsi sentire di più con il governo centrale, ma ce le l’ho anche con la politica nazionale: queste riaperture dal 26 aprile sono una presa in giro. È inutile farci lavorare solo all’aperto e con il coprifuoco alle 22. Non siamo a luglio e agosto, la sera fa ancora freddo e nei dehors chi ci viene a cena, quando fuori magari ci sono ancora temperature di 7-8 gradi? Che serata possono fare i nostri clienti?».

«Non siamo alle Maldive o in Egitto, dove fa caldo – prosegue -, non ha senso darci la possibilità di lavorare al chiuso solo da giugno. Abbiamo i protocolli per poter lavorare in sicurezza». Cingolani spiega che il malcontento nel mondo della ristorazione è ormai dilagante, come del resto dimostrano le numerose manifestazioni di settore.

Giuseppe Cingolani 

«Io non nego l’esistenza del covid – afferma -, ma dico che la pandemia va gestita in maniera diversa: bisogna smetterla con la politica delle chiusure e collaborare tutti insieme, istituzioni, imprese e forze dell’ordine per venirne fuori il prima possibile». Il ristoratore pone l’accento sulla necessità di potenziare i controlli per la verifica del rispetto delle misure anti-covid all’interno dei locali.

«I protocolli li abbiamo e li facciamo rispettare – spiega -, però servono più controlli per sanzionare chi non rispetta le regole: chi le osserva però deve poter stare aperto e lavorare, perché è da un anno che siamo aperti mezza giornata e senza ricevere ristori per le perdite subite».

Cingolani evidenzia che dei ristori promessi dal governo «noi non abbiamo avuto niente» e racconta che come lui anche tanti altri colleghi lamentano la stessa situazione. «Ma dove vanno a finire questi soldi? È una vergogna non darci la possibilità di lavorare: riaprire solo all’aperto è come lasciar morire le nostre imprese, basterebbe solo un po’ di buon senso per capirlo».

Il ristoratore fa notare che, mentre i ristoranti e i bar possono riaprire solo all’aperto, le scuole di ogni ordine e grado tornano in presenza e il suo timore è che proprio da lì possano ripartire nuovamente contagi e focolai. «Ad ottobre il contagio è ripartito proprio con la riapertura delle scuole – sostiene -, mentre nelle attività di ristorazione non si sono verificati casi di persone positive al virus, questo ormai è appurato, eppure riaprono le scuole e lasciano chiusi bar e ristoranti».

Cingolani si dice preoccupato per la situazione che coinvolge anche i dipendenti, una quindicina in tutto, fra Ancona e Villa Musone. «È una questione di dignità, si tratta di dare da mangiare ai miei dipendenti» afferma, facendo notare la disparità di trattamento per quanto riguarda la cassa integrazione tra pubblico e aziende private.

A causa della pandemia di covid-19, le perdite accusate dalle sue due attività, hanno toccato quota meno 350mila euro nel solo 2020, mentre nei primi 4 mesi del 2021 sono già 250mila euro. Inoltre fa notare: «ci siamo indebitati con banche» e presto torneranno le spese legate ai mutui. «Siamo esasperati e non possiamo pensare di dover ricominciare a pagare ogni mese i mutui, mentre i debiti intanto si accumulano. Servono riaperture immediate altrimenti tante attività sono a rischio chiusura e trascineranno con loro la filiera dei fornitori con un impatto devastante».