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Ancona

Partito il processo per l’omicidio di Senigallia, la difesa ha una perizia: Pasquini incapace di intendere e di volere

L'imputato Loris, 72 anni, sarebbe affetto da un disturbo depressivo con tratti ossessivi di personalità. Ha ucciso il figlio Alfredo con un colpo di pistola

Pasquini in tribunale con i suoi avvocati

ANCONA – Una perizia che accerta che Loris Pasquini è incapace di intendere e di volere. Non solo, sarebbe affetto anche da disturbi depressivi, con tratti ossessivi di personalità, esplosi a seguito della difficile convivenza con il figlio.

Si è aperto così, con il deposito di una consulenza di parte, il processo in Corte di Assise, questa mattina 10 dicembre, ad Ancona, contro Loris Pasquini. L’uomo, 72 anni, ex ferroviere e con un passato nell’Esercito, è accusato di aver ucciso il figlio Alfredo, di 26 anni, il 29 marzo scorso, a Roncitelli. Gli ha sparato con la pistola dopo un violento litigio in cui la vittima lo avrebbe aggredito con un bastone. La perizia psichiatrica è stata prodotta dagli avvocati della difesa, Roberto Regni e Silvia Paoletti.

Non è stato l’unico documento depositando, gli stessi legali hanno presentato anche una perizia fatta nel 2019 sulla vittima, dopo le aggressioni al padre che era tornato a vivere a Senigallia per prendersi cura del giglio. Quella analisi aveva inquadrato Loris come paziente psichiatrico, incapace di intendere e di volere, ed era in cura al centro di salute mentale di Senigallia. Prodotti anche due video, fatti di nascosto dalla attuale moglie dell’imputato, quando il 26enne aggrediva il padre. Il genitore avrebbe fatto diverse denunce. La difesa ha chiesto alla Corte di disporre una perizia psichiatrica sull’imputato ma il presidente Carlo Cimini si è riservato di farlo a conclusione dell’audizione dei testi, la psicologa e la psichiatra che relazioneranno in aula sulla consulenza prodotta dai difensori. Oggi la mamma (ex moglie di Pasquini padre) e la sorella di sono costituite parti civili attraverso l’avvocato Stefano Luzieti perché vogliono giustizia. L’imputato, che è agli arresti domiciliari, è arrivato in tribunale accompagnato da un volontario della Caritas. Prossima udienza il 17 dicembre per sentire i primi testi.