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Ancona

Penelope, un sostegno alle famiglie degli scomparsi

Ogni anni in Italia e nelle Marche scompaiono decine di persone. I loro volti, troppo spesso, finiscono nel dimenticatoio. La presidente dell'associazione marchigiana, Giorgia Isidori ci ha raccontato come si muove la onlus

ANCONA – In Italia ci sono decine di migliaia di scomparsi accertati. Da ultimo il caso terminato a lieto fine di Fabricio Vargas, il 16enne di Castelfidardo tornato a casa ieri, 19 luglio, dopo due giorni di fuga. Spesso non se ne parla in maniera diffusa oppure, dopo il tam tam iniziale, si perdono i fili della storia che finisce nel dimenticatoio. Giorgia Isidori è la presidente della onlus “Penelope” Marche, associazione italiana delle famiglie e degli amici delle persone scomparse. Si occupa di sostegno e assistenza ai parenti di coloro che hanno perso un caro. Nella nostra Regione l’associazione è presente dal 2010 con sede a Montecassiano. Abbiamo parlato con lei.

Giorgia Isidori

Prima qualche numero: quante persone sono scomparse a oggi?
«Dal primo gennaio 1974 al 31 dicembre 2016 in Italia sono scomparse 43mila e 665 persone. Di queste 30mila e 63 sono minori non accompagnati, per la maggior parte stranieri. Nelle Marche 615. I cadaveri non identificati in Italia sono duemila e 531 e nelle Marche 20, sempre in riferimento allo stesso periodo di tempo».

Come agite?
«Ogni volta partiamo dal quesito: chi è scomparso? Un adulto, una persona con problemi, anziani affetti da Alzheimer, malati, minori non accompagnati. Soprattutto a seguito di queste massicce ondate migratorie sono tanti i minorenni che magari scappano dai centri di accoglienza e vivono usando alias, rendendo ancora più difficoltoso il rintracciamento».

Poi?
«Cerchiamo di avere un contatto diretto con le famiglie che non si sono chiuse nel dolore. Dietro a una scomparsa infatti c’è un vuoto incolmabile. Parlo anche a livello personale come familiare di persona scomparsa (il fratello ndr). Poi ricostruiamo i tasselli: non si può generalizzare, ognuno ha la sua storia. Cerchiamo di capire anche cosa hanno portato con sé gli scomparsi, portafoglio, cellulare o altro».

Cosa fa l’associazione “Penelope”?
«Mantiene rapporti diretti con l’ufficio del commissario straordinario di Governo per le persone scomparse lavorando in sinergia per proporre soluzione e misure in grado di rendere più efficaci gli interventi. Garantiamo assistenza legale e psicologica ai familiari, poi facciamo interloquire gli organi competenti con i parenti, diffondiamo la notizia sui principali canali di comunicazione (tv, radio, social) e gestiamo banche dati di persone scomparse in Italia e all’estero».

Quali sono le difficoltà?
«Abbiamo notato che l’immediatezza della ricerca aumenta le probabilità di ritrovamento. Parlo delle prime 24 ore. Secondo la legge 203 del 2012 se sussiste il cosiddetto pericolo post scomparsa, l’organo di polizia è tenuto a mettere in moto subito la macchina delle ricerche e non attendere le “famose” 48 ore. Importante anche la fase iniziale, quella della denuncia, serve per partire bene».

Quali sono i casi più eclatanti in zona?
«Cameyi Mosammet, la ragazzina di origine bengalese scomparsa mentre nel 2010 si recava alla scuola media “Marconi” di Ancona, Ivan Angelo Pegan, nel 2013 partì per Durazzo e non ha dato più notizie di sé, Luca Palombarani di San Severino, persona con problemi scomparsa nel marzo di due anni fa e Ines Sposetti, 80 anni, che si è allontanata dalla sua abitazione di Massa Fermana nell’agosto del 2015. Stiamo seguendo anche un caso di Sassoferrato di sottrazione illegale di minore in Grecia da parte della moglie di quest’uomo disperato».