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Ancona

Ospedali Riuniti, la replica della Fials Cnoss Marche sugli stipendi

«Noi avevamo proposto a suo tempo di mettere in mora l'Azienda e denunciare il tutto agli organi competenti, prima che il collegio sindacale potesse avallare questo scempio», spiega il referente regionale Nunzio Perrella

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ANCONA – Non cessa la polemica tra le organizzazione sindacali e gli Ospedali Riuniti di Ancona. Sul piatto della bilancia la rideteminazione dei fondi contrattuali, il recupero degli splafonamenti e l’incremento dello stipendio attraverso la progressione economica orizzontale (Fasce) per tutto il comparto (leggi l’articolo). Questa volta a far sentire la propria voce è la Fials/Cnoss Marche. A parlare il referente regionale Nunzio Perrella. Che spiega. «L’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona, per far fronte all’incremento salariale sulla base della capienza del fondo, dovrà recuperare delle somme per gli anni che vanno dal 2006 al 2014, in seguito a quote in ecceso pagate ai dipendenti per un errore di calcolo risalente al 1995 e proseguito negli anni successivi. Quindi non sono soldi percepiti in più senza diritto ma per un eccessivo ricorso allo straordinaro e di una situazione fuori controllo da parte della direzione stessa. Quindi l’attuale gestione aziendale, nel risanare i fondi, si è accorta che questa errata attribuzione obbliga l’Azienda Ospedaliera a recuperare 5.147.522,59: soldi guadagnati con gli straordinari e che porterà un grossissimo danno ai dipendenti del comparto degli Ospedali Riuniti di Ancona,
per responsabilità aziendali pregresse».

Poi Perrella ricorda che: «Il 25 Maggio 2018 tutte le organizzazioni sindacali sono invitate ad una conferenza stampa in Regione alla presenza del Governatore Ceriscioli e del sindaco di Ancona Valeria Mancinelli. Qui si esprimeva la chiara volontà della Dirigenza di Torrette di incrementare i tre fondi contrattuali dei dipendenti del comparto per complessivi 663.789,13 euro. Il primo agosto 2018 abbiamo il nuovo sindaco di Ancona che è sempre la Mancinelli ma cambia la politica Aziendale di Torrette. In una dichiarazione del direttore amministrativo Maraldo, si esprime la volontà dell’azienda ad avviare azioni di recupero. Il cinque ottobre l’Azienda propone ed ottiene la sottoscrizione di un accordo nel quale le parti concordano la “espressa rinuncia ad opera delle Organizzazioni Sindacali all’ esercizio di eventuali diritti sul periodo antecedente al 1 Gennaio 2015». Per Perrella si tratta di «Una grande strategia dell’Azienda, una semplice mossa per far abboccare le OO-SS e la RSU a quella che poi seguirà per ottenere un coinvolgimento delle Rsu sui copiosi splafonamenti dei Fondi degli anni precedenti.
La maggioranza delle Rsu (CISL-NURSIND-NURSIND UP) hanno poi sbandierato quest’accordo come necessario per le attribuzioni delle fasce
economiche ai dipendenti».

La Fials non ha mai firmato quell’accordo perchè nel documento non si parla mai di fasce economiche, «anzi lo stesso Collegio Sindacale aveva collegato lo scorrimento della graduatoria delle fasce con decorrenza dal 2016, alla verifica dei fondi contrattuali e non certo ad un altro accordo, come scritto nel verbale del collegio sindacale del 16 novembre 2016 al punto 4.3. La stessa Determina 803 dell’8 ottobre 2018 avvalora la tesi che l’accordo del 05/10/2018 non era indispensabile per l’attuazione dello scorrimento delle fasce economiche».

«Il sei novembre il botto finale dell’Azienda: “I recuperi da attuare nei fondi contrattuali ammontano a 5.147.522,58 euro”. Per magia vanno a farsi benedire gli incrementi residui paventati degli anni 2015-2016-2017 per un importo complessivo di 1.516.534,79 euro. I dipendenti degli Ospedali Riuniti devono rinunciare a 3.630.987,80 euro per i prossimi 8 anni a partire dal 2019. Comode rate di debito per danni e splafonamenti dei Fondi contrattuali non causati dai dipendenti. Ciò è dimostrato nella Determina n. 923 del 22/11/2018. Noi della Fials avevamo proposto a suo tempo di mettere in mora l’Azienda e denunciare il tutto agli organi competenti, prima che il Collegio Sindacale potesse avallare questo scempio. Oggi le sigle sindacali che pavoneggiano la messa in mora dell’azienda sanno benissimo che è troppo tardi cercano solo consensi sindacali dai dipendenti», conclude Perrella.