#ReumaDays, in piazza Pertini un infopoint per le malattie reumatiche

Osteoporosi, Artrite Reumatoide, Spondilo Artrite e Fibromialgia sono alcune delle patologie che ogni anno colpiscono 5 milioni di italiani. Ad Ancona oggi e domani un punto informativo per illustrare l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce

relatori del convegno, da sinistra Walter Grassi, Maria Celeste Pennoni, Fabrizio Volpini, Emma Capogrossi, Ferdinando Silvestri, Stella Rosi, Annamaria Temperini
I relatori del convegno, da sinistra Walter Grassi, Maria Celeste Pennoni, Fabrizio Volpini, Emma Capogrossi, Ferdinando Silveri, Stella Rosi, Annamaria Temperini

ANCONA – Sono oltre 5 milioni gli italiani colpiti ogni anno dalle malattie reumatiche. Un gruppo di patologie che interessano l’apparato muscolo-scheletrico con più di 150 disturbi diversi. Malattie pericolose e in alcuni casi invalidanti, spesso ancora troppo sottovalutate.

È per questo che la SIR, Società Italiana di Reumatologia, ha organizzato su scala nazionale il #ReumaDays, una due giorni per diffondere la conoscenza sulle patologie reumatiche.
Nelle giornate del 17 e del 18 aprile, in Piazza Pertini ad Ancona, dalle 10 alle 18 gli specialisti della SIR incontrano i cittadini nell’info point allestito nella tensostruttura, per illustrare l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. Oltre a dimostrazioni pratiche di esami, quali densitometria ossea, capillaroscopia e ecografia auricolare, i cittadini possono ritirare un opuscolo informativo su queste patologie.
Osteoporosi, Artrite Reumatoide, Spondilo Artrite e Fibromialgia, tra le più diffuse.
Malattie, che a differenza di quanto si possa pensare, non sono tipiche della terza età, ma colpiscono sempre più spesso le fasce giovanili, partendo addirittura dall’età pediatrica, anche nei primi anni di vita.
«Nonostante siano sempre più diffuse solo il 54% degli italiani sa che le patologie reumatiche sono prevenibili – dichiara il dottor Ferdinando Silveri, Referente SIR per le Marche e Dirigente Medico della Clinica Reumatologica Università Politecnica delle Marche – per sette cittadini su dieci invece si tratta di semplici dolori provocati dall’invecchiamento o dal clima. In realtà, sono malattie che, oltre a minare seriamente la qualità della vita, possono essere potenzialmente mortali. Soprattutto se non vengono curate in modo adeguato e tempestivo. Grazie alle nuove terapie si può garantire la remissione della patologia e quindi un ritorno ad una vita normale. Tuttavia, in ancora troppi casi siamo costretti a intervenire quando è già tardi e le cure risultano così meno efficaci».
Dolori articolari e muscolari che non passano, stancabilità, rigidità osteoarticolare, lombalgia, mani fredde e secchezza oculare. Sono questi i primi sintomi e campanelli d’allarme da non sottovalutare e che devono spingere a rivolgersi tempestivamente al reumatologo. La prevenzione per giocare d’anticipo si dimostra fondamentale, ed è attuabile con la diagnosi precoce, attraverso gli screening.

La campagna #ReumaDays, che ha toccato 11 città italiane, ha ottenuto il patrocinio del Ministero della Salute e nella tappa dorica ha visto la partecipazione dell’AMAR, Associazioni Malati Reumatici delle Marche onlus, dell’AMO, Associazioni Malati Osteoporosi, della sezione regionale del GILS , Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia e dei giovani del Rotaract di Ancona.
«Ancona, fa parte della Rete Città Sane – ha ricordato l’Assessore alla Sanità del Comune di Ancona Emma Capogrossi – un gruppo di circa ottanta comuni italiani che fanno capo all’Organizzazione Mondiale della Sanità, ed Ancona è vice presidente per quanto riguarda l’area centrale. Aderiamo sempre a queste campagne perché è molto importante diffondere informazioni, saper arrivare direttamente ai cittadini, andare nei luoghi con interventi di prossimità, in maniera tale che ci sia poi una maggiore consapevolezza da parte delle persone che hanno l’opportunità di frequentare queste occasioni per poter meglio orientarsi nelle loro scelte e nella ricerca di risposte ai loro bisogni di cura».

