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Ancona

Ancona, quarant’anni di Aids alla Mole: una mostra per non dimenticare

Stamattina l'inaugurazione con l'assessore Emma Capogrossi, l'arcivescovo Angelo Spina e gli infettivologi Luca Butini e Marcello Tavio

Il momento dell'inaugurazione alla Mole

ANCONA – Stamattina alla sala Vanvitelli della Mole Vanvitelliana il taglio del nastro della mostra sull’Aids dal titolo “40anni+1 positivi: dalla pandemia di Aids a una generazione Hiv free”, che espone nei locali della Mole le testimonianze di quarant’anni di storia del virus e della malattia che si sono diffusi nel mondo a partire dai primi anni Ottanta. Hanno inaugurato la mostra l’assessore Emma Capogrossi e l’arcivescovo monsignor Angelo Spina dell’arcidiocesi di Ancona e Osimo. Quindi la tavola rotonda dal tema «Aids e infezioni sessualmente trasmissibili: ad Ancona, Fast Track City, si combattono con la cura e con la prevenzione!», presenti oltre all’assessore e all’arcivescovo, Luca Butini, primario di Immunologia Clinica all’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche, ex Ospedali Riuniti, a Torrette di Ancona, Daniel Fiacchini, dirigente Asur Marche, Marcello Tavio, direttore Sod Malattie Infettive emergenti e degli immunodepressi all’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche ma anche presidente del Simit, Luca Saracini, direttore Opere Caritative Francescane e Maria Rita Venturini del Comune di Ancona. L’incontro è stato condotto da Paolo Petrucci, direttore del periodico Opere.

Si è parlato di Hiv e Aids, naturalmente, ma soprattutto di cosa è stato fatto in questi ultimi anni, soprattutto ad Ancona, in fatto di prevenzione e di test diagnostici. La tavola rotonda è stata promossa dal Comune di Ancona con il patrocinio della Regione Marche, insieme alle Opere Caritative Francescane. Da un anno Ancona è una Fast Track City: fa parte, cioè, di una rete di centotrenta città, dieci in Italia, che hanno aderito al progetto che ha l’obiettivo quello di rendere il 90% delle persone con Hiv consapevoli del loro stato, di garantire allo stesso 90% l’accesso alle terapie, di ottenere il 90% di soppressioni virologiche, e la lotta allo stigma, combattere cioè il pregiudizio nei confronti dei malati di Aids. Ancona ha costruito l’adesione a Fast Track City attorno a una rete composta da enti pubblici e privati che da tempo lavorano insieme, come Comune, reparto di Immunologia Clinica dell’ospedale di Torrette, associazione Freewoman, Caritas di Ancona, Anlaids Marche, Arcigay e Opere Caritative Francescane. L’adesione al circuito è stata sancita in occasione dell’Accordo di Parigi firmato lo scorso anno, il 3 dicembre 2021, dal sindaco Valeria Mancinelli.

La panoramica della situazione attuale e come è cambiata nel tempo l’ha data l’immunologo Luca Butini: le nuove diagnosi si stanno attestando sulle 1770 persone all’anno, 5 al giorno e sono anni che il numero di nuove diagnosi tende a diminuire. Sono 5 al giorno in Italia ma 3 al secondo nel mondo. Dati simili al resto d’Europa, anche se in Italia si arriva alle diagnosi tardi «perché nel 40% dei casi le persone fanno il test quando stanno già male». Nelle Marche 3 casi ogni 100mila abitanti, dunque perfettamente in linea con il dato italiano riferito al 2021. L’Italia, però, “è uno dei pochi paesi d’Europa che non è riuscito a inserire il programma di educazione sessuale a scuola». «Dimenticare e non capitalizzare gli errori che si fanno, le battaglie che si superano, è un guaio – ha concluso Marcello Tavio -. Ci dimentichiamo di inondazioni e terremoti, poi non poniamo in atto le soluzioni che servono per affrontare problemi ciclici. Una società forte riesce a stratificare gli avvenimenti. Oggi i pazienti di Aids sono quasi tutti fuori dagli ospedali, il sistema sanitario sta cambiando ma la malattia è ancora presente. Ci stiamo dando davvero da fare per rispondere ai bisogni dei nuovi pazienti, non vogliamo dimenticare l’esperienza di questi quarant’anni».

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