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Ancona

Ancona: sul palco di Corto Dorico gli Hiroshi, la band fermana che sogna X-Factor tra elettronica e pop

Il suono degli Hiroshi è una combinazione di elettronica, shoegaze e dream pop, amalgama e contrapposizione tra freddi glitch digitali e calde sonorità analogiche. «Ci ascoltano in tutta Italia e anche in Europa»

Gli Hiroshi

ANCONA – Prendi quattro ragazzi, tanta voglia di musica, qualche strumento, uno spartito e il gioco è fatto. Gli Hiroshi. (col punto finale) sono un gruppo musicale fermano che coniuga melodia e cinema e che sabato 10 dicembre saranno ospiti del festival Corto Dorico di Ancona. Fanno un genere tutto loro che amalgama elettronica, shoegaze e dream pop. Termini ricercati e apparentemente strani per i non addetti ai lavori. Cosa significano? Lo abbiamo chiesto direttamente alla band. «Lo shoegaze è una corrente musicale degli anni ’80, che si colloca appena dopo il post punk, anzi a cavallo del post punk» spiega Alessio Beato, alle chitarre.

“Anything”, il loro primo album uscito l’11 dicembre 2020

«In quegli anni c’era un uso imponente e massiccio degli effetti per la chitarra, con dei reverberi. Era una sorta di psichedelia, se vogliamo, ma unita a delle sonorità pop. Da qui, il dream pop che proponiamo, che è quasi lo stesso concetto, ma meno distorto. Mentre, nello shoegaze c’è una forte distorsione dei suoni. Shoegaze, tra l’altro, è un termine che deriva dall’attitudine dei chitarristi nel guardare le scarpe mentre premevano i pedali».

«Gli Hiroshi. – dicono dal gruppo – si sono formati in un piovoso marzo del 2015. “Piovoso” perché ci siamo rinchiusi a registrare in sala prove appena nati». In realtà, la band esisteva già come duo elettronico di Luca Torquati (che cura la parte elettronica) e Lorenzo Renzi (voce, chitarra, tastiere e flauto traverso).

«Siamo versatili, ci piace la musica e consideriamo la voce al pari di qualsiasi altro strumento. Ecco perché alcuni brani sono quasi interamente strumentali». Per tornare al nome della band, Hiroshi. è un nome di persona che qualcuno potrebbe avere già sentito: «Viene usato nel film Restless – L’amore che resta di Gus Van Sant, ma non chiedetemi cosa significa – scherza Alessio – perché non l’ho scelto io».

A scegliere cosa e come suonare, invece, sono tutti loro, quattro ragazzi nati e cresciuti a Fermo, benché Alessio sia di Porto San Giorgio. Luca Torquati, classe ’92 aveva dato vita alla band insieme a Lorenzo Renzi (dell’89). Alessio Beato, dell’88, è il più anziano del gruppo, visto che Nicolò Bacalini è anto nel ’90.

Gli Hiroshi. fanno prevalentemente singoli inediti, anche se – confessano – «ogni tanto facciamo qualche cover. Il loro primo album, Anything, è uscito a dicembre 2020, in piena epoca covid e ora stiamo lavorando al secondo, mentre l’ultimo singolo Run run run, ha compiuto un anno a marzo 2022, dato che è stato pubblicato l’anno prima».

«Durante il covid non abbiamo fatto granché perché non puoi fare musica e parlare di emozioni se non vivi la vita. E durante la pandemia, lo sappiamo, si è vissuto poco». Già, le emozioni: «Le nostre non sono canzoni che hanno un livello testuale molto ampio. Lasciamo tutto alle suggestioni emotive e personali del pubblico, che è così libero di interpretarle. Ma sicuramente c’è un’atmosfera malinconica e lasciva di fondo».

«Certo, l’atmosfera cambia a seconda della canzone e poi – riflette Alessio – c’è da dire che abbiamo questa attitudine cinematografica che ci permette di fare una musica che sia viva e che faccia un percorso. Ecco, più che scrivere parole o imporre concetti stabiliti noi vorremmo portare l’ascoltatore a fare un percorso attraverso la musica».

E che dire della malinconia? «I miei momenti malinconici li ho anche io, in quanto essere umano – fa Beato. Malinconia che è presente sia nei miei momenti di tristezza sia in quelli di serenità. È un po’ come il concetto brasiliano di Saudade (saudaji)».

I 4 ragazzi registrano prevalentemente negli spazi della loro etichetta, la Nufabric, «che ci mette a disposizione tutta l’attrezzatura, anche se alcune cose le registriamo noi in autonomia». I brani sono ascoltabili su tutte le piattaforme musicali, da Spotify ad Apple Music: «Ci ascoltano in tutta Italia e anche in Europa» dice Alessio.

«Se abbiamo pensato a Sanremo Giovani e X-Factor? Beh, sinceramente sì, vedremo» glissano –. Beato si sofferma poi su un consiglio rivolto a tutti i giovani che sognano di avvicinarsi al mondo della musica: «Ascoltarne il più possibile».

Per loro, sabato 10 dicembre, alle 18, sarà la prima esibizione al festival nazionale dei cortometraggi Corto Dorico di Ancona: «Come pubblico non è la prima volta, ma come ospiti sì. E siamo molto contenti perché proponendo un genere musicale dai tratti cinematografici fa piacere essere lì, ci sentiamo a casa. La nostra musica ha molti riferimenti al mondo del cinema sia a livello autorale e di registi sia livello di sound design, quindi di quello che possono essere influenze dei compositori».  

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