Una testimonial d’eccezione l’assessore dorico, da anni affetta da alcune di queste patologie: «So quanto sia difficile per le persone che hanno questi problemi convivere con il dolore cronico e con tutta una serie di condizioni che rendono la quotidianità un continuo superare ostacoli e cercare di vincere la sfida di ogni giorno – ha concluso – quando il dolore e la patologia indurrebbero a fermarsi e non muoversi, a non vivere così liberamente come invece è giusto fare». Una serie di informazioni molto utili per i cittadini, quelle fornite dai medici presenti nell’info point, che come ha ricordato la Capogrossi arrivano in «un momento in cui sappiamo che molte famiglie fanno fatica ad accedere alle cure per motivi economici, ad avere colloqui con gli specialisti del settore, è un’opportunità che volevamo offrire alla città di Ancona».

Secondo un recente sondaggio effettuato dalla SIR, è risultato che delle malattie reumatiche gli italiani sanno davvero poco: circa la metà della popolazione non sa che è possibile prevenirle e oltre il 70% ritiene che le principali cause siano il clima e l’invecchiamento. Prevenzione che si può attuare non solo con la diagnosi precoce, ma anche attraverso corretti stili di vita.
«Il contrasto alle malattie reumatiche passa anche dagli stili di vita sani – spiega il professor Fausto Salaffi, Professore Associato di Reumatologia dell’Università Politecnica delle Marche e Consigliere Nazionale SIR – le condizioni ambientali e lo stile di vita hanno un’importanza fondamentale nel peggioramento di alcune malattie reumatiche così come nella loro prevenzione. Una giusta dose di attività fisica ed un’alimentazione corretta, che consenta di mantenere sotto controllo il proprio peso corporeo, sono certamente d’aiuto per combattere la compromissione articolare, soprattutto della colonna e degli arti inferiori. L’obesità viene oggi considerata una malattia infiammatoria ed il tessuto adiposo è ritenuto responsabile della produzione di molecole (citochine o adipochine) specifiche (condivise in parte con i meccanismi dell’infiammazione sistemica generale), che possono contribuire al mantenimento dell’immunoflogosi. Inoltre, diversi studi hanno dimostrato che i pazienti in sovrappeso ed obesi soffrono di una forma di artrite reumatoide più aggressiva e resistente alle terapie, compresi i farmaci biotecnologici. Un altro fattore di rischio è rappresentato dal fumo. Le sigarette, oltre ai tumori e ai disturbi cardiovascolari, favoriscono anche l’insorgenza di patologie autoimmuni sistemiche. Le sostanze tossiche delle sigarette nei bronchi attivano particolari enzimi che degradano alcune proteine e le scompongono in aminoacidi, un processo chiamato ‘citrullinazione’ tipico dei tessuti infiammati e che induce la formazione di anticorpi nei confronti di questa sostanza presente proprio nelle articolazioni. Si calcola che, in una persona geneticamente predisposta, il vizio aumenta di ben 15 volte il rischio di artrite reumatoide. Nel nostro Paese, alcuni comportamenti scorretti sono ancora troppo diffusi e, infatti, oltre 11 milioni di italiani sono tabagisti mentre il 45% degli adulti è in sovrappeso. Durante questo tour spiegheremo anche le regole del benessere che devono essere sempre seguite a partire dall’adolescenza».

Di prevenzione, scarsità di specialisti in reumatologia e della necessità di riorganizzare la rete assistenziale regionale dei malati reumatici, ha parlato il professor Walter Grassi, Direttore della Clinica Reumatologica dell’Università Politecnica delle Marche, in occasione della presentazione del #Reumadays: «noi specialisti ci troviamo spesso nella situazione di dover intervenire troppo tardi e con armi potenti, quando già la malattia ha creato dei danni irreversibili. C’è necessità di più specialisti. Nella nostra scuola di specializzazione viene formato uno specialista ogni anno, la maggior parte di loro viene da fuori regione e ritorneranno nelle regioni di provenienza. In questo momento ci sono dei concorsi che vanno disattesi perché non ci sono specialisti formati adeguatamente per mancanza di finanziamenti per formare gli specialisti stessi e questa è una carenza enorme che si farà sentire ancora di più negli anni futuri, perché fra non molto usciranno per ragioni di pensionamento, come in tante altre branche, molti medici specialisti. E poi c’è la necessità di creare un migliore collegamento tra le diverse zone del territorio per ridistribuire il carico assistenziale, però ci sono delle grosse difficoltà in questo, la nostra Regione è una regione nella quale la concentrazione di specialisti di riferimento è molto eterogenea e c’è anche una certa tendenza da parte delle persone a voler frequentare l’unico centro di riferimento anche in presenza di malattie che potrebbero essere tranquillamente gestite in collaborazione con il medico di medicina generale che a un ruolo fondamentale soprattutto nella continuità assistenziale. Sono percorsi lunghi, la diagnosi delle malattie reumatiche comporta una presa in carico e quindi noi i nostri pazienti non li curiamo, ma li adottiamo e ci sono tante cose che poi dobbiamo seguire nel corso del tempo e c’è veramente la necessità di riorganizzare la rete assistenziale dei malati reumatici, perché altrimenti tutti i progressi che abbiamo nel campo della diagnosi e della terapia rimangono come delle Ferrari in garage che non riusciamo ad utilizzare».

