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Ancona

Piano socio sanitario, Pd all’attacco sulla riforma. Mangialardi: «Incapacità di riprogrammare la medicina del territorio»

Gruppo assembleare dem all'attacco sulla riforma del piano socio sanitario regionale ad iniziativa della Giunta. Carancini evidenzia che la «modifica vale 18 righe»

Il gruppo assembleare del Pd

ANCONA – «Dopo nove mesi di proclami, l’unico risultato prodotto dalla Giunta è stato quello di togliere gli ospedali di primo livello all’interno delle Aree Vaste». Così il capogruppo dei dem Maurizio Mangialardi, nel corso della conferenza stampa indetta dal Partito Democratico, per lanciare l’allarme sulla riforma del piano socio sanitario regionale ad iniziativa della Giunta regionale, che dovrebbe approdare nell’Aula del Consiglio a breve. 

Per i consiglieri del Pd si tratta di una riforma che rischia di abbassare la qualità dell’offerta sanitaria marchigiana e di far perdere risorse fondamentali per il ripensamento del modello sanitario, alla luce delle criticità emerse nel corso della pandemia. 

I dem annunciano battaglia in Aula, e stanno mettendo in cantiere una loro proposta operativa «dove si riguarda in maniera organica il piano socio sanitario in funzione di situazioni che sono determinate» spiega Mangialardi, ponendo l’accento sulle «enormi risorse del Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza) che vengono messe a disposizione della sanità e che invece non vengono colte solo per dar seguito a delle indicazioni di campagna elettorale».

Mangialardi, nell’annunciare una serie di emendamenti, fa notare che «il Decreto Balduzzi non è stato modificato e le indicazioni che vengono dalla missione 6, riconfermano la necessità di una riforma» che tuttavia la Giunta «non sta facendo».  Il Decreto Balduzzi convertito in legge nel 2012, aveva riformato la sanità italiana, definendo la riorganizzazione dei servizi sanitari e la regolamentazione dell’attività medica e scientifica.

Il capogruppo dei dem, componente della IV commissione Sanità e Politiche sociali punta il dito contro la «miriade di annunci senza alcun seguito» da parte della Giunta regionale, e sul fatto che «con un colpo di teatro il presidente Acquaroli e l’assessore Saltamartini porteranno nei prossimi giorni in consiglio le modifiche al Piano Socio Sanitario Regionale che non tengono assolutamente conto né di quanto accaduto in questo anno e mezzo di emergenza sanitaria, né delle linee guida indicate dalla missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».

Da sinistra Cesetti, Biancani, Carancini, Mangialardi, Vitri e Mastrovincenzo (Bora in videocollegamento)

Secondo Mangialardi «sarebbe stato necessario che il nuovo strumento non solo prevedesse quell’auspicato potenziamento dei servizi territoriali, con l’individuazione strategica di case e ospedali della comunità, centrali operative, assistenza domiciliare e telemedicina, ma anche la razionalizzazione della rete ospedaliera con il mantenimento di quanto indicato dal decreto ministeriale n. 70 del 2015, i cui punti fondamentali vengono ribaditi dallo stesso Pnrr e fungono da presupposto per attrarre quelle risorse che costituiscono un’occasione unica e imperdibile per ripensare la sanità regionale. Invece nulla di tutto questo: si è scelta ancora una volta la via dell’arroganza, della demagogia e della mancanza di confronto con sindaci e operatori sanitari, frutto esclusivo dell’incapacità di riprogrammare la medicina del territorio».

A far irritare i dem è anche il fatto che la riforma è stata «licenziata d’urgenza dalla Commissione» e soprattutto il fatto che «non disegna una sanità, perché non c’è più la risposta sanitaria sul territorio», inoltre lamentano una mancanza di confronto.

Sulla questione è intervenuto anche il consigliere regionale del Pd Romano Carancini, anche lui componente della IV commissione. Carancini parla di una «modifica, che vale 18 righe rispetto a un piano di grande complessità. Dopo 9 mesi sono riusciti a partorire qualcosa di inaccettabile: un provvedimento in contrasto con la legge quadro nazionale, che nega i diritti, fa confusione sul modello sanitario e appare completamente piegato sulla campagna elettorale per le elezioni amministrative di San Benedetto del Tronto. È evidente, infatti, che la programmazione di un nuovo ospedale a San Benedetto del Tronto risulta in netta contraddizione con la possibilità di avere nell’area vasta 5 un ospedale di primo livello. Gravissimo, poi, è il metodo unilaterale con cui sono state prese queste scelte dalla giunta regionale, che avrebbero dovuto quanto meno essere sottoposte a momenti di partecipazione con le comunità locali e oggetto di conferenza d’area vasta in ogni territorio».

Mangialardi sull’ospedale di San Benedetto rimarca che «non sarà più un ospedale di primo livello», perché «diventano di primo livello i due ospedali insieme» cioè quello di «San Benedetto» e quello di »Ascoli Piceno», ma così facendo secondo l’esponente dem «se si perde una specialistica in uno dei due nosocomi, la perdono tutti e due, rischiando di compromettere il primo livello complessivo». Mangialardi fa notare che ad un presidio ospedaliero per restare nel primo livello, «non basta sommare le prestazioni».

Il consigliere del Pd Fabrizio Cesetti ha sottolineato la necessità di intervenire con urgenza, per evitare di perdere le preziose risorse del Pnrr.