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Ancona

Covid, a Torrette aumentano i ricoveri (+25%). Giacometti: «Soprattutto anziani che non possono essere dimessi»

Nel reparto Malattie Infettive, l'ala dedicata al covid, è piena. Tra i pazienti che potrebbero essere dimessi ve ne sono alcuni che restano in ospedale perché soli e non autosufficienti

Torrette
L'ospedale di Torrette di Ancona

ANCONA – Galoppano le infezioni Covid nelle Marche e la maggior diffusione del virus si riflette anche sul fronte dell’occupazione ospedaliera. Nella Clinica di malattie infettive diretta dal professor Andrea Giacometti «nell’ultima settimana c’è stato un incremento dei ricoveri Covid attorno al 25%».

«Un’ala del reparto è piena – spiega – speriamo di resistere così, altrimenti dedichiamo anche l’altra ala». Si tratta di «polmoniti da Covid, ma nessuno dei pazienti ricoverati nel reparto è in gravi condizioni: sono tutti vaccinati con tre dosi – puntualizza, un solo paziente ha ricevuto due dosi, mentre nessuno tra i ricoverati ha quattro dosi».

Andrea Giacometti

«Abbiamo 10 letti occupati da pazienti Covid – spiega – , anche se nel bollettino possono risultarne di meno, questo perché qualcuno nel frattempo si negativizza, ma trattandosi di pazienti anziani che non riescono più ad essere autonomi, e vivendo da soli e non avendo più nessuno che possa accudirli, non possono essere dimessi».

Sono i cosiddetti «ricoveri ‘sociali’, persone che non trovando posto nel territorio, perché nessuna struttura come le Rsa o centri riabilitativi, restano in ospedale. Sono ricoveri che erano Covid e che continuano ad occupare posti letto riservati ai malati contagiati dal virus».

In vista del primo ponte delle festività, quello dell’Immacolata, che notoriamente vedono registrare un incremento delle infezioni di conseguenza anche dei ricoveri il primario è pronto a riorganizzare l’assetto del suo reparto come già fatto nelle fasi più difficili dell’emergenza pandemica.

«Siamo pronti a trasformare il reparto in 20 letti Covid – chiarisce – certo avremmo maggiore disponibilità se il territorio potesse accogliere queste persone che una volta guarite non riescono a tornare a casa».

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