Fabrizio Volpini, presidente della IV Commissione Sanità Regionale, ha sottolineato l’importanza del confronto diretto con professionisti e la vicinanza ai cittadini, offerte dalla Campagna nazionale #ReumaDays. Sul problema delle liste d’attesa Volpini si è espresso, sottolineando la necessità di risolverlo attraverso più fronti: «spesso ci attardiamo e ci sforziamo a affrontarlo sul piano dell’offerta, forse sarebbe bene che cominciassimo a fare un lavoro nell’ambito della domanda, rendendola più appropriata, maggiormente in rapporto alle reali necessità, ma questi sono processi lunghi, che investono la prevenzione, l’educazione sanitaria, le scuole, i servizi di prevenzione, c’è tanta strada da fare. Quest’anno celebriamo il quarantennale della legge 833, una legge di riforma sanitaria, che oltre all’universalismo, aveva come pilastro quello della prevenzione, purtroppo in tutti questi anni si è fatto poco. In ambito reumatologico intanto dobbiamo orgogliosamente dire che la Clinica Reumatologica di Jesi è una eccellenza nel panorama della Regione Marche e travalica anche i confini regionali. Questo è un dato non da poco, parecchi pazienti seguiti provengono per mobilità attiva da fuori regione soprattutto dal sud».

Grande importanza riveste anche per Volpini la necessità di creare sul territorio una rete, nell’attesa che avvenga il rafforzamento della clinica con nuovi specialisti: «occorre creare la rete in periferia, costituita da almeno uno specialista in reumatologia per area vasta, a cui affiancarvi medici specialisti internisti». Una rete dove un ruolo importante deve essere svolto dai medici di medicina generale, sia nella fase iniziale dello screening, sia nella presa in carico dopo la diagnosi, come sottolinea Fabrizio Volpini, secondo il quale l’obiettivo primario della rete è quello di «dare le stesse opportunità e le stesse cure a tutti i cittadini delle Marche», indipendentemente dalla zona di residenza. Un impegno quello assunto dalla Regione Marche, nelle parole del presidente della Commissione Sanità, anche per quanto riguarda gli specialisti in reumatologia, carenza da colmare visto che ogni anno c’è solo un posto nella scuola di specializzazione in reumatologia.
Su questo argomento anche il professor Mauro Galeazzi, Presidente Nazionale SIR: «con questa iniziativa vogliamo anche promuovere e rilanciare, su tutto il territorio nazionale, la nostra specialità medica. Il reumatologo è, infatti, una figura professionale che deve essere maggiormente incentivata e valorizzata all’interno del sistema sanitario per far fronte alle nuove sfide che dovremo affrontare nei prossimi anni».

L’importanza degli screening gratuiti è stata sottolineata coralmente dalle associazioni dei malati presenti nell’info point, tra le quali AMAR Marche, GILS e AMAO: «È un piacere e un dovere scendere in piazza a fianco dei reumatologi per una campagna in cui viene sottolineata l’importanza di una diagnosi precoce, e che offre ai cittadini la possibilità di effettuare screening gratuiti – hanno sottolineato Stella Rosi, presidente di AMAR Marche onlus e Annapaola Temperini, rappresentante regionale del GILS – come rappresentanti dei pazienti sappiamo perfettamente come alcune malattie possano rendere difficili o impossibili semplici gesti quotidiani come aprire un barattolo, mettere una firma su un documento o guidare un’automobile. Ben vengano quindi tutte le iniziative incentrate su una corretta informazione sulle malattie reumatiche, tanto diffuse quanto poco conosciute e sottovalutate».