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Ancona

Vaccino Covid, Acquaroli sui sanitari contrari: «Governo centrale faccia chiarezza»

Dopo le prime sospensioni in alcune Asl dei medici non vaccinati e la presa di posizione della Federazione dei Medici, il presidente delle Marche sottolinea che «non tocca alla Regione decidere se i diritti costituzionali vengono prima»

Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche

ANCONA – «Sanitari contrari al vaccino contro il covid? Dobbiamo attenerci a quello che dice il ministero, perché le Regioni devono rispettare la filiera istituzionale: ci sono dei diritti costituzionali garantiti e su questo aspetto deve fare chiarezza il governo centrale». Lo ha detto il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, a margine della seduta consiliare che si è svolta oggi, 22 giugno.

Mentre in alcune Asl italiane partono le prime sospensioni nei confronti dei sanitari che non hanno rispettato l’obbligo vaccinale impartito dal governo Draghi, anche la federazione nazionale dell’ordine dei medici ha preso posizione, spiegando di aver dato indicazione a tutti gli ordini territoriali che, in presenza di un accertamento da parte dell’Asl di operatori sanitari e medici non vaccinati, questi devono essere sospesi finché non avranno effettuato la vaccinazione anti-Covid.

Sollecitato dai giornalisti sulla questione, il governatore ha spiegato che non tocca al presidente della Regione né all’assessore alla Sanità «dover dire se diritti costituzionali vengono prima» perché «non è di nostra competenza», ma «ritengo che vengano prima (i diritti costituzionali, ndr.), tuttavia siamo in pandemia per cui il governo centrale e il ministero dovranno far chiarezza sul tema».

Acquaroli l’ha definita «una questione molto delicata, che credo abbia una valenza importante in quanto si vanno ad innescare dei meccanismi che riguardano anche le libertà costituzionali». Secondo il governatore se da un lato «il ministero sta facendo quello che ritiene indispensabile soprattutto per chi per lavoro ha un ruolo», dall’altro «ci sono delle libertà costituzionali che devono essere garantite».

Sulla zona bianca che nelle Marche si è aperta con zero casi, registrati il 21 giugno per la prima volta dopo oltre 10 mesi, il presidente ha sottolineato «è l’indice di una luce che intravediamo e che speriamo che continui. Zero casi non significa che il virus non c’è più, ma che in questo momento ha un impatto molto basso, dall’altra parte però i movimenti ci sono, perché dall’Italia e dalla nostra Regione ci sono persone che si muovono per lavoro, turismo e studio: c’è il rischio che le varianti possano arrivare da noi» per questo occorre «fare attenzione».

Intervenendo invece sul tema dell’abolizione dell’obbligo delle mascherine all’aperto, disposto dal ministero della Salute a partire dal 28 giugno, Acquaroli ha parlato di «una scelta politica: se non gira il virus, se non c’è un pericolo, è giusto, con il caldo di questi giorni, dare alle persone la possibilità di vivere tranquillamente questa stagione, sperando che in autunno non ci sia più bisogno della mascherina».

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