“Operazione San Lazzaro”, sgominata banda rom. Pinto: «Abbiamo restituito piazza d’Armi a chi ci abita»

Gli agenti della Squadra Mobile dorica hanno allacciato le manette ai polsi ad una famiglia residente al Piano di Ancona. A loro carico accuse pesanti, come associazione a delinquere per spaccio, estorsioni, lesioni e cinconvenzione di incapace. «O compri da me o fai una brutta fine» una delle minacce rivolte ai tossicodipendenti della zona, alcuni dei quali picchiati. Ecco tutti i particolari

ANCONA – Spaccio di droga, estorsioni, violenze, minacce, percosse, stalking, rapina. Sono alcuni dei reati di cui si è “macchiata” una banda rom residente a Piazza d’Armi ad Ancona, sgominata nelle prime ore di questa mattina (14 maggio) dagli agenti della Squadra Mobile di Ancona – Sezione Criminalità Organizzata, guidati da Carlo Pinto, nell’ambito di un’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ancona, che ha impegnato oltre 50 poliziotti. 

L’“Operazione San Lazzaro”, così si chiama l’indagine, ha visto la collaborazione di tutte le articolazioni della polizia, tra le quali Volanti, Scientifica, Unità Cinofile, Commissariato locale e Reparto Prevenzione e Crimine di Perugia che hanno lavorato alacremente per sconfiggere il sodalizio criminale. Quattro gli arresti e otto le denunce per spaccio e ben 12 perquisizioni che hanno portato al sequestro di telefoni cellulari sui quali la polizia sta continuando ad indagare.

I membri della banda, quattro, erano tutti appartenenti ad una famiglia di etnia rom di origini abruzzesi ma stanziale ad Ancona: moglie, marito e due figli maggiorenni tutti pregiudicati per reati contro il patrimonio e spaccio di droga.
I due genitori A.S il padre e A.D.R. la madre, entrambi 50enni, già agli arresti domiciliari per spaccio, sono stati trasferiti nel carcere di Montacuto, il padre, e in quello di Pesaro, la madre.

I due figli, G.S. 26 anni e G.S. 22 anni, sono agli arresti domiciliari nell’appartamento posto al piano superiore nell’edificio, una casa popolare, dove vivevano con i genitori, ovvero nell’abitazione lasciata libera in seguito all’arresto.

Il capo della Squadra Mobile Carlo Pinto
Il capo della Squadra Mobile di Ancona, Carlo Pinto

«Un impianto probatorio ben strutturato – sottolinea il capo della Squadra Mobile dorica Carlo Pinto – che la Procura della Repubblica, tramite il Gip (Sonia Piermartini) ha tramutato in ordinanze di custodia cautelare applicate dalla Polizia di Stato».

Un’ordinanza di 80 pagine zeppa di minacce ed estorsioni. «Questa zona è nostra», una delle frasi choc pronunciate dalla banda rom, agli atti nel fascicolo relativo all’indagine, insieme alla minaccia rivolta ai tossicodipendenti: «O compri da me o fai una brutta fine». Infatti la famiglia rom non voleva che i tossicodipendenti della zona potessero approvvigionarsi altrove, per questo mettevano in atto anche lesioni gravi: un tossicodipendente è stato colpito all’occhio da una scarica di pungi, inferti con anello al dito, che gli hanno causato una frattura dello zigomo, che ha richiesto 30 giorni di prognosi.

«Un atteggiamento arrogate e parassitario», quello della famiglia rom, come spiega Pinto, nella convinzione che potevano fare quello che volevano sul mercato dello spaccio di Piano San Lazzaro al punto che il marito ha dichiarato di aver «spazzato via la criminalità». La droga venduta dalla banda rom, tagliata male, aveva provocato anche dei malori tra i tossicodipendenti della zona.

Da sinistra Francesco Monterisi e Carlo Pinto
Da sinistra Francesco Monterisi e Carlo Pinto della Squadra Mobile di Ancona

L’indagine, partita nell’autunno scorso per spaccio di droga, ha svelato la parte sommersa dell’iceberg costituita da numerosi altri reati. A loro carico accuse pesanti, ovvero associazione a delinquere finalizzata alla commissione di più delitti, tra i quali spaccio di eroina e cocaina, estorsioni, lesioni personali gravi ed aggravate, lesioni come conseguenza di altri delitti, stalking, rapina, cinconvenzione di incapace, delitti contro la fede pubblica come la sostituzione di persona finalizzata alla truffa. La banda pretendeva, infatti, l‘esclusiva dello spaccio di sostanze stupefacenti nel quartiere di Piano San Lazzaro e per questo metteva in atto anche estorsioni, lesioni, stalking e percosse ai danni dei tossicodipendenti loro “clienti” o di persone in condizione di fragilità. Circa quindici le vittime accertate dalla polizia.

A finire nelle grinfie della famiglia rom, priva di scrupoli, anche un anziano invalido al 100%: all’uomo avevano chiesto di acquistare un’auto modello Volkswagen Golf dal momento che poteva beneficiare di sgravi fiscali vista la sua condizione di invalidità, poi i criminali gli avrebbero promesso la restituzione della somma spesa, spiegando all’uomo che in questo modo loro avrebbero usufruito dello sconto previsto per l’uomo che tanto non poteva guidare. Fortunatamente però l’intervento della polizia ha scongiurato e interrotto il raggiro prima che fosse concluso.

È andata meno bene, invece ad una coppia di tossicodipendenti di Ancona, finita nel mirino di alcuni spacciatori albanesi dai quali avevano acquistato la droga.
In questo caso la banda rom si è offerta di liberare i due tossicodipendenti dal loro debito nei confronti degli albanesi pagandolo al posto loro, però poi ha preteso un “corrispettivo” di 5 mila euro per il “lavoro fatto”.

Ad un’altra vittima caduta nella loro rete, avevano chiesto di acquistare una televisione promettendo di restituire l’importo speso, ma poi alle parole non erano seguiti i fatti. I rom facevano aprire alle loro vittime dei finanziamenti i cui pagamenti però alla fine ricadevano su chi li aveva accesi. In questo modo i criminali continuavano ad arricchirsi.

Un secondo colpo, quello inferto dalla Squadra Mobile ai rom della zona, il primo arresto era stato messo a segno 6 mesi fà (sei persone fermate), ma, ha annunciato sibillino Carlo Pinto «non finisce qua».

«Abbiamo restituito Piazza d’Armi a chi ci abita – ha detto il capo della Squadra Mobile – la gente era stanca» al punto che, come spiega il suo vice Francesco Monterisi, «anche i tossicodipendenti erano arrivati all’esasperazione». Gli agenti della polizia scientifica, guidati dal dirigente Massimiliano Olivieri sono stati impegnati in un intenso lavoro di indagini audio, video, fisionomiche.
I due genitori rom si erano anche introdotti in una casa popolare in Piazza d’Armi occupandola dopo il decesso dell’anziano che vi abitava. Grazie all’intervento dell Polizia Locale, l’appartamento è stato liberato. Stessa cosa volevano fare in una casa adiacente dove stavano tentando di cacciare il proprietario.